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Le sfide del presente secondo Marco Revelli

di: Laurana Lajolo

Il nucleo teorico dell’ultimo libro Umano Inumano Postumano. Le sfide del presente di Marco Revelli, politologo dell’Università del Piemonte orientale, è che il “dis-umano” sia letteralmente “in-umano”, cioè è parte costitutiva dell’umano, come testimoniano Auschwitz, ma anche molti avvenimenti quotidiani del nostro tempo.

Per esempio una persona può fare smancerie a suo nipote e, contemporaneamente, insultare violentemente sui social i migranti, ma anche i comportamenti e le scelte dei singoli e della collettività durante la pandemia dimostrano qualcosa secondo Revelli: “E’ stato sufficiente che un’entità biologica ‘non umana’ – un virus, appunto – entrasse nello spazio cellulare dell’uomo e vi si insediasse, perché l’intera sovrastruttura valoriale e normativa che ha fondato e retto la nostra vita sociale e che costituisce il portato sistemico del nostro umanesimo si azzerasse”.

Nelle condizioni di emergenza sanitaria la philantropia, cioè la “comunanza consapevole”, mostra  i suoi limiti quando il “potere ordinatorio” dello spazio pubblico si deve gestire lo squilibrio tra le innumerevoli necessità dell’immediato e le scarse risorse disponibili, fissando  specifici parametri  per determinare una priorità di cura o quando  l’immunitas come dovere civico è anteposta alla communitas o quando si dà priorità alle fabbriche e non ai luoghi di cultura o al criterio dell’utilità alla produzione economica.

Per Revelli tutto questo è l’effetto delle politiche neoliberali, che condannano alla solitudine sociale l’individuo segnato dall’epoca delle “passioni tristi”. 

Il politologo si occupa quindi del “post-umano”, che si palesa quando viene disconosciuto il confine tra essere umano e macchine. Le innovazioni tecnologiche, però, ci dimostrano anche gli errori dei nostri comportamenti ci danno la possibilità di prendere coscienza che non siamo i padroni del mondo ma ne siamo parte. Questa, secondo Revelli, è la positività di un “post-umano”, cioè la non autosufficienza dell’umano nel mondo e che riscopre il rispetto nei confronti degli altri esseri viventi non umani. Il “post-umano” potrebbe rappresentare il punto di svolta per una rinnovata Humanitas non antropocentrica, “ricombinante, aperta e plurale come ibrida”.


Marco Revelli, Umano Inumano Postumano. Le sfide del presente, (Einaudi 2020).

 


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