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Il libro di Johnny di Gabriele Pedullà

di: redazione

Gabriele Pedullà, docente di Letteratura italiana all’Università degli Studi di Roma 3, ha ricostruito la storia integrale del “romanzo grosso” di Beppe Fenoglio, ispirato a un preciso modello epico, creando una continuità dei suoi libri partigiani. Il titolo scelto da Pedullà è ll libro di Johnny (Einaudi 2015), superando le precedenti edizioni de Il partigiano Johnny, editate dopo la morte di Fenoglio, quindi l’edizione curata da Lorenzo Mondo del 1968 e successivamente quelle critiche elaborate sui manoscritti conservati da Maria Corti e Dante Isella.

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Appunti biografici di Beppe Fenoglio

di: Domenico Bussi, giornalista

Famiglia ed ambiente sociale

Beppe Fenoglio è nato ad Alba il primo marzo 1922. Egli è il primo di tre fratelli: gliene sarebbe nato uno l'anno successivo (Walter) ed una sorella (Marisa) nove anni appresso. Il padre Amilcare era originario di Monforte, uno dei paesini arroccati sulle Langhe dai quali i contadini cercavano già allora di allontanarsi per sfuggire alla precarietà recandosi in centri maggiori alla ricerca di più favorevoli opportunità di vita. Trasferitosi ad Alba, manterrà comunque sempre vivi i legami emotivi con la terra natale. Questi sentimenti li saprà trasmettere anche al primogenito.

Il figlio, dalle abitudini e tradizioni degli abitanti di quelle terre, trarrà ispirazione per i propri racconti che sono permeati dal fascino che egli provava per gli spazi aperti e per la natura incontaminata, così come ebbe modo di apprezzarla durante i soggiorni estivi presso i parenti del padre. Apprezzò durante le escursioni, l'alternarsi di vallate strette ed incassate in un susseguirsi di ripide colline, originanti quei luoghi solitari come spesso erano appunto i luoghi in cui si svolgeva la vita rurale nei paesi di San Benedetto Belbo e Murazzano nel cuore delle Langhe durante la stagione estiva.

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Italo Calvino FENOGLIO UNO SCRITTORE SENZA EREDI

di: redazione

Beppe Fenoglio riuscì ad essere un uomo appartato e silenzioso in un’epoca in cui gli scrittori cadono facilmente nella trappola di credersi personaggi pubblici. Seppe così bene difendersi, che oggi di lui uomo non ci resta che un’immagine dai tratti risentiti e alteri, ma in fondo solo una maschera dietro alla quale si cela qualcuno che continua a restarci sconosciuto.

Finora l’unica testimonianza che ci fa sapere qualcosa di più su di lui è quella di un amico, il filosofo Pietro Chiodi (“La Cultura”, 1965, p.1-7). A Chiodi, che conosceva bene l‘uomo Fenoglio, o almeno aveva più elementi per conoscerlo, è l’opera che si presenta imprevedibile e misteriosa, che fa resistenza alle sue chiavi interpretative, e lo porta a domandarsi le ragioni generali della dimensione letteraria, di questo sistema d’opposizioni simboliche che è la letteratura.

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