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Che fare a sinistra?

di: Laurana Lajolo

Gli scarsi risultati elettorali hanno aperto una discussione tra gli esponenti delle sinistre, sia di quella alleata elettoralmente con il PD sia di quella che ha presentato proprie liste. Non si tratta soltanto di una questione elettorale, ma di culture politiche non del tutto omogenee tra loro, che dovrebbero tendere a trovare riflessioni intrecciate. Il PD di Zingaretti ha realizzato una coalizione elettorale tra esperienze e forze di diversa ispirazione intorno alla proposta di contrastare il sovranismo ed è riuscito a recuperare qualche fiducia elettorale, ma ovviamente non basta.

E’ stato per me indicativo che, mentre Salvini riempiva le piazze, i candidati della sinistra facevano dibattiti con scarse presenze. E’ il segno evidente dello scollamento non solo del partito democratico, ma delle sinistre, dalla gente, il segno della difficoltà di rappresentare i giovani precari o disoccupati, i pensionati, i lavoratori e così via. I giovani sono stati i “grandi assenti” dalla campagna elettorale a sinistra.

I commenti postelettorali hanno messo in evidenza che è stato un voto dettato dalla paura e dal disagio, persino dall’odio, ed effettivamente nelle parole del leader della destra ci sono tanti riferimenti, ma il problema per le sinistre è prima di tutto conoscere direttamente la consistenza delle questioni, e non fermarsi alla comunicazione sui social e alle frasi gridate. Sulla conoscenza e sull’analisi vanno costruite proposte politiche, forse plurime e flessibili, articolate secondo i bisogni  e le aspettative della gente.

Ma bisogna anche fare un’altra, molto difficile, operazione culturale: quella di “smontare” l’informazione/disinformazione dell’avversario politico, dei media e dei social. Tempo fa, molto prima della campagna elettorale, su queste pagine abbiamo pubblicato una nota intitolata La Bestia, in cui lo staff di Salvini spiegava esplicitamente come “costruisce” in tempo reale la comunicazione del “capitano” con notizie reali e inventate (false), ma credibili.

Io sono convinta che, al di là dei sondaggi, degli slogan semplicistici, dei tanti comizi con il bacio sul rosario, Salvini, anche con il linguaggio del corpo, ha comunicato per tutta la campagna elettorale l’immagine del vincente e di chi protegge gli interessi privati e questo ha avuto un grande effetto emotivo sugli elettori, che volevano “vincere”. Al contrario, le sinistresi presentavano in svantaggio e preoccupate della sconfitta. Anche questo conta in una società in grande parte individualista, egoista, superficiale e desacralizzata, in cui non ha più grande efficacia neanche il monito cattolico. Si è condotta una campagna elettorale “in difesa”. Ora si dovrebbe richiedere l’apporto di idee e pratiche a movimenti, associazioni, intellettuali, sindacati, ecc. per definire e condividere progetti concreti e orientamenti ideali.

Credo sia molto pericoloso proporre di non partecipare per qualche tempo alle elezioni, perché la consultazione elettorale (diritto/dovere) è il fondamento della società democratica e, se non si partecipa, ci si rifiuta di fare un’opposizione radicale nelle istituzioni elettive. E non mi pare che oggi le sinistre abbiano gli strumenti per una mobilitazione dal basso. Anzi va ripresa anche la cultura dell’opposizione, che richiede non solo voti contrari, ma proposte alternative a quelle della maggioranza, legami reali con gruppi minoritari che agiscono nella società. Si possono ottenere risultati anche all’opposizione a favore di chi si vuole rappresentare nelle istituzioni. Non ragioniamo soltanto in termini di maggioranza/minoranza, perché il quadro politico si è fatto molto più variegato. E non basta il ricambio di leadership, ma serve un ambizioso e articolato progetto di formazione politica. Gramsci ci ha insegnato che cultura e politica sono indissolubili per cambiare la società. Non basta il candidato che porta voti propri, bisogna che sia rappresentativo di un gruppo e intorno a lui va costruita una struttura organizzativa, espressione riconoscibile di progetti e valori, al di fuori di una dimensione solo individualista.

Tags: comunicazione, elezioni europee 2019, sinistra

 


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