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Il museo del racconto

di: redazione

A Paraloup di Rittana in Valle Stura, dove si è formata la prima banda partigiana Italia libera di Duccio Galimberti, Livio Bianco e Nuto Revelli, si è aperto il Museo del racconto, una proposta multimediale interattiva che racconta  con documenti sonori e filmati il luogo teatro della grande storia e della vita contadina. Il Museo è stato ideato dal sociologo Marco Aime che ha ricostruito le modalità del lavoro, dallo storico Walter Cesana che ha raccolto il materiale sulla storia di Rittana, da Mario Cordero, Antonella Tarpino, Marco Revelli, che hanno ricostruito le vicende partigiane e le testimonianze raccolte da Nuto Revelli sul mondo dei vinti e sulla condizione delle donne di Langa, da Fredo Valla e dalla direttrice della Fondazione Revelli di Cuneo Beatrice Verri. Il Museo è stato curato da Andrea Fenoglio.

Nella borgata alpina a 1400 metri d’altezza, a cura della Fondazione Revelli sono state restaurate e rifunzionalizzate le baite dei pastori, utilizzate come rifugi dai partigiani, facendole diventare luoghi di incontro e di studio. Le baite hanno così ripreso vita dopo l’esodo verso la città e l’industria di pianura, che aveva convinto Nuto Revelli, dopo aver scritto i suoi libri sulla campagna di Russia e sulla guerra partigiana, a raccogliere le storie degli ultimi testimoni.

Il Museo propone la ricomposizione delle storie di uomini e di donne della montagna con le vicende resistenziali, facendo immergere il visitatore nello “spirito del luogo”. Con i supporti multimediali è possibile navigare lungo un secolo e mezzo, suddiviso in quattro “stagioni”: il tempo lento della fatica, dell’isolamento e dell’emigrazione contadina tra ‘800 e ‘900, il tempo tragico della seconda guerra mondiale, quando la Divisione Cuneense viene decimata nella ritirata di Russia, quello della lotta per la libertà della Resistenza e gli anni ’50 e ’70 dello spopolamento della montagna.

Il percorso attraverso le quattro “stagioni” nella Baita Museo dura circa mezz’ora e il visitatore, al termine di ogni stagione, può “interrogare” i protagonisti delle storie e ricevere risposte dalle voci dei testimoni registrate a suo tempo da Nuto Revelli: “Come si viveva?”; “Che cosa si mangiava?”, “Com’era la scuola?”. “Chi emigrava?”, “Come ci si curava?”, “Cos’erano le masche?”. Dai filmati di interviste ai partigiani della banda Italia Libera del regista Teo De Luigi si può sapere “Come si diventa partigiani?”, “Che rapporto avevano con la popolazione?”, “Si dovevano fare scelte difficili?”. E’ a disposizione inoltre un ricco materiale d’archivio per approfondire gli argomenti.

Marco Revelli spiega così gli obiettivi del Museo del racconto: “E’ il modo scelto per restituire una storia non mitizzata né forzatamente agiografica, ma il più possibile vicina al vissuto dei reale dei suoi protagonisti. E, insieme, per rendere il visitatore protagonista attivo della propria esperienza conoscitiva. E, in tempi di smemoratezza e di oblio di quella storia, in assenza del testimone diretto, che sapeva trasmettere con l’efficacia del vissuto il senso degli eventi di uno dei secoli più tragici, sono i luoghi che devono parlare con la stessa forza espressiva ed emotiva delle persone”.


Info: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., prenotazioni www.event-brite.it

Tags: Resistenza, storia, museo

 


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