Venerdì 29 marzo 2019 - ore 15,30

Piazza Leonardo da Vinci, 22 Asti

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Il gioco del mondo al Salone del Libro di Torino

di: Elena Fassio

“Finalmente possiamo lasciarci le polemiche alle spalle e cominciare a parlare di contenuti, annunciando già un festeggiamento: il Salone del Libro è salvo, è la nostra casa comune e ne abbiamo riconquistato il marchio”: un entusiasta Nicola Lagioia, direttore editoriale, presenta la 32^ edizione del Salone Internazionle del Libro di Torino, quella della rinascita dopo l’anno più buio, con l’ex Fondazione per il libro in liquidazione e la guerra con Milano e la sua Book City”.

Il Salone 2019 sarà aperto dal 9 al 13 maggio, fino alle 20 per incontri e stand e fino a tarda notte per il Salone Off.

L’intera filiera del libro sarà coinvolta - bibliotecari, editori, traduttori, scrittori e naturalmente lettori – con 13mila metri quadrati in più di spazio e ingressi raddoppiati per non escludere nessuno, dopo che l’anno scorso gli organizzatori furono costretti a chiudere le biglietterie per un’ora il sabato pomeriggio per l’eccessiva affluenza.

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Pilastri invisibili

di: Renata Sorba

Ognuno di noi dal momento in cui nasce sarà circondato e supportato da pilastri.

Muri portanti sono i genitori e poi tutte quelle persone che ruotano intorno alla famiglia, alle amicizie e alla vita relazionale e sociale. I “pilastri” sono invisibili ma sono importanti per riuscire ad avere un confronto e un bagaglio di affetto e di amore. Quando ci sono non ci fai caso e non te ne accorgi. Solo quando cominciano uno alla volta a crollare, chi perché se ne va fisicamente, chi si allontana e chi invece non è in grado di darti questo supporto ed ecco che cominci a renderti conto di quanto fossero importanti e fondamentali.

Cerchi quindi di ritrovare uno di quei pilastri, investendo in qualche amico, in un compagno o in un famigliare. Questa ricerca continua ti porta poi a fare delle scelte sbagliate: a sostituire e convertire un pilastro portante che ti consigli, ti accompagni e ti supporti in ogni momento della giornata.

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Se questo è un uomo

di: Primo Levi

Voi che vivete sicuri
nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
che lavora nel fango
che non conosce pace
che lotta per mezzo pane
che muore per un si o per un no.
Considerate se questa è una donna,
senza capelli e senza nome
senza più forza di ricordare
vuoti gli occhi e freddo il grembo
come una rana d'inverno.
Meditate che questo è stato:
vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
stando in casa andando per via,
coricandovi, alzandovi.
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
la malattia vi impedisca,
i vostri nati torcano il viso da voi.

Due fiocchi di neve uguali

di: Laura Calosso, scrittrice

Hikikomori è uno dei temi del mio nuovo romanzo in uscita da SEM (Società Editrice Milanese) il 24 gennaio prossimo. Si intitola Due fiocchi di neve uguali, un ossimoro scelto apposta per descrivere la situazione critica di due adolescenti che non riescono a trovare il proprio posto nella società contemporanea.

Per esprimere il concetto “stare in disparte” i Giapponesi hanno un’unica parola: Hikikomori.

E’ questo il nome che viene dato agli adolescenti (e non solo) che a un certo punto della loro vita decidono di fare un passo di lato e si rinchiudono volontariamente nella propria stanza non uscendone più, talvolta per anni. Il fenomeno Hikikomori è stato considerato fino ad alcuni anni fa una conseguenza della rigida impostazione della società giapponese. Oggi, in Giappone, il numero dei “ragazzi ritirati” si aggira intorno alle 541mila persone.

Solo di recente ci si è accorti che la situazione riguarda anche l’Italia. Il Dr. Marco Crepaldi, fondatore di Hikikomori Italia, stima che il numero degli italiani reclusi raggiunga le 100mila unità. E’ difficile fare un calcolo preciso. La cifra potrebbe anche essere superiore se consideriamo i dati del Rapporto Istat 2018 sul “Benessere Equo e sostenibile”. L’indagine rileva che in Italia 1 giovane su 4 è NEET (ovvero persone non impegnate nello studio, né nel lavoro, né nella formazione).  La percentuale è andata peggiorando negli anni. Nel nostro Paese, si legge nel rapporto, i principali indicatori dell’istruzione e della formazione si mantengono molto inferiori alla media europea. Poiché tutti gli hikikomori sono NEET (anche se i due fenomeni non vanno confusi perché non tutti i NEET sono hikikomori), una percentuale così alta di NEET in Italia fa pensare che pure il numero dei “ragazzi ritirati” sia ingente.

