Venerdì 29 marzo 2019 - ore 15,30

Piazza Leonardo da Vinci, 22 Asti

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Libri

di: Laurana Lajolo

Gli squali di Giacomo Mazzariol

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“Devi muoverti come gli squali”- esclamò Anna di colpo. “Certe specie devono nuotare senza sosta per non soffocare o per non cadere sul fondo del mare”. Questo è sostanzialmente il messaggio che il protagonista e i suoi giovani amici passano nel libro di Giacomo Mazzariol che si intitola appunto Gli squali (Einaudi).

L’autore racconta il suo trasferimento da una città di provincia a Roma per lavoro e poi il ritorno a casa, perché la grande città può anche stritolare un ragazzo del nuovo millennio, per il quale tutto scorre velocemente. Cambiano le aspirazioni, le compagnie, si modificano i rapporti con i genitori; l’amore si presenta in maniera inaspettata. Tutto troppo rapido, tutto troppo presto. Forse è meglio rallentare. A patto di non fermarsi.  Il protagonista sente il bisogno di rallentare e di ritrovare la sua dimensione, anche se le sue capacità informatiche lo hanno proiettato a Roma in un ritmo incessante di un lavoro soddisfacente. Mazzariol ha avuto un grande successo con il suo primo romanzo “Mio fratello rincorre i dinosauri”

di: Federica Bassignana

La guerra non ha un volto di donna di Svetlana Aleksievič

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Dopo il silenzio soffocato da una storia raccontata dagli uomini, la guerra “al femminile” prende voce nell’incontro tra il premio Nobel 2015 per la letteratura, Svetlana Aleksievič e le donne sovietiche al fronte. La guerra non ha un volto di donna (Bompiani), non parla della guerra ma delle persone nella guerra.

La Storia si umanizza: uno spaccato di normali esistenze, vite comuni, persone ordinarie e testimoni muti di quell’orrore che è la Seconda Guerra Mondiale. Ma c’è di più: protagoniste di questa Storia, sono le donne, giovani volontarie accorse al fronte in nome dei propri ideali per difendere la Madre Russia.     
In un meticoloso lavoro di indagine, Svetlana Aleksievič ha raccolto centinaia di interviste e ha unito allo sguardo giornalistico, la pratica dell’ascolto. In un dialogo sincero e coinvolto, i ricordi delle donne hanno evocato la propria guerra, la propria versione dei fatti, l’impeto dello slancio, l’amore di patria, il desiderio di liberazione, la brama della Vittoria, la paura, la sofferenza e la miseria.       
A ogni capitolo, il lettore si imbatte nei racconti di donne diverse, nomi e cognomi seguiti dal proprio ruolo ricoperto in guerra: aviatrici, infermiere, radiotelegrafiste, combattenti clandestine, partigiane, cuciniere, lavandaie, carriste, medici, istruttrici sanitarie, addette alla contraerea e così via. Un romanzo polifonico nel quale si da voce a chi, per anni, non ha avuta una voce; a chi si vergognava e ha cercato di dimenticare; a chi faticava a ricordare; a chi aveva paura; a chi è ancora oggi convinto delle proprie scelte e chi, invece, forse avrebbe agito diversamente.

«Voglio parlare! Vuotare il sacco! Finalmente vogliono ascoltare anche noi. Abbiamo taciuto per così tanti anni, perfino tra le pareti di casa!»;  «Non posso.. non posso ricordare. In quei tre anni che è durata la mia guerra… non sono più stata una donna»; «Avevamo tutte quante un solo desiderio: partire per il fronte. Se non avevamo paura? Certo che l’avevamo!»; «Non sono un’eroina, ero una bella bambina, poi è arrivata la guerra… e non avevo nessuna voglia di morire. Sparare mi faceva paura e non avrai mai pensato che un giorno avrei imparato a sparare»; «Il mio sarà un racconto molto semplice… Il racconto di una semplice ragazza russa, come ce n’erano tante».  


La grande Russia tascabile di Paolo Nori

Russia tascabile

Paolo Nori, scrittore e traduttore dal russo, ha portato al Circolo dei lettori di Torino un po’ della Russia che ha vissuto, amato e letto: un viaggio sentimentale nel tempo, nella letteratura più bella del mondo, nella semplicità e nella bellezza che è stata – e continua a essere –  la grande Russia.                 

Nel pathos della lettura del suo libro La grande Russia portatile (Salani), Paolo Nori ha accompagnato gli spettatori in un viaggio nelle meraviglie del Paese degli zar, dei soviet, dei tram colmi di gente che legge,, delle infinite code per comprare il pane o la carta igienica, del cielo grigio, della semplicità disarmante e della grandezza “fatta a mano”.           Questa Russia è grande, ma anche portatile. Nel profumo delle pagine, trapela la brezza pungente di San Pietroburgo, le lacrime versate nella sala di lettura numero 4 della Biblioteca Lenin di Mosca, gli sguardi freddi dei passanti sulla Prospettiva Nevskij, il coraggio nel regalare i fiori a una donna, il desiderio di sentirsi padre ascoltando la parola “Papa” pronunciata da un bambino. «Credo che la Russia mi abbia fatto così effetto perché sono straniero e ho scoperto, in Russia, come mi piace l’Italia, il suo odore, e mi sono accorto, studiando russo, di che lingua meravigliosa sia l’italiano» ha raccontato. Paolo Nori che si è fatto ponte tra due mondi, tra due culture, tra due lingue, permettendoci di conoscere meglio il Paese di Dostoevskij, Tolstoj, Pasternak, Mandel'štam , Achmatova, Gogol’, Dovlatov, Chlebnikov Šklovskij, Puškin.

