ULISSE SULLE COLLINE

Poesia, natura, musica, arte

XXVI edizione

Sabato 25 maggio 2019 - ore 15

Vinchio

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Il gioco di Haftar

di: Frederic Bobin, Le Monde

L’uomo forte della Cirenaica è stato riabilitato dalle cancellerie europee nell’autunno del 2016, dopo essere stato messo ai margini, preso in giro come “generale da operetta” e ritenuto un potenziale “golpista”. Da allora la scommessa diplomatica è stata quella di integrarlo negli equilibri politici della Libia per renderlo più docile e cancellarne il militarismo più incendiario. La svolta è avvenuta a dicembre 2016, quando le sue forze hanno occupato la mezzaluna petrolifera, i porti sul golfo della Sirte da cui viene esportato il greggio libico. Fino a quel momento i contatti con Haftar si erano limitati a una cooperazione discreta in materia di sicurezza guidata dai servizi segreti occidentali, soprattutto francesi, sul fronte di Bengasi, dove il maresciallo combatteva (tra gli altri avversari) i nuclei jidaisti. Con la conquista della mezzaluna petrolifera, il modo in cui Haftar era considerato nelle cancellerie è cambiato radicalmente. Alcuni hanno cominciato a sostenere la necessità di tendergli la mano, ricordando il suo coraggio nell’organizzare la resistenza a Bengasi tra il 2013 e il 2014 contro un’ondata di omicidi scatenata dai jidaisti di Ansar al sharia. Questa linea ha avuto la meglio degli scettici che lo sospettavano di voler attuare una restaurazione autoritaria simile a quella egiziana.

Da quel momento l’accordo firmato nel dicembre del 2015 a Skhirat, in Marocco, con il sostegno delle Nazioni Unite, che insediava a Tripoli il governo di “accordo nazionale” di Fayez al Sarraj, considerandolo l’unica autorità legittima, è stato rimesso in discussione. L’idea era di coinvolgere Haftar, tenuto in disparte dall’accordo di Skhirat. Haftar però non è mai apparso più di tanto interessato a partecipare a quel gioco. Ai suoi occhi il potere di Tripoli era un giocattolo in mano a “milizie islamiste” con cui era inutile discutere. Quindi si è impegnato a sabotare l’accordo di Skhirat attraverso i suoi sostenitori che controllavano di fatto il parlamento esiliato di Tobruk, in Cirenaica, a seguito della guerra civile dell’estate del 2014. Il governo di Fayez al Saraj era formalmente riconosciuto dalla comunità internazionale, ma, senza l’investitura dei deputati di Tobruk, non aveva gli strumenti giuridici e finanziari necessari a esercitare in pieno le sue prerogative. La Libia è finita così in un vicolo cieco.

(da F. Bobin, Le Monde, “la Battaglia di Tripoli”, Internazionale 12/18 aprile 2019).

Tags: Libia, politica internazionale, Nord Africa

 


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