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77 anni dopo, ritorna "Poesie a Casarsa", il primo libro di Pasolini

di: redazione

L'uscita-evento è attesa per gennaio 2019: a 77 anni di distanza dalla prima edizione stampata a spese dell'autore presso la Libreria Antiquaria Mario Landi di Bologna, "Poesie a Casarsa" ritornano grazie all'impegno della casa editrice vicentina Ronzani. In collaborazione con il Centro Studi Pasolini di Casarsa, l'editore proporrà il volume in due distinte edizione, tipografica e anastatica, ciascuna accompagnata da "Il primo libro di Pasolini", un volume a cura di Franco Zabagli che ricostruisce genesi, scrittura e fortuna di questo libro fondamentale dell'opera pasoliniana. 

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Quel lontano Hallelujah

di: Francesca Ricchetti

Fermati un attimo e deponi i tuoi trofei,

guarda in me i binari del tempo

guarda cosa hai fatto di me.

Hai modellato minerali e stalattiti

e tu non lo sai.

Non ti sei accorto dei getti d’acqua

che hanno corroso intarsiato morso carezzato

il mio corpo

non ti sei accorto

dei nastri di cielo intorno ai miei fianchi

dei ritagli di stoffa

usati come garze colorate per sanare i morsi di fuoco

delle tue confuse indifferenze.

Non ti sei accorto

che in me cresceva un albero di sabbie

che voleva diramarsi

ed esplodere

tra le fibre della dune.

Non ti sei accorto

del mio sonno sui fiori

delle mille scale che ho dovuto salire

e dei carichi di sale, dei tanti vestiti

innocenti e striati che ho dovuto indossare.

Non hai pensato.

Correvi ebbro

tra polveri festanti e bassi mulinelli

come un Dio senza sacerdoti

senza eserciti.

Correvi ebbro e senza pause.

Ora che le stagioni soffiano come ali leggere di carta

qualche ritaglio sarà caduto sul terriccio umido

del tuo nuovo giardino

e ti ricorderai di quel lontano Hallelujah

ripetuto poche volte

mendicato assecondato.

Quelle poche volte senza  volerlo

hai pregato anche tu.

Sul Ponte diVersi. I poeti d’oggi: una comunità di lettori

di: Elena Fassio

Una seconda edizione ricca e in espansione per la rassegna di incontri di poesia del gruppo di lettura Sul Ponte diVersi, organizzata per dialogare direttamente con autori e critici militanti del panorama letterario contemporaneo.

Ospitati dalla libreria Il Ponte sulla Dora (Torino, via Pisa 46), gestita dal frizzante Rocco Pinto, i giovani organizzatori del format, universitari e dottorandi dell’Università di Torino e Roma Tre, sono già arrivati al sesto appuntamento. L’obiettivo di Riccardo Deiana, Federico Masci, Jacopo Mecca e Francesco Perardi non è solo quello di presentare libri, bensì di utilizzare la poesia come tramite per leggere la nostra società, scoprirne i meccanismi e dialogarne col pubblico.

I prossimi poeti saranno alcuni celebri e altri esordienti come Matteo Marchesini, Antonella Anedda, Guido Mazzoni.

Sul Ponte diVersi. I poeti d’oggi ha esordito a marzo 2018 con un ospite di livello come Umberto Fiori e l’anno scorso ha ospitato, tra gli altri, gli autori Riccardo Olivieri, Franco Buffoni e Francesco Iannone. Un incontro è stato dedicato al giornalista de ”La Stampa” Mario Baudino, partendo dal suo ultimo libro, La forza della disabitudine (Aragno, 2018). Baudino poeta ha esordito sulla rivista milanese Niebo nel 1977 e pubblicato nel 1980 Una regina tenera e stupenda, giocando un ruolo importante nella poesia italiana a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta.

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Premio Lattes Grinzane. In gara autori italiani e stranieri

di: redazione

Scadenza bando: 31 gennaio 2019, scaricabile sul sito www.fondazionebottarilattes.it

Due sezioni del Premio Il Germoglio per opere nuove, La Quercia come riconoscimento di un autore di valore internazionale.

È aperto il bando della nona edizione del Premio Lattes Grinzane, il riconoscimento internazionale che fa concorrere insieme autori italiani e stranieri. Organizzato dalla Fondazione Bottari Lattes, il Premio è suddiviso in due sezioni. La prima, Il Germoglio, è destinata alla scoperta di opere contemporanee di narrativa edita, innovative e originali, di scrittori italiani e stranieri. La seconda sezione, La Quercia, dedicata a Mario Lattes (pittore, scrittore ed editore, scomparso nel 2001), premia un autore internazionale che, nel corso del tempo, si sia dimostrato meritevole di un condiviso apprezzamento critico e di pubblico.