 


La scrittura o la vita di Jorge Semprún

scrittura

Gennaio 1944, Buchenwald. Arruolatosi nella Resistenza francese, Jorge Semprún, viene arrestato e deportato nel lager nazista sulla collina dell'Ettersberg. Il libro è una testimonianza sull’impellente necessità a raccontare e una riflessione sulla difficoltà di farlo.

Dopo anni di silenzi, incubi, esitazioni e disperato desiderio di un oblio irrealizzabile, Jorge Semprún, reduce di Buchenwald, riesce a fissare sulla pagina il racconto della sua prigionia di diciotto mesi nel lager nazista immerso tra le foreste di alberi di faggio, sulla collina dell'Ettersberg in La scrittura o la vita (Guanda). 

Il libro inizia con la liberazione americana del campo, nella toccante riflessione sullo sguardo dei soldati; non c’erano specchi a Buchenwald, impossibile poter vedere riflesso il proprio volto e solo in quel momento, dopo un anno e mezzo, Semprún torna come ad esistere di nuovo, ad essere davvero reale, specchiandosi nel terrore dei soldati americani. «Ridevo, mi faceva ridere l’idea d’essere vivo». Di lì, la narrazione va avanti e indietro nel tempo dei ricordi dell’autore, dall’esperienza nella Resistenza francese, ai suoi studi alla Sorbona, agli amori parigini, alle vacanze in Svizzera, alle domeniche di Buchenwald, al lavoro nel campo, al racconto dei compagni di prigionia, all’incontro con la morte.           
Un’oscillazione temporale in cui ci accompagna l’autore che per anni ha guardato una pagina bianca, senza riuscire a imprimerci la tragedia di cui è stato protagonista. Un’esperienza che si renderà conto non essere indicibile ma invivibile perché «Si può sempre dire tutto. L’ineffabile di cui tanto si parla è solo un alibi. O un segno di accidia. Si può sempre dire tutto, il linguaggio contiene tutto. Si può dire l’amore più intenso, la crudeltà più tremenda. Si può nominare il male. Si può dire Dio, e non è poco. Si può dire la rosa e la rugiada, lo spazio di un mattino. Si può dire la tenerezza, l’oceano custode della bontà. Si può dire l’avvenire, e i poeti vi si avventureranno con gli occhi chiusi e la bocca feconda».

 

Dix Libris

di: redazione

L’attore e regista Gioele Dix è anche un bravo scrittore. Dopo Quando tutto sarà finito, storia delle sue vicende familiari, ora con Dix Librisi (Rai Eri) racconta la storia sentimentale dei libri che hanno influito sulla sua formazione e sulle svolte della sua vita. Il libro è in realtà una recensione-racconto, lieve e intensa allo stesso tempo, di libri degli autori che sono stati per lui fondamentali. La scelta è variegata e spazia da Primo Levi a Tolstoy, da Calvino a Flaubert a Campanile e a molti altri.

Una lettura interessante attraverso i suoi occhi e i suoi ricordi, sostanzialmente un’autobiografia letteraria, che può riflettere immediatamente le esperienze dei lettori. Dix, che si definisce un lettore onnivoro, sottolinea e chiosa i libri che gli piacciono di più e poi ne compra una copia intonsa da tenere nella sua biblioteca accanto a quella segnata.

Confessa: “La mia cultura libresca (ma si dirà così?) è piena di falle, di regioni inesplorate, di grandi autori colpevolmente ignorati. Ho fatto dello slalom la mia specialità, mi sono intrufolato fra i generi, ho seguito passioni momentanee, ho fatto scoperte clamorose e tardive, mi sono perdutamente innamorato di scrittori e poeti sconosciuti”.

 

Il silenzio della collina

di: Alessandro Perissinotto

Dalla storia di Maria Teresa Novara scomparsa nel 1968 dalla casa dello zio a Villafranca Perissinotto prende le mosse per un romanzo verità, alla moda di Carrère, per ricostruire il tragico epilogo della vita della ragazza attraverso la ricerca provocata da frasi smozzicate del padre morente.

Nell’assistere il padre Bartolomeo Boschis ricoverato in un hospice, dopo molto tempo di lontananza e di estraneità, il figlio viene a conoscenza del terribile segreto.

La storia di Maria Teresa ha avuto a suo tempo un grande risalto mediatico; la tredicenne seguì un balordo che la tenne segregata per usarla come oggetto sessuale per sé e per i suoi amici. Quando lui si allontanava da casa per rubare, chiudeva Maria Teresa in un sotterraneo, e qui la ragazza appena tredicenne si consuma fino a morire perché il suo carceriere dopo un furto a Torino si butta nel Po e annega. Nessuno di coloro che sapevano  parla e la polizia arriva tardi.

