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Riflessioni su elezioni europee e oltre

di: Michele Clemente

Avrei voluto scrivere già il 26 Maggio, subito dopo essermi 'tirato via il dente' (dopo aver votato), pensando ai risultati negativi che sarebbero derivati dalle elezioni. Lo faccio oggi.

Intanto – in base al solito principio del meno peggio - ringrazio i popoli degli altri paesi europei: almeno hanno fatto barriera rispetto allo sfondamento delle forze sovraniste e di destra in Europa. Quello che non è avvenuto in Italia, con la forte affermazione della Lega. Forse in termini percentuali questo risultato è meno alto di come sembra, perché ha votato molta meno gente che alle politiche...comunque è alto lo stesso! Certo, è il risultato di una politica della paura, paura dell'altro, paura del diverso. La Lega ha avuto la capacità di passare da partito regionale a partito nazionale, proprio facendo leva sulle paure. Servirebbe un grande lavoro di analisi e di approfondimento per capire bene tutti gli aspetti di questa loro affermazione.

Detto questo, e dopo l'ennesimo 'cartello elettorale' della sinistra radicale, e il flop dei verdi italiani (entrambi non hanno raggiunto il quorum), provo a concentrarmi sul futuro, anche prossimo.

Proposta per un movimento europeo

Secondo me ci sono quattro grandi temi su cui bisognerebbe spendersi, argomentando e facendo analisi e proposte: ● cambiamenti climatici e migrazioni; ● mondo del lavoro: com'è oggi e come sarà domani; ● vecchi e nuovi diritti; ● lotta alla ricchezza e distribuzione del reddito.

Una premessa. In alcuni paesi europei dove, ad esempio, i Verdi hanno avuto dei buoni risultati, i temi suddetti sono già all'ordine del giorno. Non basta, deve venir fuori una proposta vera di trasformazione e di alternativa, dove le tematiche ambientali e sociali vedano un compenetrarsi a vicenda delle stesse. A partire da Greta Thunberg e "Friday for Future", dobbiamo costruire un forte movimento almeno europeo sia ambientale sia sociale. E con diramazioni – perché no? - internazionali, con uomini e donne di tutte le età, a partire dai territori, che sia esteso e abbia forza e continuità, che sappia essere rappresentativo anche quando non ha rappresentanza istituzionale. E tutto, rigorosamente, NON VIOLENTO. I nostri - eventuali - Stati Uniti d'Europa non hanno bisogno di eserciti, né dell'Esercito europeo né della Nato, ma di una aggregazione che sappia rispondere alle domande ambientali, sociali e dei diritti per il futuro.

1) Cambiamenti climatici e migrazioni.

Su questi temi non mancano le elaborazioni: dalle proposte di Guido Viale, al programma di emergenza sul clima in tre punti, alla conversione ecologica dell'economia...in giro per l'Europa ce ne sono altrettante. E poi lo “Stop al consumo di territorio”, il concetto di “beni comuni”, il diritto di proprietà da rivedere, la libera circolazione delle persone e non solo delle merci, il debito che l'occidente capitalistico deve pagare a quella parte di mondo a cui ha rubato tutte le materie prime possibili, ecc.ecc.

2) Mondo del lavoro: com'è oggi e come sarà domani.

Occorre una profonda analisi per verificare com'è cambiato il mondo del lavoro, e per immaginare come sarà domani. Sicuramente sono sparite molte figure lavorative del ‘900 e, con le tecnologie che avanzano inarrestabilmente, ne spariranno altre. Assistiamo e assisteremo ad una divaricazione tra pochi lavoratori molto specializzati e molto ben pagati, e una massa quasi a livello di servi della gleba, schiavizzati e sottopagati e addirittura non pagati. Se tutto questo è vero, allora c'è bisogno di: ● una drastica riduzione degli orari di lavoro, per dividersi il lavoro che c'è, e a parità di retribuzione; ● un 'vero' reddito di base, di cittadinanza o di dignità o come lo si vuol chiamare, senza ricatti, che non faccia scattare la guerra dei penultimi contro gli ultimi (guerra tra poveri), che sappia dare dignità a tutte le persone interessate.

3) Vecchi e Nuovi diritti.

Il mondo cambia, va avanti e non deve tornare indietro all'oscurantismo, per cui oltre a rivendicare i vecchi e fondamentali diritti (casa, salute, scuola, ecc.), ci sono i nuovi diritti (al reddito, a un ambiente sano, ai diritti L.G.B.T., alle famiglie Arcobaleno, ecc.).

4) Lotta alla ricchezza e redistribuzione del reddito.

Per chiudere il corollario c'è il solito problema: chi paga?

Noi sappiamo che al mondo c'è una grande ricchezza mal distribuita. Ci ricordiamo della lotta di "Occupy Wall Street": il 99 % della popolazione mondiale più povera che si batteva contro l'1 % della popolazione più ricca. Vuol dire che i soldi si vanno a prendere dove ci sono e che occorre una grande ridistribuzione dei redditi, in ogni nazione e a livello mondiale. Con la lotta alle evasioni fiscali, fatte nella maggior parte dai ricchi. Con le patrimoniali sui grandi patrimoni, detenuti dai ricchi. Con le tasse sulle transazioni finanziarie e sui gruppi multinazionali del Web, e non solo.

In Italia, come si fa a fare tutto questo?

A mio modesto parere, si può provare a costruire un percorso che ponga le basi per fare ciò che servirebbe. E non bisognava aspettare le elezioni europee per pensare ad un possibile nuovo cammino, perché le condizioni negative c'erano già, e adesso sono ulteriormente peggiorate. Cosa propongo? Propongo ad esempio il percorso che ha fatto Podemos in Spagna.

Lo sappiamo, l'Italia non è la Spagna, ma al di là delle diversità credo sia indispensabile costruire un movimento sulle tematiche urgenti che ho provato a delineare. Dall'alto, come movimento nazionale che tende a diventare europeo. E dal basso, partendo dai territori e dai bisogni delle persone.

Per farlo c'è però bisogno che tutti i 'cespugli' esistenti, sia della sinistra radicale che degli ambientalisti, si sciolgano e, insieme alla cittadinanza attiva, alle aggregazioni della cosiddetta società civile, diano vita a un movimento che rivendichi i diritti negati e una nuova socialità.

Questo movimento deve essere capace, inventandosi e sperimentando forme nuove, di essere rappresentativo pur non avendo rappresentanza istituzionale.

Alla rappresentanza in Parlamento ci si penserà, appunto come ha fatto Podemos, dopo che ci sia stata una forte sedimentazione e una presenza sulle varie problematiche. Ma occorre accettare che, per tutto il tempo della costruzione e della sedimentazione, si possa non presentarsi a nessun tipo di elezioni (da quelle comunali a quelle europee).

Finisco dicendo che c'è bisogno, in generale, di un vero e proprio Nuovo Umanesimo, e che occorre passare dai troppi "io, io, io" al "noi", che dobbiamo essere creatori di politiche contro le paure, quelle paure che nascono dalla non conoscenza dell'altro/altra.

La politica non è una parola sporca, smettiamola di dirlo. La parola 'politica' va riportata al suo autentico significato di partecipazione alla cosa pubblica senza interessi personali. Come diceva Eduardo De Filippo "Ha da passà 'a nuttata", prepariamoci a farla passare il più velocemente possibile, per noi e per le generazioni future.

Queste sono le mie riflessioni, chi ritiene che non siano cose insensate e vuole discuterne, è invitato a farlo.

Tags: governo italiano, Europa, politica internazionale, elezioni europee 2019

 


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