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Raimondo Voglino e la sua vita nella storia

di: Laurana Lajolo

A 96 anni è il momento di raccontare la propria vita, così ha fatto Raimondo Voglino, sollecitato da sua figlia che ha una casa editrice. Il racconto Una vita nella storia è l’insieme di memorie di un uomo che sta attraversando due secoli e che, da ragazzo, ha fatto la scelta partigiana insieme al fratello maggiore e, dopo la guerra ha svolto un’intensa attività da dirigente industriale.

Le pagine dell’esperienza partigiana nella zona di S. Damiano fino alla liberazione di Torino, al comando di Gino Cattaneo, Divisione Renzo Cattaneo Brigate Matteotti, sono le più intense e anche le più vivaci. Sono storie di giovani che fanno la guerra perché non vogliono andare al servizio dell’invasore tedesco, e che, contemporaneamente alla guerriglia, vivono anche le esperienze quotidiane di chi si affaccia alla vita adulta.

Fenoglio ha scritto che partigiano come poeta è “nome assoluto” e partigiano si è per tutta la vita, ma, leggendo Voglino, viene alla mente anche che il partigiano rimane sempre giovane e la Resistenza è il suo romanzo di formazione. Voglino, raccontando la sua giovinezza, riconosce che si è mosso in mezzo ad avvenimenti più grandi di quello che ha potuto capire al momento. Come tanti altri, esprime critiche sul dopo resistenza, dove non tutte le aspirazioni dei giovani partigiani si sono concretizzate.

Rimane in lui, a distanza di tanti anni, l’ammirazione per il suo comandante partigiano. Il legame tra partigiani è un legame che dura tutta la vita e il comandante rimane il punto di riferimento per ogni scelta successiva, anche per quelle personali, perché il capo si è preso cura dei suoi giovani partigiani ed è stato per loro un modello.

Raimondo Voglino ricorda con emozione il suo incontro con gli studenti e anche i dubbi di come far capire la scelta di allora ai ragazzi di oggi. Come tutti i partigiani, ritiene doveroso trasmettere i valori di libertà e giustizia, di autonomia della scelta che ha guidato le sue azioni.

Anche se il lavoro lo ha collocato in un ambiente diverso da quello partigiano, Voglino rimane fedele agli ideali e ancora oggi, lui che ha vissuto nella grande storia, è curioso di conoscere lo svolgimento degli avvenimenti.

Nel racconto c’è anche la storia d’amore con Alma, la donna della sua vita, con cui ha condiviso interessi e passioni. E’ struggente, nella sobrietà delle parole, l’addio alla moglie.

Una lucida memoria dei fatti vissuta ha aiutato Voglino a scrivere il dipanarsi della sua esistenza, senza retorica o compiacimenti eroici personali, semmai registrando anche delusioni e smarrimenti.

Bruno Gambarotta conclude così la sua bella prefazione: “Speriamo che questo libro non si limiti a farci rimpiangere il fervore e la tensione di quegli anni, ma rappresenti una sferzata in grado di farci uscire dalla palude in cui siamo immersi”.

Il libro è stato curato da Betti Zambruno, cantante affascinante, oltre che docente e ricercatrice di cultura popolare. La postfazione è di Luca Anibaldi e di Giovanna Cravanzola e Tiziana Mo del Museo di Cisterna.


R. Voglino, Una vita nella storia, Voglino editrice, 2021, € 13.50

 


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