L’intenzione dell’autore è di rendere giustizia alla ragazza e a tutte le donne vittime di violenza. Il protagonista ritorna nei luoghi della sua infanzia, nelle Langhe (ma veramente sarebbe il Monferrato) e ripropone al lettore l’atmosfera antica del mondo contadino (un po’ di maniera) raccontato dagli scrittori da lui amati.

 
di: redazione

Il peccato mortale di Lucarelli

peccato mortale“Avevo un conto in sospeso con il mio commissario. Ora credo di averlo saldato”, così scrive  Carlo Lucarelli,  scrittore  di polizieschi appassionato di storia, come dimostra nelle trasmissioni televisive che conduce su episodi controversi del passato. Il suo ultimo romanzo Peccato mortale (Einaudi) si incentra ancora su un’indagine del “suo” commissario De Luca ambientato nel periodo che va dal 25 luglio all’8 settembre del 1945, in cui cade il fascismo e arrivano i nazisti. In quei giorni De Luca della polizia criminale di Bologna deve indagare sul ritrovamento di un uomo senza testa. Chiaramente un omicidio, ma l’indagine si dimostra complicata e difficile e assume anche risvolti politici, che diventano addirittura pericolosi. La narrazione di Lucarelli è, come sempre, coinvolgente e interessante con l’andamento dell’oralità che diventa scrittura.

 

 

 

 


Il romanzo di Akilah Azra Kohen

phiAzra Kohen è una scrittrice turca, di professione psicologa specializzata in studi motivazionali. Con il romanzo PHI (Mondadori), il primo di una trilogia, ha avuto un enorme successo in Turchia. Dal romanzo è stata anche tratta una serie tv molto popolare. Il titolo PHI indica la perfezione dell’ideale di bellezza. Nella travolgente storia d’amore tra uno psicologo molto famoso e una bellissima ballerina si inseriscono altri personaggi, che intrecciano le loro vite e una giornalista che scopre scottanti segreti nella vita ello psicologo. L’intento del libro è quello di condurre il lettore, attraverso la storia di passione, speranza e tradimento, a scoprire un percorso di consapevolezza per riconoscere l’unica cosa che sappiamo fare veramente bene e farla schiudere come un seme, diventando padrone della propria esperienza. La scrittrice scrive nell’avvertenza: “Questo libro non è per tutti. E’ stato scritto per quelli che sono consapevoli del fatto che nulla è come sembra, che quando nasciamo siamo bombardati da sollecitazioni che ci allontano da ciò che siamo destinati a essere e ci trasformano in essere sociali”.

 

 
di: Laurana Lajolo

… che Dio perdona a tutti

Pif

Se volete leggere un libro divertente e intelligente, con personaggi ironici e veri, un libro da leggere d’un fiato per sorridere “vivendo” con Pif, il narratore, i vari episodi, alcuni veramente esilaranti come quello sulla Via Crucis (ma non solo), leggete ….che Dio perdona a tutti. Il ritmo è quello dei film di Pif, come l’ironia e il saper dire delle verità importanti con leggerezza. Il libro accetta anche una seconda lettura, perché contiene molti messaggi, reali e non barbosi o moralistici, che possono essere approfonditi. La tesi portante è che chi fa il cattolico seguendo rigorosamente le regole della religione, e il protagonista segue questa strada per amore della sua ragazza, in realtà scontenta i cosiddetti cattolici praticanti, quando fa tardi a un evento perché si ferma ad aiutare i terremotati, a cui concede anche la sua auto per dormire, o quando parla bene dei migranti. E’ un disvelamento antiretorico del perbenismo e dell’ipocrisia religiosa. Interessante è anche leggere i ringraziamenti in cui Pif cita i preti, che hanno contribuito alla formazione cattolica di un uomo che poi è diventato agnostico. Il contenitore è   la partita di calcio che accompagna il protagonista nelle sue vicende.

Pif “…che Dio perdona a tutti”, Feltrinelli, € 16,00


Hai detto trenta?

Silvia, Stefania e Ilaria

Il libro nasce dal progetto web I Trentenni, creato da tre bloggers Silvia Rossi, Stefania Rubino, Ilaria Serena, nate all’inizio degli anni Ottanta, ed è stato trasformato da diario in romanzo di tre amiche, che racconta aspirazioni, delusioni, aspettative, contraddizioni, ripercorrendo   amicizie e intreccio di con amori, vacanze, scuola, lavori dall’adolescenza a quei trent’anni in cui si può fare tutto o quasi. La scrittura è rapida a volte sincopata, come se le autrici volessero dialogare direttamente con i lettori e coinvolgerli in vicende che sono molto probabilmente anche le loro. E’ un ritratto di una generazione, che sembra di avere una vita facile, ma che in realtà vive la precarietà, intesa come incertezza e sogno, realtà e desiderio. Gli uomini ci sono, ma protagoniste assolute sono le tre ragazze  che vogliono-devono entrare nella vita adulta. Ma come hanno fatto giovani di altre generazioni per consolidare le loro scelte, partono per una vacanza folle e nostalgica, in cui si aggiunge anche un ragazzo in crisi amorosa, e ritrovano nei ricordi le origini dei loro sogni, sperando che la vita sia ancora tutta da cominciare o da ricominciare.

Silvia, Stefania e Ilaria Hai detto trenta? Dai trenta in su puoi fare tutto… o quasi, Rizzoli, € 17,00.

