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Obiettivi primari

di: Alessandro Mortarino

Quaranta/cinquanta persone presenti a un incontro convocato per discutere di rigenerazione urbana, a una settimana dal giorno di Natale, rappresentano un ottimo viatico per l'avvio di un percorso virtuoso collettivo potenzialmente in grado di produrre idee concrete da trasformare in proposte e azioni. Urgenti e necessarie.
Molti i temi già suggeriti e molti gli altri "semi" latenti che nel primo incontro non si sono potuti accennare per mancanza di tempo e che sicuramente avrebbero favorito la definizione di un "contesto" a più ampio raggio (forse sarebbe utile "contingentare" gli interventi in 3/4 minuti per consentire a chiunque di esprimersi...). Ma già la prima sessione del dibattito ha fornito un quadro chiaro della situazione e tracciato alcuni "paletti" di delimitazione opportuni.
Dagli interventi, personalmente ho tratto alcune considerazioni che mi fanno pensare che per il corretto prosieguo occorrano sviscerare innanzitutto due aspetti.
Il primo riguarda il fatto che nelle prime analisi si è ragionato di città e di contenitori vuoti secondo una visione che mi è parsa fortemente basata sulla tecnica e sull'orientamento "antropocentrico". Temo non sia sufficiente: tutto il nostro pianeta è scosso dai tremori di un modello sociale che mostra i suoi limiti fisici e indica i rischi che l'intero ecosistema corre. L'emergenza climatica ci obbliga a ripensare il ruolo delle città, a immaginare azioni di grande portata e non solo "agopunture urbane", certamente utili ma insufficienti se a monte non vi è una visione a 360° che tocchi contemporaneamente urbanistica, mobilità, spazi verdi, rapporto tra impianti produttivi e natura, bisogni dei cittadini, risposte all'emergenza - appunto - planetaria.
Il secondo elemento è di carattere metodologico: negli ultimi anni (molti anni...) ciascuno di noi e tutti assieme abbiamo offerto alla città centinaia di momenti di studio e di analisi. Convegni, conferenze, seminari, tavole rotonde, interi festival che hanno contribuito alla disseminazione culturale e alla crescita di una coscienza collettiva, ma hanno tristemente fallito nel coinvolgere operativamente le classi politiche, gli amministratori pubblici, i decisori che hanno mostrato attenzione ma, all'atto pratico, non hanno modificato le loro scelte e decretato ancora una volta il decesso imperituro della pianificazione, relegata al ruolo di passivo contabile di un'urbanistica contrattata basata sulle volontà dei singoli e non degli interessi della collettività.
Occorre quindi, a mio avviso, che questo nostro "tavolo" si ponga da subito un obiettivo, onde evitare di ripetere l'errore di credere che buone idee e buone proposte siano accolte a braccia aperte da decisori politici troppo preoccupati a non scalfire lo status quo del "si è sempre fatto così"...
Io di obiettivi primari ne intravvedo sostanzialmente due (non nominati nel primo incontro, ma già ben presenti nelle analisi di tutti):
1) a livello generale, cioè nel contesto nazionale, la necessità di avere una norma/legge di riferimento a contrasto del consumo di suolo, che favorisca nel contempo il pieno ed esclusivo riuso dei suoli urbanizzati. Come Forum Salviamo il Paesaggio, una Proposta di Legge l'abbiamo elaborata grazie al lavoro di un Gruppo multidisciplinare formato da 75 massimi esperti (http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/la-nostra-proposta-di-legge/). Questa proposta normativa è in discussione al Senato da più di un anno, ma l'iter si è "misteriosamente" arenato e ora occorrerebbe che tutta la società civile ne sollecitasse la ripresa: c'è bisogno, quindi, anche della voce degli Ordini Professionali e dei Consigli comunali, al fianco di quella dell'Ispra, della Corte dei Conti e delle oltre 1.000 organizzazioni e decine di migliaia di singole persone che compongono il Forum nazionale (http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2019/12/legge-consumo-di-suolo-sollecitiamo-una-mozione-a-tutti-i-consigli-comunali/). Possiamo contare su una presa di posizione in tal senso anche a livello locale?
2) a livello cittadino, credo che non occorrano grandi voli pindarici per riconoscere che il Piano Regolatore vigente, nato già "vecchio" nel 2000, risulta non attuato nelle sue previsioni e enormemente sovradimensionato: andrebbe sostituito. I Sindaci che si sono avvicendati dal 2000 in avanti mi hanno sempre detto che adottare un nuovo PRGC costa fatica, tempo, denari e che quindi "non si può fare". Non commento l'assurdità proferita (bipartisan, non è una questione ideologica...), ma sostengo che almeno l'avvio di un tavolo partecipato per un nuovo Piano Strategico sarebbe azione necessaria e improcrastinabile. Questo nostro tavolo ritiene di produrre una richiesta collettiva (cioè sottoscritta da tutti gli Ordini professionali, dalle associazioni culturali, del volontariato, ambientaliste ecc.) all'amministrazione comunale e finalmente "costringerla" ad imboccare la strada della definizione (ripeto: partecipata) di una visione per il futuro cittadino?
Se non stabiliamo precisi obiettivi da subito (e obiettivi "alti") temo che faremo un avvicente percorso culturale, ma foriero di limitati effetti pratici.
E sarebbe un vero peccato...

Tags: riqualificazione edifici

 


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