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Traiettorie di sviluppo locale, identità territoriale, Università

di: Enrico Ercole, Master in Sviluppo locale dell’Università del Piemonte Orientale, Polo Universitario di Asti

Tradizione è innovazione

Secondo un aforisma attribuito al commediografo inglese Oscar Wilde “la tradizione è un’innovazione ben riuscita”. Questa espressione è molto utilizzata dagli antropologi culturali, gli scienziati che si erano specializzati nello studio delle popolazioni primitive, e che poi hanno messo in luce come molti dei modelli elaborati per spiegare i comportamenti di quelle popolazioni fossero riscontrabili anche nelle società moderne. Gli antropologi culturali infatti ci ricordano che esiste un legame tra comunità, identità, tradizione. La tradizione è costituita dai saperi che hanno permesso alla comunità (un paese, un territorio) di sopravvivere nel tempo e che ne hanno costruito l’identità. Se pensiamo alle colline del Monferrato e delle Langhe, i saperi legati alla viticoltura e alla vinificazione hanno permesso alle comunità locali di trarre benefici economici e hanno costituito una parte importante della loro identità fatta di usanze e feste legate al ciclo della coltivazione della vite e della produzione del vino.

Qualcosa di non molto diverso è stato messo in evidenza dagli studiosi dello sviluppo locale, che studiano il modo in cui l’economia di un luogo cresce utilizzando i saperi lì presenti. L’industria automobilistica, ad esempio, nasce a Torino utilizzando i saperi organizzativi e tecnologici ereditati dall’essere stata la capitale di un regno che doveva la sua potenza, e sopravvivenza, a un esercito ben organizzato (sovente si è usato l’aggettivo “militaresco” per definire l’organizzazione delle grandi fabbriche fordiste) e ben armato e pertanto in possesso di competenze di metallurgia (per costruire i cannoni: nel grande cortile di quello che oggi è l’Arsenale della Pace, e che in passato era l’Arsenale militare, è ancora conservato il maglio che serviva per forgiare il metallo dei cannoni), e di meccanica (per costruire le armi leggere).

Economia dell’Astigiano e di Asti

Se spostiamo questo modello di ragionamento su Asti e l’Astigiano e prendiamo in esame l’area esterna al capoluogo, vediamo che essa è caratterizzata da un’economia del vino che eredita i saperi contadini, e che a Canelli ha dato origine a un prolungamento della filiera con l’affermarsi dell’eno-meccanica. Perché Canelli? Perché lì, partendo dalla vocazione viticola si sviluppò un’innovazione, la produzione dello spumante; un prodotto che da un secolo occupa una posizione di alta gamma nel mercato del vino particolarmente redditizia che ha reso possibile lo sviluppo, accanto all’industria spumantiera, dell’industria eno-meccanica. Con l’affermarsi dei “grandi rossi” negli ultimi decenni si stanno sviluppando imprese e un’economia del territorio anche al di fuori dal Canellese.

Prendendo in esame Asti, è possibile individuare una tradizione di saperi? Prime di rispondere è necessario premettere che i saperi non riguardano solo il capitale tecnologico ma anche il capitale umano (le competenze dei lavoratori) e il capitale sociale (il sapersi relazionare). I saperi industriali non sono il punto di forza di Asti: volgendo lo sguardo alla storia recente, la Way-Assauto non è un’industria endogena, viene decentrata da Torino ad Asti a inizio Novecento, e nello spesso periodo nasce la Vetreria con l’arrivo di una cooperativa di vetrai toscani; IBMei, IBMec e Weber sono il frutto del decentramento di una parte della produzione FIAT negli anni Settanta e seguono le vicende della fabbrica madre. Le fabbriche autoctone sono poche e non a caso la più importante opera nelle trasformazioni alimentari di prodotti agricoli. Il tessuto produttivo industriale è caratterizzato dalla presenza di piccole e medie imprese (molte di esse nel tempo si sono innovate e necessitano di competenze di tipo ingegneristico).

Per rispondere a questa domanda, nell’ambito della formazione universitaria sono in corso contatti tra il Polo Universitario di Asti e il Politecnico di Torino.