 

 

 
di: Martina Borin

RYSZARD KAPUSCINSKI, IN VIAGGIO CON ERODOTO, Feltrinelli, pagg. 263, € 9,50

Il reporter polacco raccoglie in questo libro racconti inediti della sua vita privata e della sua esperienza come inviato per l’agenzia di stampa polacca in giro per il mondo. Ad accompagnarlo è un classico senza tempo, le Storie del greco Erodoto, che lo inducono a riflettere su ciò che vede e a paragonarlo con il libro antico. Erodoto è il filtro attraverso il quale Kapuscinski sembra guardare il mondo. Erodoto scrive Kapuscinski è il primo a rendersi conto che la caratteristica fondamentale del mondo sta nella sua molteplicità. Tutta la sua opera sembra dire ai greci “Non siamo soli” cosa di cui i suoi viaggi ai confini della terra sono la riprova. “Abbiamo dei vicini, questi a loro volta hanno i loro e tutti insieme popoliamo il pianeta”. È possibile comprendere il presente attraverso il passato? Può un autore vissuto più di 2000 anni fa parlare all’uomo contemporaneo e insegnargli a guardare agli eventi del mondo con spirito critico? Sono domande alle quali si trova risposta in questo libro, tramite le osservazioni che fa l’autore leggendo Erodoto e osservando gli eventi di cui è chiamato a testimoniare. Kapuscinski compie un viaggio trasversale, non attraversa solamente i paesi dell’età contemporanea ma anche la loro storia e riporta la sua esperienza qui, in modo che ogni lettore possa imparare da lui, come lui ha imparato da Erodoto, a viaggiare nello stesso modo.


ANDREW SEAN GREER, LESS, La nave di Teseo, pagg. 292, € 19,00

Andrew Sean Greer, autore statunitense già noto alla critica per i romanzi di successo La storia di un matrimonio e Le confessioni di Max Tivoli, ottiene il Pulitzer per la narrativa 2018 con questa commedia dissacrante e umoristica che racconta le vicende di Arthur Less, scrittore alle soglie dei 50 anni che si ritrova a dover combattere contro l’età che avanza, una crisi creativa che gli impedisce di scrivere il romanzo che vorrebbe, la fine di una relazione amorosa durata 9 anni. Incapace di affrontare direttamente le sue paure, Less decide di accettare tutti gli inviti che giacciono abbandonati sulla sua scrivania e lanciarsi in uno strampalato “giro del mondo in 80 giorni”, incappando così in mille disavventure. Citate un solo giorno, una sola ora in cui Arthur Less non abbia avuto paura. Di ordinare un cocktail, di prendere un taxi, di tenere una lezione, di scrivere un libro. Paura di questo e di quasi qualunque altra cosa al mondo. Strano, però: proprio perché ha paura di tutto, nulla gli risulta più difficile di qualcos'altro. fare il giro del mondo non lo terrorizza più che comprare un pacchetto di gomme. La dose quotidiana di coraggio. Un romanzo dal ritmo incalzante ma leggero e divertente, perfetto da regalare o da regalarsi per passare qualche ora di piacevole intrattenimento.


MARCO BALZANO, RESTO QUI, Einaudi, pagg. 180, € 18,00

Marco Balzano si classifica secondo al premio Strega con questo libro che riporta alla luce, attraverso le parole di Trina, un’insegnante altoatesina, le vicende che coinvolsero il Trentino-Alto-Adige e in particolare alcuni paesi della Val Venosta, durante il Ventennio. Centro della narrazione è la costruzione della diga, iniziata sotto Mussolini e ultimata negli anni ’50, che portò alla sommersione dei paesi di Curon e Resia, nonché alla perdita di tutti i possedimenti degli abitanti di quella valle. Trina, insegnante a cui il regime impedisce di insegnare in quanto madrelingua tedesca, decide di seguire la via più dura, di restare nel paese dove lei e il marito hanno profonde radici sino alla fine, rifiutando di rientrare nel Reich quando Hitler gliene dà la possibilità e lottando strenuamente contro la Edison, al tempo Montecatini, quando il loro paese viene minacciato di essere sommerso. L’esito infelice di questa lotta è scritto nella Storia ma fa riflettere la sensibilità con cui Balzano tratta l’argomento, pur non essendone stato toccato personalmente. Nelle sue mani sapienti la Storia e le vicende personali dei personaggi si intrecciano e ne esce un ritratto commovente ma allo stesso tempo pieno di dignità, capace di emozionare il lettore e di coinvolgerlo nella narrazione. Guardo le canoe che fendono l’acqua, le barche che sfiorano il campanile, i bagnanti che si stendono a prendere il sole. Li osservo e mi sforzo di comprendere. Nessuno può capire cosa c’è sotto le cose. Non c’è tempo per fermarsi a dolersi di quello che è stato quando non c’eravamo. Andare avanti, come diceva Ma’, è l’unica direzione concessa. Altrimenti Dio ci avrebbe messo gli occhi di lato. Come i pesci.

 

 
di: redazione

YASMINA REZA, IL DIO DEL MASSACRO, Adelphi, pagg. 91, € 9,00

Ultima pièce teatrale della drammaturga e scrittrice francese Yasmina Reza da cui nel 2011 è stato tratto il film di successo Carnage, firmato da Roman Polanski. La Reza sceglie come ambientazione un salotto borghese e vi ritrae quattro personaggi, due coppie, che rappresentano altrettanti tipi umani. I protagonisti si incontrano per discutere di una questione che ha coinvolto le famiglie di entrambi: una lite al parco giochi tra i rispettivi figli sfociata nel pestaggio di uno dei due. Il dialogo, che inizia con toni pacati, dettati dalle migliori intenzioni dei protagonisti, si incrina man mano che si prosegue nella lettura, le maschere della civiltà vengono calate, i lati oscuri di ciascuno vengono lentamente rivelati mostrando i personaggi per ciò che sono, esseri feroci, interessati unicamente al proprio tornaconto. Annette, io credo nel dio del massacro. È il solo che governa, in modo assoluto, fin dalla notte dei tempi. Un sagace ritratto in nero della borghesia e delle sue ipocrisie, un libro che si legge tutto d’un fiato e dal quale ogni lettore può trarre interessanti spunti di riflessione.


