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Un giorno arriva

di: Marco Castaldo

Un giorno arriva; è proprio vero… Arriva il momento in cui i tuoi pensieri sono maggiormente rivolti a ciò che “è stato” piuttosto a quello che “sarà”. Questo giorno è quello in cui il profumo dei tigli non lo senti più così intenso come lo era un tempo. La bilancia, non quella dei chili, la devi guardare per forza. Quanto è stato fatto, quanto potrò ancora fare? Ma non solo, anzi, la differenza la fa sempre il dubbio di non aver fatto le cose giuste, quelle per cui vale la pena ricordare e raccontare. Nell’arco di un pugno di anni ti rendi conto che occorrerebbe capitalizzare; brutto termine, ma rende l’idea…
Ma poi ti rendi conto che il viaggio è nel pieno del suo vigore, che le valige che faticosamente avevi riempito di conoscenze, esperienze, convinzioni, sicurezze, queste valigie, si svuotano quasi ogni notte e così ti ritrovi a doverle riempire di nuovo ogni giorno, uno dopo l’altro, in un eterno, perverso, estenuante e probabilmente inutile giro di giostra; non le tranquille giostre dei cavallucci, ma le tortuose e interminabili montagne russe.

E allora cresce sempre di più impetuosa la domanda: ma ne vale la pena? Perché combattere nemici oscuri, striscianti, spesso invisibili e nascosti nel profondo dell’anima con l’illusione di vincere qualche battaglia, ma la sicurezza di perdere la guerra? Perché abbiamo l’impressione che l’altro possa riposare con tranquillità nelle tiepide braccia della primavera amorosa e confortante, mentre noi subiamo la persecuzione e combattiamo nel freddo inverno della solitudine?
Non c’è risposta se non quella di una stupida, ottusa perseveranza che si chiama “spirito di sopravvivenza”.
Ma poi ci sono giorni in cui le montagne russe si fermano, anzi no, rallentano quel tanto che basta per instillare in noi il dubbio dell’esistenza: e ti vorresti buttare giù dal seggiolino anche se sai che ti farai male, anzi di più!
E poi, troppo in fretta, senza accorgersene, la giostra prende di nuovo velocità e il vento della vita ti impedisce di vedere lontano…
In fondo basterebbe un caldo abbraccio in cui abbandonarsi, ma non è così…

Il dipanarsi del meraviglioso profumo di tiglio fiorito, in queste settimane, riporta alla memoria estati diverse, ricordi freschi e leggeri di vacanze in luoghi semplici con persone ormai con l’argento nei capelli e altre ormai vicine alle nuvole dove sicuramente il profumo di tiglio regna tutto l’anno. Perché allora non lasciarsi andare in questa inebriante onda verso dimensioni inesplorate, tranquille, eterne?

Tags: emozioni, vita, tempo

 


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