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Gli intellettuali "spettacolo"

di: Ivan Cotroneo

Mai come in questi ultimi anni il nostro Paese ha avuto un fiorire di iniziative, di festival, di feste, di saloni, alle volte in competizione uno con l’altro, e di rassegne che hanno a che fare con i libri, con gli autori, con la lettura e in generale con la comunicazione, la filosofia e quant’altro. Il pubblico risponde spesso con entusiasmo, qualche volta è disposto a pagare per ascoltare, e gli autori fanno a gara per esserci, per presentare i loro libri, per raccontarsi.

Mai come in questi anni abbiamo avuto e abbiamo per l’Italia quello che un tempo si sarebbe detto un fermento intellettuale e letterario che prima non esisteva, perlomeno in queste forme. Eppure, nonostante tutta questa attenzione culturale, il Paese mostra un arretramento preoccupante: in termini di copie di libri (e di giornali) vendute, in termini di chiusura mentale e intellettuale, di diffidenza, di banalizzazione dei problemi, di semplificazione in generale. E non solo per un’aria di destra che si respira in tutta Europa ma proprio per una sorta di semplificazione del ruolo degli intellettuali, visti come un riempitivo, un gioco di società, come una compagnia di giro che passa da un festival a un altro, da una rassegna a un salone, da una trasmissione televisiva a una pagina Facebook, a raccontare se stessa, il proprio mondo, i propri dolori, i propri libri e soprattutto il proprio privato. Così i letterati hanno spostato l’asse del loro lavoro da un piano letterario e politico a un piano egocentrico, autoreferenziale, effimero e psicoanalitico. (…)

Intellettuali e scrittori non sono mai stati chiassosi e visibili e onnipresenti come in questi anni; così adulati e così incapaci di lasciare un’impronta di se non nella Hall Fame del loro narcisismo. Ma questo loro smarrimento, dentro questo nostro presente incerto, questo rifugiarsi nella semplificazione, questo affidarsi al mercato culturale come unico criterio di qualità, questa debolezza verso il successo intellettuale è la diretta conseguenza di una società che ha tolto alla politica il ruolo centrale che ha sempre avuto, scompaginando anche il mondo culturale e l’informazione. La politica come grammatica e paradigma di fenomeni culturali ed economici, come egemonia, autorevolezza, visione del mondo.

(da “Intellettuali dove siete”, “la Repubblica”, 05/04/19)

Tags: politica, cultura, spettacolo

 


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