PIETRO BOITANI, DIECI LEZIONI SUI CLASSICI, Il Mulino, pagg. 265, € 16,00

Pietro Boitani, filologo, critico letterario e professore alla Sapienza di Roma, raccoglie in questo saggio dieci lezioni sulla letteratura classica tratte da altrettante puntate di uno show radiofonico da lui stesso tenuto per un’emittente svizzera. Con lo stesso piacere con cui si leggerebbe un romanzo ripercorriamo con l’autore i grandi autori di un tempo, a partire da Omero, passando per i filosofi, gli storici, i lirici della letteratura greca sino ad arrivare agli autori latini, scoprendo che in essi si trova molta più modernità di quanto ci aspetteremmo. I classici sono per Boitani libri che non hanno finito mai di dire qualcosa e quindi infinitamente futuri: nelle storie di Ulisse, di Achille, di Ierone si possono trovare passi di sublime poesia e allo stesso tempo tratti che sono comuni anche agli uomini moderni, e che ritroveremo in tutta la letteratura successiva. Per chi ha compiuto studi classici sarà come ritrovare un amico, per chi ci si appresta ad essi una meravigliosa introduzione, per chi invece desidera semplicemente avvicinarsi a una “nuova” letteratura una piacevolissima scoperta.


COLETTE, GIGI, Adelphi, pagg. 88, € 9,00

Colette ci riporta nel fumoso mondo delle cortigiane con questo romanzo breve, pubblicato inizialmente a puntate nel 1942 e poi come volume unico nel 1944. La protagonista è la giovane Gilberte, soprannominata appunto Gigi, figlia di una cantante d’opera e nipote di una ex cocotte, che con la sua bellezza e la sua innocenza conquista l’amore di un ricco scapolo. Questi la desidererebbe come amante, come era consuetudine all’epoca, ma i continui rifiuti di lei lo spingono infine a chiederla in moglie. È innamorato di me e vorrebbe trascinarmi in una vita dove non avrei altro che dispiaceri, dove tutti spettegolano su tutti, dove i giornali scrivono cattiverie… È innamorato di me e non gliene importerebbe niente di gettarmi in avventure tremende che vanno a finire in separazioni, litigi, Sandomir, rivoltellate, laudano… Sono le parole che Gigi rivolge a Gaston quando lui la supplica di cedergli e sono espressioni astute, che rivelano nella protagonista un acume che sino a quel momento non ci saremmo aspettati. Gigi è la storia di una Pretty Woman ante litteram, realmente accaduta negli anni Venti ma trasposta da Colette in un periodo a lei più congeniale, la Belle Époque, dove la scrittrice francese ambienterà i suoi romanzi più fortunati. È un racconto rosa ma ricco di sagacia, una fotografia a tinte pastello di fine Ottocento che intrattiene piacevolmente ogni tipo di lettore, impossibile non leggerlo in una sola notte.

 

Mercatino dei libri alla biblioteca di Asti

di: redazione

Sabato 24 novembre nuovo appuntamento con “Il Mercatino dei Libri”, l’iniziativa di autofinanziamento della Biblioteca Astense Giorgio Faletti: grazie alla collaborazione dei volontari dell’associazione L’AltrAsti dalle 9 alle 13 in via Goltieri 3a sarà possibile acquistare volumi di ogni genere, soprattutto romanzi, ma anche saggi di economia, politica, sociologia, pedagogia, medicina, religione, storia locale, tutto a 1 euro. Un’occasione per i lettori di fare rifornimento di buoni libri in buono stato.

L'offerta è riservata ai privati, per situazioni diverse la direzione si riserva la facoltà di applicare prezzi determinati di volta in volta.

Inoltre saranno disponibili anche le magliette e le borse con il marchio Alto Volume ideato da Giorgio Faletti.

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di: redazione

Paolo Mieli, giornalista e storico, in quanto allievo di Renzo de Felice e conduttore di tutte le trasmissioni di storia della RAI, ha scritto un nuovo libro Lampi sulla storia, con l’intenzione di intrecciare il passato con il presente (Rizzoli). Nel libro si occupa dei grandi personaggi della storia, cominciando da quelli del periodo fascista che lui conosce bene, per inoltrarsi a considerare personalità della storia romana, del Medioevo e nell’Ottocento, con la raccomandazione di non usare le passioni delle categorie del presente per interpretare  il passato e aprire nuove ferite, facendo alcuni esempi come il trasferimento da un mausoleo della salma di Francisco Franco il dittatore spagnolo. Definisce “incendiari” coloro che usa questo metodo di far cadere “lampi” sulle “aggrovigliate sterpaglie del passato”, perché cercano di “far divampare nuovi conflitti” e di diventare dei protagonisti del dibattito contemporaneo. E conclude facendo l’elogio dell’oblio, che non essere una sciatta dimenticanza, “bensì a non far riproporre quei torti e quelle ragioni nelle contese del presente”. Un libro impegnativo per l’autore, ma divulgativo per il lettore.


