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Vittoria inequivocabile della Lega in Piemonte

di: Federico Fornaro, capogruppo LEU Camera dei Deputati

Il grande vincitore delle elezioni regionali in Piemonte è stato il partito di Salvini, nonostante il nuovo Presidente della Regione, Cirio, sia (chissà per quanto) di Forza Italia. Lega che potrà contare nel nuovo Consiglio regionale su 24 consiglieri regionali su 51: quasi la maggioranza assoluta.

Non ho usato a caso la definizione “partito di Salvini”, perché questa è stata un’affermazione innanzitutto del segretario federale della Lega e vicepremier, più ancora che della Lega.

In questi anni Salvini ha trasformato il Carroccio da partito identitario (e in declino) in quello che i politologi americani chiamano partito “pigliatutto”, con una dimensione non più limitata alla Padania, ma nazionale.

È giusto ricordare che nella sua storia la Lega ci ha già abituato, a queste ondate alluvionali di consensi a cui hanno fatto seguito repentini prosciugamenti dei bacini di consenso.

Questa volta, però, è diverso perché domenica l’esondazione non è stata limitata alle sole regioni settentrionali, ma ha riguardato tutta l’Italia, pur perdendo di intensità scendendo giù giù per lo stivale.

In Piemonte alla forza espansiva della Lega (41,8% alle europee) si è unito il tradizionale apporto del centro destra con il 10,1% di Forza Italia e il 5,9% di Fratelli d’Italia. Cirio partiva, dunque, da una dote di consenso politico del 57,8% che si è ridotto nelle regionali al 49,9% con una perdita di 7,9 punti percentuali, comunque largamente sufficienti a garantirgli la vittoria. La Lega, nella stessa giornata, perde tra europee e regionali il 4,7%, Forza Italia l’1,7% Fratelli d’Italia lo 0,4%, mentre si aggiunge l’1,4% della Lista Si Tav e l’1,1% dell’Udc.

Sergio Chiamparino, per parte sua, partiva dal 31,0% di consensi ai partiti del centro-sinistra alle europee (da cui peraltro andrebbe depurata una quota di voti di Verdi e Sinistra su posizioni No Tav) ed è riuscito a crescere, con l’aiuto anche dei candidati locali delle sue sette liste, fino al 35,8%, l’11,3% in meno delle regionali 2014

A conferma di questo, Cirio ottiene il 3,7% di voti in meno delle liste che lo sostenevano e Chiamparino, invece, il 2,5% in più.

Il Movimento 5 stelle che stando ai dati delle politiche 2018 avrebbe dovuto essere il terzo incomodo, è stato invece relegato dagli elettori a un ruolo di comprimario con il 13,3% alle europee, 13,62% di Bertola e il 12,55% della lista.

Infine, il dato di affluenza (63,3%) è il più basso della storia delle elezioni piemontesi, non soltanto di quelle regionali: dalla prima volta (anno 1970) la partecipazione è diminuita di oltre 30 punti percentuali, passando dal 94,5% al minimo storico del 2019.

Questi dati restituiscono una “fotografia” del Piemonte su cui occorrerà riflettere, a cominciare dall’ampliarsi della frattura tra Torino e il resto della regione e sulla condizione sempre più minoritaria della sinistra nel Piemonte 2.

 

Tags: politica, regione Piemonte, elezioni europee 2019

 


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