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Modi opposti di intendere l’Opera

di: Pier Giorgio Bricchi, musicologo

Il Trovatore a Verona e la Carmen a Macerata

Nella foto la cantante russa Anna Netrebko

Seduto al tavolino di un caffè di Bra e in attesa di assistere alla Madama Butterfly,  opera scelta quest’anno per la rassegna “Opera in piazza” (cosa inconcepibile nella nostra città), il mio amico (e più o meno mio coetaneo) Maurizio si lancia in una invettiva, che ho sentito mille volte, contro le regie cosiddette “moderne” che snaturano le opere, che fanno “rivoltare nella fossa Verdi e Puccini”, che ti costringono a vedere lo spettacolo “chiudendo gli occhi”, e così via... Sapendo che è inutile replicare a chi è convinto delle proprie idee e non volendo trasformare in rissa una simpatica serata, ho tranquillamente degustato il mio caffè opponendo, come faccio da tempo, il classico muro di gomma.

Sul La Stampa del 13 agosto 2019, a p. 27, leggo invece un articolo di Alberto Mattioli (divulgatore musicale la cui lettura consiglio anche a chi non si occupa di musica), in cui l’autore, ancora una volta, si spende a favore delle “moderne” regie recensendo un verdiano Otello andato in scena non in Germania o in Austria dove il pubblico è ormai abituato a tutto, ma a Trapani. “L’opera non è un reperto museale - scrive  Mattioli – da conservare sotto vetro, al riparo dei corsi e ricorsi del gusto, ma anzi è uno degli ambiti dove i gusti più si manifestano”. Ma che cosa ha visto il pubblico di Trapani? Un Otello ambientato negli anni Trenta, con sdoganamento del lato B maschile (l’occasione è una doccia collettiva cui la flotta di Otello si sottopone dopo essere giunta vittoriosa a Cipro), posto che lo sdoganamento del lato B femminile è già avvenuto da tempo. Ma quello che ha lasciato perplesso il pubblico trapanese, che per altro ha applaudito lo spettacolo (secondo la testimonianza di Mattioli), è lo sdoganamento non solo del lato B maschile, ma anche del lato A del suddetto sesso, finora un autentico tabù. E qui mi fermo. Se qualche lettore vuole saperne di più, non ha che da andare a Trapani o attendere che lo spettacolo del regista Andrea Cigni venga ripreso da qualche Fondazione teatrale a noi più vicina (magari al Regio di Torino, viste le affermazioni progressiste del nuovo Sovrintendente).

Dato che questo dibattito continuerà finché scampo (quindi spero ancora per qualche anno), vorrei fare un paio di considerazioni. Una delle cantanti più prestigiose, Anna Caterina Antonacci, in un’intervista televisiva concessa qualche anno fa per la rubrica “Prima della prima”, dichiarò che ormai nell’opera tenori, soprani e baritoni non contavano più nulla e che quello che contava erano solo più le soluzioni registiche. Ma è proprio così? Per gran parte della critica direi di sì (Mattioli, nel pezzo sopra citato, non ci dice neppure i nomi degli interpreti dell’Otello), ma per il pubblico direi di no.

Vi racconto due esperienze che ho fatto quest’estate.

La prima è una recita delTrovatore all’Arena di Verona il 7 luglio. Da anni (forse da decenni), non vedevo il tutto esaurito a Verona e da anni non avevo percepito una concentrazione così intensa nel grande, ma anche dispersivo, anfiteatro. Per la regia? Manco per sogno! Il Trovatore targato Zeffirelli ci perseguita dal 2001. La ragione di tanto pubblico e tanta attenzione era la presenza in Arena della cantante oggi più acclamata (e, secondo me, giustamente) e cioè Anna Netrebko, che la Sovrintendente dell’Arena è riuscita a ingaggiare per tre recite. Il canto e il carisma della Netrebko, l’ovazione che l’ha accolta dopo l’esecuzione dell’aria di Leonora “D’amor sull’ali rosee” (che 13000 persone hanno ascoltato in un silenzio carico di tensione) mi hanno riportato alle entusiasmanti sensazioni che in Arena provavo quando cantavano i Pavarotti, i Cappuccilli, le Ricciarelli, le Caballé, le Cossotto. E ancora: Franco Corelli, Renato Bruson, Josè Carreras, Raina Kabaiwanska, il giovane Placido Domingo (non quello attuale che ha fatto dell’Arena la sua seconda casa e che continua imperterrito a esibirsi ogni anno). L’attenzione per i cantanti, quando sono veramente bravi, non è quindi venuta meno, e questo, per fortuna, smentisce in parte quanto affermato dalla Antonacci.

L’esatto contrario è avvenuto allo Sferisterio di Macerata dove il 19 luglio ho assistito, con un gruppo di amici dell’UTEA, a una recita di Carmen con la regia di Iacopo Spirei, praticamente sconosciuto in Italia. Cogliendo il pretesto che la Carmen,  ambientata in Spagna, è pur sempre opera di Bizet, che era di Parigi, il regista ha optato per una moderna ambientazione parigina e ci ha portati al “Crazy horse” per assistere a spettacoli di lap-dance con gran profusione di lati B soprattutto femminili. “Dulcis in apertura”: Carmen che canta la sua celeberrima “habanera” facendo uno strip-tease. Va da sé che, a differenza di Verona, e data anche la mediocrità dei cantanti (per altro piuttosto disinibiti) l’attenzione del pubblico (decisamente meno intensa rispetto a Verona) si sia qui concentrata sulla regia dividendo ovviamente il pubblico in favorevoli  e contrari. Alla fine tiepidi applausi e qualche isolato “buuu”.

Banali e degne della commemorazione di Monsieur de Lapalisse le considerazioni che ho tratto da queste due interessanti esperienze: la prima è che l’opera resta per me lo spettacolo più sorprendente e affascinante, la seconda è che il problema della regia non deve porsi come contrasto tradizione-innovazione, ma piuttosto come intelligenza, intuito, buon gusto e genialità del regista: insomma puoi fare uno spettacolo tradizionale di grande impatto, come pure una geniale rivisitazione in chiave attuale dello stesso (ma devi chiamarti Graham Wick, Robert Carsen o Patrick Chéreau…). Quanto ai cantanti (terza considerazione), per fortuna c’è ancora una bella fetta di pubblico che li apprezza e, sempre per fortuna, è consolante per noi che abbiamo ascoltato almeno tre generazioni di interpreti, constatare che nuove leve si stanno affacciando alla ribalta , e che spesso si tratta di artisti ben preparati e accattivanti nel fisico e nella voce.

Tags: opera lirica, cantanti, Trovatore, Carmen

 


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