Istruzioni per diventare fascisti di Michela Murgia

L’ultimo libro della scrittrice Michela Murgia Il libro, un pamphlet  denso di contenuti, ha suscitato interesse e critiche per la tesi volutamente provocatoria sul permanere di un metodo fascista di azione che può danneggiare il nostro sistema democratico, quasi a riprendere l’argomentata lezione di Umberto Eco “Il fascismo eterno”, tenuta nel 1995 dopo l’ascesa di Berlusconi, di cui abbiamo pubblicato alcuni brani significati. In “Istruzioni per diventare fascisti”, che ha come sottotitolo “fascista è chi il fascista fa”, Murgia non si ferma a denunciare atti di xenofobia e razzismo, ma propone la lettura dei comportamenti dei politici e della gente comune secondo la chiave interpretativa del fascismo, che non considera una categoria storica confinata nel passato, come dicono molti storici e opinion leaders che criticano il libro, ma un metodo che ancora contagia la nostra società democratica. L’intenzione dichiarata della scrittrice è di esercitare la funzione dell’intellettuale che fornisce al pubblico dei lettori gli strumenti per decodificare ciò che sta avvenendo, spesso mistificato da posizioni ideologiche, da fake news che diventano verosimili e poi vere, da comportamenti istintivi che costruiscono opinioni diffuse.

Di fronte a una ripresa autoritaria in molti paesi del mondo, compresa l’Italia, la democrazia, scrive Murgia, è “una fatica immane”, per cui può essere più agevole prendere la scorciatoia di avere un capo (non un leader democratico), che comanda senza tenere in considerazione il dissenso, rapido nell’azione al fine di rendere simile a sé anche l’elettorato che lo applaude. Nel costruire l’obbedienza al capo i social media svolgono un ruolo molto utile con messaggi semplici, senza intermediari e senza domande tendenziose. E’ il capo a decidere l’argomento su cui far discutere la gente che delega a lui le scelte, mentre nel sistema democratico dovrebbe tenersi informata e prendere decisioni. Sulla rivista abbiamo anche pubblicato la spiegazione del capo staff di Salvini Luca Merici sul sistema di comunicazione del capo leghista.

Secondo Murgia è necessario al metodo fascista costruire un nemico, che non è mai rispettabile e che va de-umanizzato con definizioni fortemente negative per poterlo combattere meglio. Il nemico è sempre il colpevole dei misfatti che accadono, mentre i seguaci del capo sono tutti brava gente, è sempre minaccioso mentre i democratici, che legittimano le differenze e il dissenso degli avversari (non nemici, ma portatori di opinioni diverse dalle proprie), sono ridicolizzati come buonisti conniventi con “il nemico”. In effetti, democratici, sostiene provocatoriamente l’autrice, “desiderano con tutte le loro forze pensare che il fascismo non esista, che sia un fenomeno storico sorpassato e che non ci sia alcuna possibilità che si ripresenti”, ma si sbagliano.

L’altra carta da giocare è convincere che i migranti (neri e musulmani) vogliano cambiare la nostra cultura e la nostra identità, oltre che rubarci il lavoro, quindi che siano una “minaccia culturale” da percepire come un pericolo reale soprattutto da parte degli strati più fragili della popolazione. Così il fascismo si presenta come la “politica del buon senso”, che rimette le cose al posto riguardo alla famiglia, al ruolo della donna, ai diversi, agli stranieri. Molta propaganda politica si basa, infatti, sulla percezione, che può essere molto diversa dalla realtà dei numeri e delle statistiche, ma che riesce ad alimentare in modo irrazionale le paure e le insicurezze.

E poi il fascismo, al contrario della democrazia, non ha paura di parlare e di usare la violenza contro “il nemico”, dal possesso delle armi all’espulsione alla repressione. E va bene anche la violenza intimidatoria, perché sono gli incapaci a non voler usare la violenza, che è già parte della nostra società e che non va subita.

L’altro grande strumento del fascismo, secondo Murgia, è quello di inquinare la memoria e la storia del passato, di far dimenticare le date fondamentali della democrazia italiana e consentire al capo di legittimarsi, riscrivendo una sua storia e una sua memoria. Murgia, nelle conclusioni, richiama i democratici a riconoscere il metodo fascista che si sta instaurando, per non essere sopraffatti .

2018 Murgia, Istruzioni per diventare fascista, Torino, Einaudi, 2018.


Era inverno  quando mio fratello sparì. La mamma mi aveva chiesto di tenerlo per mano. Dunque da questa mano si è staccato. E dunque se avessi stretto più forte, se solo avessi stretto fino a fargli male pur di non perderlo in mezzo alla gente che spingeva, e alla cascata di coriandoli, se solo io, Noemi, nove anni appena compiuti, avessi stretto fotissimo. Comincia così l’ultimo romanzo di Teresa Ciabatti Matrigna, autrice anche de La più amata, finalista al Premio Strega 2017 e di sceneggiature per due film di Federico Moccia.  Matrigna è un libro intrigante su maternità, famiglia, rapporto tra genitori e figli, fratelli e fratellastri, un romanzo in parte autobiografico, che dietro alla storia di Noemi e Carla, sorella e madre del bambino scomparso, si celano ben altre ragazze, e madri”, confessa la scrittrice. Ciabatti usa spesso anche l’autobiografia in forma di gioco di ambiguità, mantenendo comunque sempre uno stretto controllo narrativo sulle vicende costruite. La trama è complessa e sconcertante con personaggi che vivono nell’anonimato e poi, per la storia del figlio scomparso, si trovano alla ribalta televisiva. L’intreccio sorprende il lettore e Ciabatti ha dichiarato che ha volutamente scelto un titolo respingente: “Che poi qui matrigna è da considerare nella sua accezione negativa: non come “nuova moglie del padre”, ma nel senso di “cattiva madre”, anche interiore”.