Nel passato l’economia della città era piuttosto un’economia di servizi rivolti al contado, principalmente servizi commerciali, amministrativi e alla persona. E’ questa la tradizione di saperi che Asti ha a disposizione nell’affrontare il futuro, un futuro incerto per gli effetti della globalizzazione e della crescita delle economie di “Stati-continente” come Cina, India, Russia, Turchia. E ora ulteriormente incerto per le conseguenze non ancora chiare della pandemia Covid-19.

Ricerche innovative per lo sviluppo locale

In queste incertezze ci sono alcuni punti che sembrano fermi: a livello locale, sono un punto fermo le eredità del passato che possono essere utilizzate per disegnare il futuro. A livello globale, è un punto fermo il fatto che la conoscenza ha accresciuto rapidamente il ruolo di fattore produttivo. Finora siamo stati abituati a vedere esclusivamente la conoscenza tecnologica come fattore produttivo perché, come l’Angelus Novus dipinto da Paul Klee di cui parla Walter Benjamin nelle Tesi di filosofia della storia, noi procediamo verso il futuro con gli occhi rivolti al passato. Nel presente la conoscenza utilizzabile come fattore produttivo è infatti anche quella che migliora la logistica oppure la qualità della vita oppure la qualità dell’ambiente.

Asti ha l’opportunità di produrre conoscenza e innovazione in ambiti non tecnologici. Questo non vuol dire che Asti fa a meno della tecnologia: quando serve se la procura all’esterno.

Nel Polo Universitario di Asti ci sono corsi di studio e ricerche “innovative” in ambiti “tradizionali” per Asti, come ad esempio il corso di studi in Vitivinicoltura. E, a ben vedere, seguono lo stesso modello i corsi di studio in Infermieristica, Scienze motorie e Servizio sociale, che svolgono didattica e ricerca in modo “innovativo” in un ambito che è “tradizionale” per Asti, quello dei servizi alla persona e per la qualità della vita. Al di là delle etichette, che nuovamente sono rivolte al passato, il contenuto didattico e le competenze acquisite in questi corsi sono innovativi e possono portare un contributo allo sviluppo locale.

Per quanto riguarda l’innovatività, essa dipende dalle scelte compiute nella didattica (sia la qualità e aggiornamento dei docenti, sia la strutturazione dei corsi di studio con l’inserimento di materie innovative e di metodi didattici innovativi) e dalle risorse messe a diposizione. Entrambi gli aspetti sono monitorati sia dagli Atenei che erogano i corsi di studio, sia dal Polo Universitario.

Per quanto riguarda invece il contributo che possono dare allo sviluppo locale è necessario fare un ragionamento di scenario che svolgeremo qui di seguito. Se quanto fin qui esposto contiene elementi corretti di descrizione della realtà, si può allora procedere oltre e interrogarsi su come fare in modo che questi saperi, che sono al tempo stesso e quasi paradossalmente tradizionali ed innovativi, possano essere sviluppati al meglio per produrre non solo capitale umano (laureati in Infermieristica, Scienze motorie e Servizio sociale) ma anche ricadute positive sull’economia locale e sulla società.

Patrimonio umano

Un primo e più immediato e tutto sommato banale effetto sullo sviluppo locale è l’attrazione di studenti che vengono da fuori Asti (e il trattenimento di studenti astigiani che non vanno altrove) con un beneficio che riguarda la ristorazione e la ricettività. Un altro beneficio meno banale e non a breve è la possibilità che alcuni dei laureati inizino in loco invece che altrove la realizzazione dei loro progetti lavorativi, e che questi progetti siano di tipo innovativo. Non si possono brevettare procedure ma, ad esempio, possono nascere studi professionali che attraggono domanda, creano occupazione, generano iniziative innovative.

