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Cultura e creatività

di: Laurana Lajolo

I beni culturali e paesaggistici di Asti e della sua provincia sono senza un’adeguata valorizzazione, anche se nel tempo sono stati condotti censimenti e studi e si sono sviluppate molte proposte. Dobbiamo considerarli invece, dopo la fase di buio calato su teatro, cinema, musica, arte, libri, paesaggio, tutto diventato virtuale, una preziosa mappa del tesoro da dissotterrare con una creatività propria della produzione culturale.

Qualche esempio. Il Museo Paleontologico è la vetrina dei giacimenti fossili diffusi nell’ambiente, unici per gli studi paleontologici; i parchi e le riserve naturali; l’itinerario delle chiese romaniche nel Nord Astigiano e quelli degli scrittori, tutti luoghi visitabili individualmente o da piccoli gruppi, predisponendo una app come guida, ma anche con scenari multimediali ospitati su piattaforme Web.

La Pinacoteca di Palazzo Mazzetti, oggi frequentata solo per le mostre di richiamo, è uno scrigno di opere importanti per la storia locale e per l’arte nazionale. Attraversare le sale di esposizione è come sfogliare la storia culturale e sociale di Asti, attraverso gli artisti e i loro collezionisti (mecenati del passato), ospitati in un contenitore prestigioso che ha, a sua volta, una storia come Palazzo Alfieri e la Fondazione Guglielminetti, Palazzo Crova a Nizza Monferrato, Castello di Costigliole, e, per fare solo qualche esempio. E vanno promosse nuove forme espressive dell’arte.

La tradizione teatrale e musicale, rinnovata da Astiteatro più di 40 anni fa e da Astimusica 24 anni fa, può essere vitalizzata dalle professionalità esistenti con ricerche laboratoriali di progettazione, sperimentazione e produzione, senza pensare a ridimensionamenti. Abbiamo “inventato” Astiteatro perché dovevamo chiudere il Teatro Alfieri e per valorizzare il centro storico allora in degrado, e quando il festival ha vissuto una fase di declino, abbiamo dato inizio ad Astimusica con l’intenzione di una contaminazione di generi (poi non attuata) tra diverse forme di spettacolo, collocandola in piazza del Duomo appena chiusa al traffico. Questi esempi per dire che le grandi manifestazioni si devono intrecciare con le dinamiche del territorio e le esigenze della comunità.

Il patrimonio librario della città, ora compresso, deve ritornare a circolare nei quartieri e nei comuni per divulgare conoscenze e narrazioni per rigenerare la socialità. In questa direzione possono svolgere un ruolo molto interessante gli istituti di ricerca anche riversando gli studi compiuti in progetti multimediali innovativi e interessanti per la didattica e per il pubblico. Le stesse offerte enogastronomiche possono essere accompagnate da forme di narrazione delle tradizioni contadine, che ritornano ad essere un riferimento basilare alla costruzione del senso del tempo e dello spazio dopo l’”avvelenamento” del virus. In sostanza propongo che gli operatori culturali e gli amministratori siano in grado di “inventare il nuovo” e non solo di mantenere qualcosa del passato recente. Non guardiamo solo alle manifestazioni sospese e agli incontri rinviati, ma cerchiamo nuove opzioni di valorizzazione.

Tags: cultura, musei, Laboratorio città, coronavirus

 


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