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Il cristianesimo in crisi

di: Intervista di Mario Cicala a Giancarlo Gaeta, storico del Cristianesimo e della filosofia
  • Se non completamente l’Europa è ormai quasi del tutto scristianizzata. Si tratta di un fenomeno passeggero o di una “fine”? Per dirla in termini difficili, di un cambio di paradigma?

Gaeta: Viviamo un cambio di paradigma. La storia del cristianesimo come l’abbiamo raccontata fino adesso è finita. Nella loro configurazione attuale le strutture ecclesiastiche potranno durare ancora per qualche decennio, arrivare fino alla fine del secolo, ma le condizioni “creative” della loro sopravvivenza sono ormai venute meno. Pensi solo a come è cambiata la percezione comune del cattolicesimo nell’arco degli ultimi trenta, quarant’anni. A quanto si è modificata non dico rispetto ai tempi di Pio XII ma a quelli di Paolo Vi e dello stesso Wojtyla. In pochi decenni sono successe cose inimmaginabili. Naturalmente non si tratta di una crisi cominciata oggi o ieri. Già a inizio Novecento figure come Albert Schweitzer o Rudolf Bultmann erano perfettamente consapevoli di quanto la modernità stesse radicalmente sconvolgendo assetti, consuetudini, mentalità.

  • Bergoglio ne è altrettanto consapevole?

Gaeta: Penso proprio di sì. I suoi comportamenti, spesso sorprendenti, non si possono spiegare se non come quelli di un Papa che ha totale coscienza della crisi in atto. Di uno che ha avvistato la fine del cristianesimo.

  • Una fine che adesso si manifesta come?

Gaeta: Per esempio nel fatto che quella di una qualsiasi trascendenza sia ormai diventata una questione insensata. Nel sentire comune letteralmente priva di senso.

  • Con il tramonto dei miti della rivoluzione e del progresso, la trascendenza, ossia l’idea di un futuro liberato, che non sia una semplice estensione potenziata del presente è sparita anche dall’orizzonte laico.

Gaeta: E’ stata sostituita da qualcosa di più terra-terra, da una visione del tempo come dimensione puramente accrescitiva, fatta di macchine tecnologicamente sempre più avanzate, di un’economia pensabile solo come un infinito sviluppo…

  • Tanto Simone Weil quanto Walter Benjamin attaccano la visione della storia come linearità. Ma per motivi diversi.

Gaeta: Secondo Benjamin lo storicismo corrompe l’idea “messianica” di rivoluzione, mentre per Weil nell’Europa degli anni ’30 sono tutte le ideologie ad entrare in crisi. Compresa quella storicistica. Secondo lei, si tratta di una crisi terminale che investe anche l’istituzione ecclesiastica. Sia l’uno che l’altra avvertono che la storia dell’Occidente è giunta a un punto critico irreversibile.

  • Di crisi in crisi arriviamo a quella in corso: dal punto di vista di un credente, come è pensabile un post-cristianesimo?

Gaeta: Nel libro mi rifaccio alle riflessioni del gesuita francese Michel de Certeau le quali, a mio avviso, possono aiutare a comprendere anche certe scelte di papa Francesco che oggi sconcertano molti credenti. De Certeau, scomparso nel 1986, riteneva che non fosse finita soltanto la cristianità, ma la stessa vicenda storica del cristianesimo come l’abbiamo conosciuta in duemila anni. Per uscire dalla crisi tratteggiò l’idea di una Chiesa “diffusa” cioè organizzata per piccole comunità autonome. Era convinto che non possa esserci fede senza comunità. Ma una fede non dogmatica. Aveva ben chiaro che la modernità, ciò che la Chiesa può ancora fare dal punto di vista normativo dev’essere legato alle pratiche comunitarie. Perché ormai la Chiesa non incide più, o sempre meno, su mentalità e comportamenti. della Chiesa non frega più niente a nessuno.

  • Bergoglio si ritroverebbe insomma nel ruolo di traghettatore verso un altro tipo di Chiesa. Peso enorme. L’uomo ha spalle larghe, ma pur sempre 84 anni. E gli ostacoli non sono da poco. A cominciare dai più immediati: la secolare egemonia delle gerarchie italiane, per esempio.

Gaeta: Non c’è dubbio. Papa Francesco si ritrova nella condizione di un uomo di potere che mette volontariamente in crisi il potere. Una situazione che nella Storia è sempre stata molto rara. Forse è un compito paragonabile a quello che si assunse Michail Gorbaciov. Salvo che qui non si tratta di picconare l’Urss, ma una realtà più solida, millenaria,


(tratto da “Nel Natale di Gesù il Cristianesimo è a una svolta” intervista di Mario Cicala a Giancarlo Gaeta, Il Venerdì di Repubblica, 18.12.2020).

Tags: Papa Francesco, religione, rinascita

 


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