Un altro beneficio non a breve e che esula dall’ambito ristretto dei servizi alla persona consiste nel ruolo di stimolo che un efficace ed efficiente Polo universitario può svolgere per la società locale nel suo complesso. E’ il fenomeno che gli studiosi hanno evidenziato e definito come cross-fertilization (la combinazione di idee e/o comportamenti di soggetti diversi, che portano a produrre un risultato migliore), spillover (il fenomeno per cui un'attività economica volta a beneficiare un determinato settore o una determinata area territoriale produce effetti positivi anche oltre tali ambiti), learning by interacting (l’apprendimento attraverso l’interazione e la trasmissione spontanea dei comportamenti efficienti all’interno di una comunità o un’area).

Ecosistema della formazione

Come possono dunque essere facilitati e potenziati questi effetti positivi per lo sviluppo locale? Negli ultimi anni si è diffuso il termine “ecosistema” per indicare tutti quegli elementi che permettono a un sistema di funzionare. Il termine si è sviluppato inizialmente nell’ambito delle scienze naturali, e si è poi diffuso a tutti i tipi di sistema, anche quelli economici. Si parla, ad esempio, di ecosistema del turismo per indicare la presenza e le interazioni di soggetti anche molto differenti tra di loro e con finalità talora non convergenti, che però tutti concorrono al successo, o all’insuccesso, del turismo in un determinato territorio: dagli albergatori e gestori di strutture extra-alberghiere ai ristoratori, dal commercio di prodotti tipici locale ai musei, dai parchi naturali alla popolazione nel suo complesso.

E’ possibile individuare a grandi linee le caratteristiche di un ecosistema locale della formazione, in grado di produrre non solo buon capitale umano, ma anche un positivo spillover nella società locale in termini di crescita delle competenze e della capacità progettuale e innovativa in tutti gli ambiti e non solo in quello a cui fanno riferimento i corsi di studio.

Il poderoso processo di trasformazione dell’economia e della società avvenuto negli ultimi decenni non poteva non avere conseguenze sulle strutture deputate alla diffusione di conoscenza. Con il crescere dell’importanza della conoscenza come fattore produttivo, il settore della formazione (che, inteso in senso allargato comprende la scuola di base e quella superiore, l’Università e la formazione professionale, l’aggiornamento e la riqualificazione, il cosiddetto lifelong learning), si è trovato a svolgere un ruolo importante non solo più, come nel passato, di “fornitore” di “capitale umano” qualificato. L’Università, ad esempio, si è trasformata profondamente negli ultimi decenni per quanto riguarda l’attività di formazione: l’economia post-fordista richiede, infatti, forza lavoro con un più elevato livello di formazione. L’Università, da luogo “di élite, deputato alla formazione della classe dirigente, è così diventata luogo “di massa”, a ragione del cresciuto numero di studenti destinati a fornire la forza-lavoro necessaria all’economia post-fordista. Al tempo stesso essa è cambiata anche per quanto riguarda la ricerca, che è diventata, in misura crescente, produzione di conoscenza utilizzabile dall’economia e dalla società.

La sfida delle società locali

Dato lo scenario in cui si colloca il nuovo ruolo svolto della conoscenza per l’economia, allora le società locali hanno di fronte una sfida che può essere giocata su più livelli:

  • su un primo livello, si tratta di qualificare al meglio l’istruzione scolastica, la formazione professionale, l’istruzione universitaria, la ricerca;
  • su un secondo livello, si tratta di costruire un sistema formativo fortemente integrato tra i vari attori della formazione, dell’istruzione e della ricerca;
  • su un terzo livello, si tratta di costruire le interfacce tra gli attori del sistema formativo, da una parte, e gli attori della produzione e dei servizi, dall’altra parte.

Gli studi realizzati negli ultimi anni hanno evidenziato che le caratteristiche “virtuose” che permettono di integrare il sistema formativo con lo sviluppo locale sono:

  • una chiara conoscenza dei fabbisogni formativi e delle caratteristiche dell'offerta di lavoro locali;
  • la progettazione di interventi sul sistema formativo che siano orientati alle specifiche esigenze della strategia di sviluppo territoriale;
  • il coinvolgimento diretto degli attori locali economici, istituzionali, sociali nella progettazione delle attività formative e nello svolgimento di attività di orientamento, di seminari, di stage;
  • il monitoraggio continuo delle attività formative e la valutazione della loro coerenza con la strategia di sviluppo locale e del loro impatto.

