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Intervista a Paolo Lanfranco, presidente Provincia di Asti

di: Paolo Lanfranco, presidente Provincia di Asti

Lei è un sostenitore del ruolo dell’ente Provincia, quali settori di intervento ritiene che dovrebbero essere riabilitati?

La Provincia, soprattutto in un territorio caratterizzato da piccoli e piccolissimi paesi, è l’istituzione che può portare avanti politiche strategiche di area vasta; la tutela del territorio, il suo sviluppo, l’erogazione dei servizi ai cittadini non possono più essere garantiti dai Comuni che, nonostante il grande impegno messo in campo da amministratori, volontari e dipendenti tuttofare, non riescono a fare fronte alle esigenze del XXI secolo: abbiamo necessità di idee, di capacità di realizzarle e metterle a sistema, di fare squadra, di portare avanti sia l’attività ordinaria sia i progetti più lungimiranti, con personale qualificato e specializzato. Questo è il compito che spetterebbe all’Ente Provincia, compito che la rende oggi ancor più necessaria che in passato; l’assetto istituzionale dello Stato non può prescindere dall’individuazione di un soggetto territoriale forte che, oltre a garantire una manutenzione di strade e scuole quantomeno accettabile, sia vocato al coordinamento ed al supporto dello sviluppo territoriale, con particolare attenzione alle materie più delicate e complesse, quali l’ambiente, la pianificazione territoriale, l’organizzazione dei trasporti. Al cittadino potrebbe essere sfuggita la proliferazione di enti, consorzi, agenzie, associazioni e società costituite per gestire materie che potrebbero benissimo ritornare alla Provincia. Un’ultima considerazione: dovrebbe essere riabilitata la democrazia diretta e la dignità di chi dedica tempo e passione all’amministrazione locale; cavalcando argomenti demagogici è stata sottratta ai cittadini la possibilità di votare; va riaffermato come l’espressione dell’orientamento politico e la valutazione sull’operato degli Amministratori non costituiscano uno spreco di risorse, bensì un fondamento della democrazia.

Quali sono le peculiarità del nostro territorio che potrebbero aiutare una ripresa economica, turistica e sociale?

Il nostro territorio ha un grandissimo potenziale, finora solo parzialmente colto. Va innanzitutto evidenziata la collocazione geopolitica dell’astigiano, nel cuore del Piemonte, e lungo importanti assi di collegamento est-ovest e sud-nord del continente europeo; questa è un’opportunità che può essere colta solo attraverso un solido sistema di connessioni: potenziare i collegamenti per le persone e le merci e lo scambio dei dati è la condizione per dare nuovo sviluppo ai territori rurali, dalle profonde e solide radici in un passato fecondo ma proiettati verso nuovi modelli, che di quel passato mantengano la dimensione umana dei rapporti. Il potenziale dell’astigiano sta nel suo paesaggio, nella sua cultura, nella sua storia, nei valori dei suoi cittadini e nel loro generoso impegno a favore di Comunità vivaci e operose. Da tutto questo dobbiamo ripartire, con la consapevolezza – messa in evidenza anche in questi mesi di difficoltà e limitazioni – che questo potenziale è nelle nostre mani e insieme possiamo coglierlo trasformando una difficoltà in una grande occasione.

Come potrebbe essere sostenuto secondo Lei il tessuto economico e l’offerta turistica anche nei paesi di tutta la provincia?

L’economia di un territorio può svilupparsi solo applicando, con concretezza, la capacità di fare squadra, di mettere a sistema le tante singole iniziative private e pubbliche; ripeto: con concretezza!, Ed evitando che questi concetti restino parole vuote e retoriche. Purtroppo la Provincia, ente di area vasta che potrebbe condurre queste politiche strategiche di sviluppo, è stata messa nelle condizioni di non poterlo fare, e non vedo altri soggetti titolati per fare questo. Si sente la mancanza, per un verso, di pragmatismo, e, per l’altro, di una regia, forte e determinata, che diventi sinergia. Anche nel settore turistico si registra un’eccessiva pluralità di soggetti, la cui meritoria attività risulta talvolta inefficace perché scoordinata, se non concorrenziale, con quella degli altri, o troppo limitata nel proprio orizzonte; bisognerebbe, ad esempio, avere il coraggio e la forza di valutare quali manifestazioni di paese possano, in una rete di iniziative di qualità, essere davvero attrattive per un turista… e su queste puntare con convinzione, concentrando risorse per una promozione di ampio respiro. Personalmente credo più nel valore e nelle potenzialità di una rete di eventi diffusi, che non in grandi eventi sporadici e slegati dalla cultura del territorio.

Tags: economia, cultura, turismo, tutela ambiente, Laboratorio città

 


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