ULISSE SULLE COLLINE

Poesia, natura, musica, arte

XXVI edizione

Sabato 25 maggio 2019 - ore 15

Vinchio

itenfrdeptrorues

Cucinare un orso

di: Elena Fassio

Parte piano, come un diesel, il nuovo romanzo di Mikael Niemi, poeta, narratore e drammaturgo dell’estremo nord della Svezia, pubblicato da Iperborea fin dal suo primo libro, Musica Rock da Vittula, premio August nel 2000.

Cucinare un orso, il suo ultimo giallo - un po’ Nome della Rosa e un po’ bildungsroman dello scrittore – ci riporta nel 1852, quando nel profondo nord della Svezia tuonava la parola di Laestadius, carismatico pastore di origini sami che fondò un rivoluzionario movimento spirituale di ritorno alle origini cristiane, il Risveglio.

Al suo fianco c’è Jussi, ragazzo lappone dal tragico passato che lui ha accolto in famiglia ed istruito come un figlio, ma che tutti continuano a chiamare con un misto tra timore e disprezzo noaidi, lo sciamano. Entrambi appassionati di botanica, i due accompagnano il lettore in un mondo a noi sconosciuto, un Medioevo nell’800 svedese, fatto di terra e corpi, spiriti e bisogni basilari.

In questa parentesi ghiacciata del tempo, il pastore e l’allievo – un po’ come Sherlock e Watson - devono usare tutti i loro mezzi per smascherare un assassino di giovani fanciulle e al contempo arginare gli oppositori del Risveglio.

La storia di formazione, basata su un manoscritto anonimo esistente e su un personaggio storico altrettanto esistito, porta il giovane narratore a trasformarsi da animale a uomo: grande parte in questa metamorfosi hanno la lettura e la scrittura, prima solo nel libro della natura e poi su vere pagine di carta, a segnalare che uno Jussi è esistito. Ha calcato le impronte dei suoi antenati, ha vissuto come i sami, ma adesso non gli basta più.

Visionario, crudo, pulp, con fulminanti incursioni nel sapere scientifico ottocentesco e nell’estasi mistica, il romanzo rende però molto difficile al lettore empatizzare con i personaggi. I motivi che li spingono ad agire o a non agire, le loro emozioni e i loro dubbi, vengono - forse volutamente - tagliati dall’autore, che impedisce di affezionarsi del tutto ai personaggi, così come di biasimare gli antagonisti.

Freddo e indifeso come il suo protagonista-narratore, che è anche capro espiatorio designato perché diverso, questo romanzo scandinavo ha la forza di far vacillare ogni fiducia nella giustizia, umana come divina.

 

 


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