Sistema di giunzioni

Da quanto delineato emerge il ruolo cruciale del “sistema di giunzioni”: giunzioni tra le singole scuole e le singole imprese, tra l’Università e il sistema scolastico, tra l’Università e la ricerca, tra il sistema formativo e il sistema sociale, tra il sistema formativo e le istituzioni locali.

Tali collegamenti hanno creato in passato “luoghi” nei quali si è realizzata la collaborazione tra il sistema formativo e l’impresa, come i servizi di job placement, i saloni dell’orientamento, gli incubatori tecnologici. In alcuni casi si tratta di luoghi “virtuali”, come ad esempio i portali sul web per l’orientamento lavorativo dei giovani o le banche dati dei laureati a cui possono rivolgersi le aziende. Questi collegamenti, seppur utili, ora non sono più all’altezza delle sfide che abbiamo delineato.

Ai fini dello sviluppo locale è ora rilevante come si struttura il sistema formativo locale.

La visione del territorio che si è diffusa negli ultimi decenni porta, infatti, a considerare il territorio non più solo come un supporto indifferente, astratto e passivo in cui si localizzano attività economiche. Il territorio è considerato, piuttosto, come un sistema complesso, composta da entità che hanno una loro storia, una loro struttura, una loro identità. Il territorio è dunque “attivo”, ha la capacità di reagire, attraverso risposte proprie, agli stimoli che provengono dall’esterno, dal “globale”. Una delle risposte cruciali, come evidenziato sopra, riguarda il sistema formativo.

Visione condivisa del futuro del luogo

Lo sviluppo locale ha, dunque, maggiori probabilità di successo in un territorio caratterizzato da negoziazione tra attori locali ma anche sovra-locali dello sviluppo, fondata su una visione condivisa del futuro del luogo. Si tratta di aspetti sui quali si è concentrata la riflessione delle varie scienze sociali che si sono interessate negli ultimi decenni al tema dello sviluppo locale, dalla sociologia all’economia, alla scienza politica, e che hanno portato ad approfondire il legame tra lo sviluppo, da una parte, e, dall’altra parte, una serie di fattori immateriali, come il capitale sociale, l’identità locale, le reti locali e sovra-locali, la governance, la pianificazione strategica.

Il sistema formativo (inteso nel significato ampio sopra ricordato, che comprende la scuola di base e quella superiore, l’Università e la formazione professionale, l’aggiornamento e la riqualificazione, gli incubatori di impresa) è uno dei campi in cui si misura la capacità di un territorio di essere “attivo” e di saper costruire strategie di sviluppo. La relazione virtuosa tra il sistema formativo e gli altri sistemi presenti sul territorio (territorio che può dunque essere pensato come un “sistema di sistemi a base territoriale”) è, nell’epoca della “economia della conoscenza”, un fattore produttivo importante che richiede, al pari degli alti fattori, progettualità e risorse al fine di contribuire alla crescita economica e alla coesione sociale.

Molti degli aspetti evidenziati nelle riflessioni sopra sviluppate sono già presenti nel Polo Universitario di Asti e nelle tendenze di sviluppo futuro indicate dalla sua dirigenza; si vedano, ad esempio, le due recenti interviste al presidente del Polo Universitario Mario Sacco uscite il 30 maggio sulle pagine locali de La Stampa e il 3 giugno su Culture online.

Il rafforzamento dei singoli attori locali dell’ecosistema della formazione e delle relazioni tra di essi; il consolidamento delle relazioni tra l’ecosistema locale e gli attori sovra-locali della formazione (Regione, Atenei, Ministero, ecc.); l’adesione degli attori locali (dalle istituzioni alle associazioni datoriali, dal sindacato all’associazionismo, dal sistema bancario alla popolazione nel suo complesso) possono, ampliare e velocizzare le dinamiche in corso e dunque l’esplicarsi delle conseguenze positive sullo sviluppo locale, sulla qualità della vita locale e sulle progettualità dei giovani che si formano nel Polo Universitario.

Tags: città, economia, istruzione, formazione, Laboratorio città

 


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