Benedetta Cibrario ha scritto con Il rumore del mondo (ed. Mondadori) un ambizioso e corposo romanzo storico sul Risorgimento, ritraendo il punto di vista di una giovane donna inglese interessata al progresso e al cambiamento. Il romanzo racconta la vita di una donna, figlia di un ricco mercante di seta che si trasferisce da Londra a Torino e  si ammala di vaiolo, ma guarisce senza cicatrici e sposa Prospero un ufficiale piemontese di stanza a Londra un mondo all’altro fino alla tenuta piemontese di Mandrone. Il racconto  si snoda infatti tra due città, che sono “autobiografiche” perché sono quella in cui l’autrice ha vissuto da adolescente e quella in cui vive. Le città che sono descritte nelle loro percezioni soggettive dei protagonisti, nelle loro vicende storiche, nei cambiamenti che subiscono durante le vicende storiche. C’è la storia del mondo inglese degli anni Trenta del 1800 e la Torino del 1840, un anno di inizi per i protagonisti, dove Cavour non fa ancora il ministro, ma si occupa di agricoltura, e dove compare anche la figura tragica del re sconfitto Carlo Alberto. Cibrario è una scrittrice affermata, che ha vinto diversi premi e che scrive in un italiano colto e affascinante. Il rumore del mondo ha il respiro dei romanzi ottocenteschi dalle dettagliate descrizioni dei luoghi alle caratterizzazioni dei personaggi minori alla centralità di un amore infelice.

 

CRISTINA DALCHER VOX, romanzo, Editrice Nord, pagg. 414, € 19,00

L’autrice americana, che ha insegnato italiano alla Gergetown University e viene spesso in Italia, racconta di una donna che è diventata di poche parole: ha un dispositivo al polso che le permette di dire solo 100 parole al giorno come sua figlia, a cui è proibito imparare e a leggere a scrivere, perché con il nuovo governo al potere in America è cambiato tutto e solo alle donne è stato levato parola e diritti.

Se qualcuno mi dicesse che in una settimana potrei fare fuori il presidente, il Movimento per la Purezza e quell’incompetente pezzo di merda di Morgan LeBron, non gli crederei. Ma non potrei neanche contraddirlo. Non potrei dire niente. Sono diventata una donna di poche parole. Stasera, a cena, prima che pronunci le ultime sillabe della giornata, Patrick dà un colpetto al dispositivo argentalo attorno al polso sinistro. Un tocco leggero, come per condividere il mio dolore, o forse per ricordarmi di rimanere in silenzio fino a mezzanotte, quando il contatore si rassetterà. Questa magia si compirà mentre sarò già addormentata, e martedì ricomincerò da zero. Il contatore di mia figlia Sonia farà lo stesso.

Ma la protagonista vuol far sentire la sua voce e si ribella. Infine può ottenere il passaporto e arrivare in Italia: Mi piace guardare le donne italiane. Parlano con le mani, con tutto il corpo, con tutta l’anima. E cantano. (elle)


YANIS VAROUFAKIS ADULTI NELLA STANZA – La mia battaglia contro l’estabilishment dell’Europa, La nave di Teseo, pagg. 887, € 24.000.

Varoufakis è quell’economista, diventato Ministro delle Finanze con il primo governo Tsipras e poi estromesso per contrasti con l’Europa. Nel suo libro racconta appunto i suoi scontri con i poteri forti, incontrando i leaders politici del mondo per non accettare le misure punitive nei confronti della Grecia. Il suo memoir è un racconto rivelatore dell’ipocrisia e anche della violenza della politica, che umilia gli interessi dei popoli. Le conversazioni riportate sono state da lui registrate e documentate e le azioni dei protagonisti politici sono presentate attraverso la lente della tragedia greca o di Shakespeare.

La storia che racconto in questo libro non è solo emblematica della crisi che l’Europa, l’Inghilterra e gli Stati Uniti stanno attraversando, ma fornisce anche un’analisi dei motivi che hanno portato al dissesto dei nostri sistemi di governo e delle nostre economie. Mentre la cosiddetta classe dirigente liberal protesta per le false informazioni sul possibile ritorno della destra alternativa, può essere utile ricordare che nel 2015 quella stessa classe dirigente lanciò la micidiale campagna di stravolgimento della realtà e di calunnia contro un governo, democraticamente eletto e favorevole all’Europa, di un piccolo paese europeo.

Oggi lo studioso propone il programma di DIEM 25, la lista transnazionale con cui vuole partecipare alle elezioni europee del 2019 e rivoluzionare il funzionamento dell’Unione Europea. Il suo sito è yanisvaroufakis.eu (elle)


TARA WESTOVER L’EDUCAZIONE, Feltrinelli, pagg. 388, € 18,00.

Tara Westover, nata in Idaho nel 1986, raccoglie in questo memoir i ricordi della sua infanzia decisamente fuori dal comune. Nata in una famiglia mormone radicale, antistatalista e survivalista, non è mai stata a scuola o da un medico, non è neanche registrata all’anagrafe, passa il tempo raccogliendo erbe per la madre, erborista, lavorando nella discarica del padre e mettendo da parte provviste per l’arrivo imminente dell’apocalisse. Con una grande capacità di introspezione l’autrice analizza frammenti della sua vita, cerca di comprendere e trasmettere i meccanismi che si instaurano nella sua famiglia e che la portano a cadere vittima di un sottile gioco di manipolazione, violenza e controllo. L’unica via d’uscita è per Tara l’educazione, attraverso di essa riesce ad emanciparsi, a vedere il mondo da una nuova prospettiva:

Tutti i miei sforzi, tutti i miei anni di studio mi erano serviti ad avere quest’unico privilegio: poter vedere e sperimentare più verità di quelle che mi dava mio padre, e usare queste verità per imparare a pensare con la mia testa. Emanciparsi significa però per Tara perdere anche ciò che c’era di positivo nella sua infanzia e nella sua adolescenza: l’affetto e il sostegno della propria famiglia, che non accetta di essere messa in discussione e le volta le spalle.