Per la sezione Il Germoglio, i libri che giungeranno in concorso saranno valutati in un primo momento dalla Giuria Tecnica, che per il 2019 è composta da Gian Luigi Beccaria (linguista, critico letterario e saggista) presidente, Valter Boggione (docente), Vittorio Coletti (linguista e consigliere dell'Accademia della Crusca), Rosario Esposito La Rossa (libraio a Scampia), Giulio Ferroni (critico letterario e studioso della letteratura italiana), Bruno Luverà (giornalista), Alessandro Mari (scrittore ed editor), Laura Pariani (scrittrice), Marco Vallora (critico d’arte) e Bruno Ventavoli (critico letterario). Le cinque opere finaliste saranno scelte sulla base del loro valore letterario e della rappresentatività delle tendenze più vive e originali della narrativa contemporanea. La cerimonia di designazione annuncerà i cinque romanzi finalisti e si svolgerà sabato 13 aprile 2019 a Cuneo, alla sede della Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo che sostiene la sezione Il Germoglio con un contributo per il triennio 2017-2019.

La parola passerà quindi ai giovani: tra aprile e settembre 2019 i cinque libri saranno letti e discussi dai 400 studenti delle venticinque Giurie Scolastiche, una all’estero e ventiquattro in Italia. Sabato 12 ottobre 2019, presso il Castello di Grinzane Cavour, i ragazzi esprimeranno in diretta il loro voto per proclamare il vincitore nel corso della cerimonia di premiazione in cui saranno presenti tutti i finalisti. Gli scrittori in gara terranno inoltre un incontro con gli studenti delle scuole del territorio cuneese. Il Premio porta nelle scuole la letteratura contemporanea e offre a circa 400 studenti la possibilità di sviluppare capacità critiche leggendo i libri selezionati.

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Il centro culturale nel nome di Cesare Pavese

di: Fondazione Cesare Pavese

La Fondazione Cesare Pavese, nata nel 2004, svolge un ruolo di polo d'attrazione nel nome di Cesare Pavese e della cultura delle Langhe con il fine di:

● tramandare e valorizzare la figura di Cesare Pavese sia come uomo che come scrittore;

● raccogliere e e conservare materiali di Cesare Pavese;

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Il quaderno di Giovanni Laiolo, un contadino di Vinchio alla prima guerra mondiale.

di: Laurana Lajolo

L'entrata in guerra

Sua Maestà il Re ha decretato la mobilitazione generale dell’Esercito e della Marina e la requisizione dei quadrupedi e dei veicoli. La mobilitazione è stata fissata per il 23 corrente[1].
Nelle provincie di Sondrio, Brescia, Verona, Vicenza, Belluno, Udine, Venezia, Treviso, Padova, Mantova, Ferrara e in quelle dell’Adriatico viene immediatamente proclamato lo stato di guerra. Il comando delle operazioni militari è affidato al Generale Luigi Cadorna, capo di stato maggiore e figlio del generale Raffaele Cadorna, che ha comandato il V corpo d’armata nella presa di Roma. Il 22 maggio il Regio Governo apre all’arruolamento dei volontari in qualsiasi corpo dell’esercito e per tutta la durata del conflitto.

Il 24 maggio l’Italia dichiara guerra all’Impero asburgico. L’Italia è un Paese prevalentemente agricolo e sono le grandi masse contadine che devono sostenere la guerra al fronte, ma i contadini non hanno mai rapporti con lo Stato se non per l’imposizione delle tasse e la leva obbligatoria. Contadini piemontesi si incontrano con quelli laziali, campani, calabresi senza capirsi  tra loro per i dialetti e le mentalità tanto diversi. Non sanno cosa voglia dire la patria Italia. Devono lasciare le loro famiglie e le loro terre, che hanno bisogno delle loro braccia per essere lavorate, vanno in luoghi che non sanno neanche esistessero, privi di addestramento militare. I generali li trattano strategicamente come masse d’attacco e li fanno diventare carne a macello. Eppure sono quei contadini che obbediscono agi ordini (alcuni diventano disertori e si nascondono) e fanno in guerra l’unità italiana.

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Un cammino di fede e di amicizia

di: Elena Fassio

In cammino da Oporto a Santiago de Compostela: 280 km di fatica, allegria e avventure

Costa portoghese, 7 del mattino, cielo grigio: gli scogli dell’oceano tumultuoso che ci accompagna da diversi chilometri in questa zona formano pacifiche piscinette. Il vento soffia fortissimo e fa girare le vecchie pale dei mulini a vento, sulla strada sterrata si incontrano pochi animaletti e qualche pellegrino con il tipico passo non da camminata occasionale, ma da cammino.

