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Il disegno riformatore di Enrico Giovannini

di: redazione

Con la pandemia si è riscoperto il ruolo del pubblico nell’economia e nella sanità e l’editore Donzelli ha pubblicato Pubblico è meglio, a cura di Altero Frigerio e Roberta Lisi, 13 conversazioni con personalità della politica e della cultura che ruotano intorno all’art. 3 della Costituzione, quindi come rimuovere gli ostacoli di ordine sociale ed economico che impediscono i diritti di libertà une di eguaglianza dei cittadini.

Le proposte ridisegnano il ruolo dello Stato nel ri-orientamento del sistema socioeconomico italiano.

Nella prefazione Enrico Giovanni, diventato Ministro delle Infrastrutture e Trasporti nel governo Draghi, introduce il principio di giustizia intergenerazionale assente nell’art. 3, perché allora si ipotizzava che lo sviluppo economico fosse sostanzialmente continuo.

“Oggi sappiamo che non è così e lo sappiamo soprattutto nel nostro paese, in cui la condizione delle giovani generazioni è andata deteriorandosi nei decenni senza che la politica e la società assumessero seriamente l’impegno a invertire tale tendenza”.

E più avanti, citando la grande recessione del 2008-2009 che ha dimostrato che la politica neoliberista ha fallito, aggiunge: “Le forze politiche italiane – soprattutto quelle progressiste – appaiono incapaci di fare e di trasformare le buone idee in un disegno riformatore in grado di trascinare gli elettori e riscaldare i cuori, soprattutto dei giovani”. Nel libro scritto da lui e da Fabrizio Barca, Quel mondo diverso, sono individuati già presenti molti elementi per cambiare il sistema capitalistico, ma i partiti progressisti non sono riusciti a trasformare le istanze di giustizia economica in pratiche politiche, come è invece avvenuto in altri paesi europei.

L’Italia è in grave ritardo. Anche la crisi del Covid 19 ha confermato il distacco tra le forze politiche e la realtà di una società che ha reagito alle difficoltà moltiplicando le riflessioni e le azioni, ma senza riuscire a influenzare in profondità le posizioni delle prime. Quale migliore occasione per una forza politica del primo lockdown e dei mesi estivi per mobilitare iscritti e non iscritti al fine di elaborare una visione per l’Italia al 2025 o al 2030 da realizzare anche grazie ai fondi euripei e nazionali, privati e pubblici?”

Giovannini conclude dicendo che la sfida è ancora aperta e adesso, oltre alle critiche mosse ai partiti, tocca al governo di cui fa parte vincerla.

 

 


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