Un libro dai contenuti forti ma che riesce a catturare l’attenzione del lettore dalla prima all’ultima pagina. (Martina Borin)


CONNIE PALMEN, TU L’HAI DETTO, Iperborea, pagg. 256, € 17,00.

Sylvia Plath, poetessa americana di grandissimo successo, ha solo trent’anni quando si toglie la vita, nel 1963. L’opinione pubblica, nutrita dalla pubblicazione dei diari di Sylvia, si scaglia contro il marito, Ted Hughes, anch’egli poeta, che ha deciso pochi mesi prima di lasciarla per un’altra donna. Tocca a Connie Palmen, autrice olandese, assumersi il difficile compito di dare voce al marito carnefice, a quello che viene considerato comunemente il mostro che ha spento il genio di Sylvia Plath.

Per la maggior parte delle persone esistiamo solo in un libro, la mia sposa ed io. Negli ultimi trentacinque anni ho dovuto assistere con impotente ribrezzo a come le nostre vite reali sono state sommerse da un’onda fangosa di racconti apocrifi, false testimonianze, pettegolezzi, invenzioni, leggende; a come le nostre reali, complesse personalità sono state sostituite da stereotipi, ridotte a immagini banali tagliate su misura per un pubblico di lettori affamati di sensazionalismo. E così lei era la fragile santa e io il brutale traditore. Ho taciuto. Fino ad ora.

Grazie ad un’acuta opera di ricerca l’autrice riesce a ricostruire la storia dal punto di vista di Ted, partendo dal primo incontro, passando per gli anni felici della coppia, soffermandosi in particolare sulla fragile mente di Sylvia, tanto capace di produrre opere immortali quanto ossessiva e autodistruttiva, fino al tragico epilogo della sua vita. Il risultato è un romanzo denso, struggente, intriso di poesia, che si legge tutto d’un fiato ma che tuttavia lascia un senso di amarezza al lettore. (Martina Borin)


ROXANE GAY, FAME, Einaudi, pagg. 267, € 17,50.

Roxane Gay, scrittrice, attivista femminista e accademica, ripercorre in questo saggio autobiografico il suo rapporto con il cibo, corrotto dopo aver subito un atto di violenza da parte di un gruppo di compagni di scuola. Roxane, allora dodicenne, trova conforto nel cibo e protezione nel corpo che piano piano va creandosi, cadendo così in un vortice autodistruttivo che la porta a ingrassare sempre di più sino a trovarsi in uno stato di grave obesità. La storia del suo corpo diventa storia della sua fame e quindi della sua vita, offrendo molteplici spunti di riflessione sulla visione del corpo e dell’obesità con tutte le sue implicazioni ma anche sulla violenza e su come viene affrontata nella società moderna.  La storia del mio corpo non è la storia di un trionfo. Non è la storia di una dieta dimagrante. Non ci saranno immagini della versione snella della sottoscritta, il mio corpo sottile esibito sulla copertina del libro, io in piedi con le gambe infilate in una sola dei jeans di quando ero grassa. Questo non è un libro che offre motivazioni. Non ho mai avuto nessuna intuizione geniale su cosa ci voglia per ridurre all’obbedienza un corpo ribelle e appetiti ribelli. La mia non è la storia di un successo. La mia è, semplicemente, una storia vera.

Un memoir brillante, doloroso, incentrato sul difficile percorso per accettare se stessi e il proprio vissuto. Un libro difficile ma che ogni donna dovrebbe leggere.


MATSUMOTO SEICHO, TOKYO EXPRESS, Adelphi, pagg. 169, € 18,00.

Romanzo d’esordio di Matsumoto Seicho, autore di gialli e noir molto noto in patria, pubblicato per la prima volta in Giappone nel 1958 e subito diventato un cult da cui sono state tratte svariate trasposizioni cinematografiche. Viene pubblicato per la prima volta in Italia nel 2018 dalla casa editrice Adelphi. Al centro della narrazione il ritrovamento dei corpi senza vita di un uomo e di una donna in un’isolata caletta rocciosa. Dopo una breve analisi la polizia archivia il caso come suicidio d’amore ma grazie all’intuizione di un investigatore di provincia e allo zelo di un giovane poliziotto di Tokyo l’indagine verrà riaperta e porterà a conclusioni inaspettate. Le persone tendono ad agire sulla base di idee preconcette, a passare oltre dando troppe cose per scontate. E questo è pericoloso. Quando il senso comune diventa un dato di fatto spesso ci induce in errore.

Un giallo originale, un mistero la cui soluzione passa attraverso il labirinto degli orari dei treni giapponesi fedelmente riportati da Seicho così come erano l’anno di pubblicazione del romanzo. Seicho riesce a tenere alta l’attenzione per tutto il romanzo muovendosi in un mondo di numeri che ammalia il lettore e lo accompagna alla soluzione del mistero con una maestria non indifferente per un’opera prima. 

 

 


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