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Città fragile

di: Franco Rabino, fotografo

Le immagini che accompagnano questo testo sono state eseguite in un arco definito di tempo (precisamente tra l’una e le due del pomeriggio) in un perimetro molto ristretto della nostra città (da Piazza Alfieri a Piazza Cairoli con una breve sosta in Piazza S. Secondo) e in un periodo specifico di Settembre (la settimana in cui si svolge la Douja d’Or).

Questo percorso attraversa quello che è considerato il cuore del centro storico, la sua parte più monumentale e prestigiosa. Quella che, di volta in volta, viene definita come “salotto buono, “biglietto da visita”, ossatura del “quadrilatero della cultura” astigiano.

Il periodo di tempo in questione ha visto, in contemporanea, lo smontaggio delle strutture che sono state utilizzate per il Palio e l’installazione di quelle utilizzate per la Douja; da fotografo che si interessa da molti anni di modificazione del paesaggio urbano mi è sembrato interessante provare a raccontare come questo insieme di strutture, addobbi e arredi temporanei influisca sulla percezione degli spazi storici, ne condizioni la fruibilità e ne modifichi la lettura complessiva.

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Scenari di una città tecnologica

di: Laura Calosso, scrittrice

Dall’antica civiltà Nazca alla baroccopoli. Un libro del Messia delle piante per indicare preoccupanti scenari futuri.

Vi è mai capitato di riflettere sugli scenari futuri, sulla forma che avrà tra dieci anni il nostro paesaggio (naturale e urbano)? Le foto che scatteremo nel 2028 ci mostreranno città e periferie diverse da quelle che abbiamo sotto gli occhi oggi?

Ho pensato a tutto ciò nel corso dell’estate, terminando la traduzione di un best-seller inglese dal titolo “The Plant Messiah”, un interessante libro pubblicato da Penguin nel 2017 e di prossima uscita in Italia con titolo “Il Messia delle piante” (Aboca). E’ scritto da Carlos Magdalena, botanico dei Royal Botanic Gardens di Kew a Londra, definito dalla stampa internazionale “Il Messia” per le doti che ha mostrato nel salvataggio di specie a rischio di estinzione. Nel libro l’autore parla, tra le altre cose, di una spedizione botanica in Perù, nell’area abitata un tempo dall'antica civiltà Nazca, famosa per aver tracciato disegni nel deserto che possono essere visti nella loro interezza solo dall'aria. Le immagini sono state create intorno al 500 a.C., quando la sofisticata società Nazca elaborò complessi sistemi di irrigazione per l'agricoltura. I ricercatori moderni sostengono che, nonostante le competenze tecnologiche, questo popolo ha inavvertitamente contribuito alla propria morte distruggendo l’albero di algarrobo.  Nell’antichità, la quantità di alberi riduceva l'impatto delle inondazioni di El Niño, poiché le radici tenevano insieme il terreno, minimizzavano l'erosione e contribuivano a conservare le riserve di acqua sotterranee. Oggi l’albero che limitava la potenza e gli effetti disastrosi di El Niño è pressoché scomparso e le inondazioni spazzano via ciò che resta della vegetazione, riducendo la terra a un deserto.

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Mirabilia

di: Laura Calosso, scrittrice

In un paese triste arrivarono un giorno un uomo, una donna e una valigia.

I due sono nati lì ma per molto tempo hanno vissuto lontano. La valigia è il loro tesoro prezioso ma non sanno più aprirla e non ricordano cosa c’è dentro

Il Paese è vuoto, per le vie e le piazze non si sentono voci e tutto è abbandonato. A terra ci sono sedie rovesciate, vetri rotti come dopo una rissa in cui tutti si aggrediscono senza badare al disastro.

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“Il partigiano Johnny compie 50 anni”

di: Laurana Lajolo

Nel 1968, cinquanta anni fa, usciva per Einaudi la prima edizione del Il partigiano Johnny, a cinque anni dalla morte di Fenoglio,. Il romanzo fu rielaborato in modo consistente dal curatore Lorenzo Mondo sulla base di un magma di appunti quasi tutti scritti in inglese con la sutura di due tronconi del romanzo, che parte dal primo imboscamento di Johnny fino alla vigilia della Liberazione. Mondo scelse anche il titolo, “Il partigiano Johnny”. In effetti, il romanzo è una storia autobiografica e non corale della Resistenza, è il romanzo di formazione del partigiano, secondo la definizione del capo comunista Corradi: “Partigiano, come poeta, è parola assoluta, rigettante ogni gradualità”.

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