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Donatella Ferrario SCONFINARE

di: Laurana Lajolo

Il libro Sconfinare Viaggio verso l’altro e l’altrove di Donatella Ferrario propone un viaggio alla ricerca dell’altro e dell’altrove attraverso otto interviste a note personalità della cultura, usando come parola chiave il termine confine che ha la doppia valenza di muro e/o di ponte. Il confine di ciascuno di noi è sostanzialmente uno stato d‘animo che ha a che fare con la nostra identità, che non è mai unica ma complessa perché si è plasmata e si plasma nel contatto con gli altri. Il confine può essere un confine fisico ma anche psicologico. Furio Colombo nell’introduzione al libro afferma che la civiltà ha inizio dallo sconfinamento, inteso come incontro, dialogo, conoscenza dell’altro e dei limiti che ci sono in noi. Per l’autrice, che dopo una formazione filosofica, si è orientata verso le scienze psicologiche, sconfinamento significa inoltrarsi in sentieri anche senza una bussola.

Il “viaggio” inizia con il saggista Claudio Magris, che abita a Trieste, città dalle molteplici identità. Infatti Magris, pur riconoscendo che ognuno di noi ha indubbiamente bisogno di un proprio confine, sostiene che il concetto di identità chiusa all’altro è un confine astioso e regressivo, che impedisce di essere arricchiti da un altro mondo. Sostiene dunque che la nostra identità deve riconoscersi plurale.

Lo scrittore senegalese Pap Khouma, che vive da tempo in Italia, si sente appartenente a due mondi, ha raggiunto un’identità plurale, ibrida aperta a molte influenze. Ma gli immigrati emarginati nella società occidentale sentono una “doppia assenza”, perché sono considerati stranieri sia nella loro patria che nel paese di arrivo. La discriminazione è figlia dell’ignoranza dell’altro, è un muro che impedisce di capire i cambiamenti. L’Europa ha paura dei migranti e appare smarrita nella sua identità perché sta perdendo la sua forza morale, ma gli anticorpi stanno nella comprensione dell’altro da me. Il popolo italiano, avverte Pap Khouma, pur non rendendosene conto, è uno dei popoli più ibridi essendo posto al centro del Mediterraneo, luogo di viaggi, di incontri, di scambi.

Paolo Rumiz con il suo lavoro di  giornalista parte da Trieste città di frontiera  per oltrepassare i limiti delle frontiere, convinto che la contaminazione con altri popoli crea una ricchezza infinita. Paragona il confine alla pelle, che è confine del corpo ma anche tramite di conoscenza e di piacere e vive lo spaesamento come una proficua occasione di mettere in discussione anche se stesso, scoprendo cose nuove nel l’incontro tra culture. La  propria appartenenza non si rintraccia in contrapposizione contro un “nemico” costruito per esorcizzare la paura.

Padre José Tolentino Mendonça, che insegna a Lisbona, definisce l’isola di Madeira, dove è nato, un luogo ideale per definire la frontiera, intesa come un laboratorio di vita. Mendonça individua nelle parole l’incantesimo per vincere la solitudine, perché attraverso le parole organizziamo il nostro mondo, dagli oggetti ai sentimenti, e stabiliamo il contatto con l’altro, con chi è diverso da noi. Per il teologo, dunque, la frontiera è lo spazio della curiosità.

Lo psichiatra Eugenio Borgna, esplorando il confine tra follia e normalità, afferma che la normalità dipende dall’idea che noi ce ne siamo fatta. Ammette che possiamo avere paura di rischiare nel superare il limite, ma anche i confini sono diventati liquidi in una società liquida. E parla dell’ansia dello straniero depresso, che non ha a disposizione neanche il linguaggio per comunicare il suo smarrimento per aver perso patria e famiglia ,entrando in un mondo sconosciuto e spesso ostile.

Il fotografo Uliano Lucas esprime il suo impegno civile nel proporre le immagini di un’umanità di confine portatrice di storie e di significati che noi, consapevolmente o inconsapevolmente, ignoriamo. E Lucas si pone il problema di non superare con lo scatto fotografico il confine della dignità e del rispetto dell’altro, producendo un racconto responsabile delle persone e delle realtà nel rendere la complessità del mondo geopolitico contemporaneo, andando oltre alla comunicazione visiva banale. E’ importante, dunque, dare un’educazione che consenta di capire l’epoca in cui viviamo, accettando  l’altrove da noi.

La scrittrice e traduttrice armena Antonia Arslan, che vive a Padova, è come una cantastorie di altri tempi che conduce al luogo in cui Occidente e Oriente si fondono. Arslan ci parla della sua eredità genetica armena, consolidata dai racconti orali del nonno, che si è incontrata con l’educazione italiana. Traducendo opere letterarie e poetiche ha superato anche molti confini linguistici e geografici e sottolinea come i confini tra maschile e femminile anche in letteratura abbiano disconosciuto molte scrittrici di tanti paesi, a cui non era riconosciuto la dignità della scrittura.

Lo scrittore israeliano Abraham Yesohua pone la questione dei confini nei termini del sionismo, che considera Israele, la terra santa, come l’unica vera terra per l’ebreo. L’identità ebraica è molto complessa e viene portata ovunque gli ebrei vivano, perché ha il suo fulcro nella Bibbia. E per questa identità gli ebrei hanno pagato un prezzo storico terribile. Gli israeliani con la Guerra dei sei giorni hanno oltrepassato i confini della Palestina, confini che non possono più essere istituiti, quindi va costituito uno stato bi-nazionale in cui arabi e ebrei siano tutti cittadini.

In conclusione Donatella Ferrario fa un omaggio allo scrittore recentemente scomparso Giorgio Pressburger, ricordando la sua lotta contro i pericoli degli individualismi e del linguaggio dell’odio, richiamando la responsabilità non solo verso il singolo uomo, ma verso tutta l’umanità.

Nella postfazione Nello Scavo avverte che i confini sono nelle nostre coscienze e dobbiamo porci le domande vere in un’epoca di manipolazione dell’informazione e di false notizie, assumendo anche il punto di osservazione dell’altro. I confini sono dei limiti ma possono anche aprire strade nuove.


Il libro è stato presentato ad Asti il 18 settembre nell’ambito di Migrantes Festival.

D. Ferrario Sconfinare, ed. SanPaolo, € 16

 


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