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Nuovo principio di speranza

di: Alvaro Garcìa Linera, Movimiento al Socialismo, vicepresidente della Bolivia

La sinistra e la condizione operaia

Il problema della sinistra tradizionale è stato quello di avere confuso il concetto di “condizione operaia” con una specifica forma storica del lavoro salariato. La prima si è universalizzata ed è divenuta una condizione materiale planetaria. Non è vero che il mondo del lavoro stia scomparendo. In realtà non ci sono mai stati tanti operai e operaie nel mondo e in ogni Paese. Tuttavia, questa gigantesca organizzazione planetaria della forza lavoro è avvenuta mentre si dissolvevano le strutture sindacali e politiche esistenti. Così paradossalmente in un’epoca nella quale è stato mercantilizzato ogni aspetto della vita umana, pare che tutto si svolga come se non vi fossero più operai.

La nuova classe operaia non si riunifica prevalentemente attorno alla problematica lavorativa. Non ha ancora la forza organizzativa per poterlo fare e, forse, sarà ancora così per molto tempo ancora. Le mobilitazioni sociali non avvengono più tramite le forme classiche dell’azione operaia centralizzata, ma mediante forme sociali anfibie, nelle quali si mescolano professioni diverse, tematiche trasversali e forme associative flessibili, fluide, mutevoli. Si tratta di nuove forme di azioni collettive poste in essere dai lavoratori, anche se, in molti casi, esse lasciano emergere, più che l’identità lavorativa, altre fisionomie complementari come quella dei conglomerati territoriali o dei gruppi nati per rivendicare il diritto alla salute, all’educazione, ai trasporti.

La sinistra, invece di muovere rimproveri a queste lotte perché si sviluppano con modalità diverse dal passato, deve rivolgere attenzione all’ibridazione, all’eterogeneità del sociale. Deve farlo, in primo luogo, per comprendere i conflitti e, poi, per rafforzarli e contribuire ad articolarli con altre lotte a livello locale, nazionale e internazionale. Il soggetto del cambiamento è ancora il “lavoro vivo”: i lavoratori che vendono la loro forza di lavoro in modi molteplici. Le forme organizzative, i discorsi e le identità sono, però, molto differenti da ciò che abbiamo conosciuto nel XX secolo.

Un nuovo principio di speranza

Credo che il grande problema della destra mondiale sia quello di essere rimasta senza una narrazione del futuro. Gli Stati che propugnavano la liturgia del libero mercato costruiscono muri contro migranti e merci, come se i loro presidenti fossero moderni signori feudali. Quanti chiedevano privatizzazioni si appellano oggi a quello stesso Stato così tanto vilipeso, affinché li salvi dai loro debiti. Coloro che erano in favore della globalizzazione e parlavano di un mondo finalmente unificato, si appigliano, adesso, al pretesto della “sicurezza continentale”. (…) Le destre non rappresentano il futuro al quale la società latino-americana può affidare le sue aspettative di lungo termine. Al contrario, causano l’aumento delle ingiustizie e delle diseguaglianze. L’unico futuro tangibile per le nuove generazioni consiste nell’angustia dell’incertezza.

Ci sono le condizioni affinché si sviluppi una nuova stagione progressista che vada oltre a quanto è già stato realizzato nello scorso decennio. In questo contesto molto indefinito c’è spazio per proposte alternative e per una predisposizione collettiva verso nuovi orizzonti, fondati sulla partecipazione reale delle persone e sul superamento ecologicamente sostenibile delle ingiustizie sociali.

Il grande compito della sinistra è quello di delineare, superando gli errori e i limiti del socialismo del XX secolo, un nuovo orizzonte fondato sulla soluzione delle questioni concrete che procurano sofferenza alle persone. Servirebbe un “nuovo principio di speranza” – a prescindere dal nome che gli daremo – che inalberi l’uguaglianza, la libertà sociale, l’universalità dei diritti e delle capacità quali fondamento dell’autodeterminazione collettiva.

Indispensabile Gramsci

Gramsci è stato un autore decisivo per lo sviluppo delle mie riflessioni. Ho iniziato a leggerlo che ero molto giovane, quando i suoi testi circolavano tra un colpo di Stato e un altro. Fin da allora, a differenza di tanti scritti contenenti analisi economicistiche o formulazioni filosofiche incentrate più sull’estetica delle parole che non sulla realtà, Gramsci mi aiutava a sviluppare un pensiero differente. Egli parlava di linguaggio, letteratura, educazione, senso comune, ovvero di temi apparentemente secondari, ma che in realtà formano la trama reale della quotidianità degli individui, quella che determina le loro percezioni e le inclinazioni politiche e collettive. Da quella prima volta, torno a leggere regolarmente Gramsci ed egli mi rivela sempre cose nuove, in particolare rispetto alla formazione molecolare dello Stato. Sono convinto che il rinnovamento del marxismo nel mondo abbia in Gramsci un pensatore indispensabile.


(da L’operaio indio. Viva la sinistra ibrida Intervista di Marcello Musto, “Il Corriere della sera”, 09/06/2019)

Álvaro Marcelo García Linera (Cochabamba, Bolivia 1962) ex guerrigliero, teorico del marxismo e docente di sociologia ed boliviano.

 

Tags: politica, elezioni europee 2019, sinistra

 


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