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Considerazioni sulla città: un laboratorio, cioè una visione del e per il futuro...

di: Alessandro Mortarino

Raccolgo le sollecitazioni di Laurana Lajolo e di Culture per esprimere qualche sintetica opinione sul possibile percorso di un Laboratorio delle idee per la città di Asti. Un percorso che mi pare non soltanto utile ma necessario, alla luce della situazione sociale attuale e di un momento di fermento civico positivo che ritengo debba essere ulteriormente stimolato e favorito da tutti coloro - persone e associazioni/movimenti - che hanno a cuore il futuro di una comunità ritrovata.

La società civile di Asti negli ultimi mesi ha, infatti, imboccato una strada a mio avviso molto importante, che dimostra una maturità e una consapevolezza di elevato profilo. Attraverso le proposte e azioni della Rete «Asti Cambia», uno dei temi più rilevanti del nostro vivere quotidiano (quello della grave situazione dell'inquinamento dell'aria urbana) è stato affrontato ponendo in evidenza la necessità di impegnare i singoli a rivedere i propri stili di vita personali e, dunque, a non demandare ad altri - alla «politica» e all'amministrazione locale - la risoluzione di un problema. Che, in questo caso, riguarda la salute.

La salute delle persone. La salute dell'ambiente. La salute dell'intera comunità.

Asti cambia e il colore arancione

«Asti Cambia» da mesi ha suggerito di intervenire nelle abitudini legate alla mobilità, invitando tutte e tutti a dedicare almeno la giornata del venerdì per utilizzare mezzi di trasporto «dolce» (bicicletta, piedi, trasporti pubblici in vece delle autovetture private), connotandosi con un accessorio di colore arancione per rendersi testimoni di una scelta da imitare. Arancione: il colore che simboleggia la comprensione, la saggezza, l’equilibrio. Un colore che viene spesso associato alla salute del nostro corpo: agisce sulla nostra vitalità, libera da sintomi depressivi aumentando la capacità di reagire alle avversità della vita, simboleggia la fertilità.

Oltre ai venerdì in arancione, «Asti Cambia» ha portato in città anche una serie di iniziative in occasione della Settimana europea della mobilità sostenibile, tra il 16 e il 22 settembre, con una ampia partecipazione di cittadini a un analitico convegno e a due manifestazioni rigorosamente a piedi e in bicicletta. Parallelamente l'amministrazione comunale ha anch'essa deciso di aderire alla Settimana europea attraverso una domenica di stop alla circolazione delle auto nelle vie centrali; molto probabilmente questa azione l'amministrazione non l'avrebbe intrapresa se il fermento arancione dei mesi precedenti non ci fosse stato...

Piano del traffico urbano

E in ballo c'è l'ormai famigerato Piano del Traffico Urbano: presentato in bozza preliminare a fine luglio dal Sindaco Rasero, ha già ricevuto documenti di «Osservazioni» da parte della Rete «Asti Cambia» e di diverse organizzazioni aderenti.

Non sono «Osservazioni» consuete, nel senso che non si focalizzano su singoli interventi previsti dal progetto (la modifica di un percorso, una nuova rotonda, la chiusura di una via) ma toccano un tasto molto più elevato: mettono, cioè, in discussione la modalità dell'approccio al problema, suggeriscono di stabilire un obiettivo di riferimento (la salute) ed effettuare un repentino e concreto cambio di rotta.

Il Piano del Traffico Urbano è, infatti, solo uno strumento: uno degli strumenti che compongono una vera visione per contrastare con efficacia l'emergenza inquinamento (che è e deve essere l'obiettivo, appunto). E' solo una minima parte di un più importante e sovrastante disegno che è dato dal Piano della mobilità (sostenibile), completamente assente nel progetto preliminare di Asp e del Comune.

E un Piano della mobilità è strettamente legato al vigente Piano Regolatore, ormai obsoleto, sovradimensionato e non attuato nel corso degli ultimi 20 anni: oggi andrebbe rivisto profondamente e il suo aggiornamento (serio) imporrebbe ovviamente un diverso Piano della mobilità e, di conseguenza, un diverso Piano del traffico.

Nuovo ruolo propositivo della cittadinanza

In questa già avviata azione «dal basso» io vedo i fermenti di un nuovo ruolo propositivo di tutta la cittadinanza. Che dobbiamo e possiamo ulteriormente allargare all'intero spettro della vita della comunità (occupazione, cultura, attrazione turistica ecc.). Come?

Individuo due iniziali aree di intervento:

  1. Un'azione di «pressing» nei confronti dell'amministrazione comunale (non del Sindaco o della Giunta, ma di tutti consiglieri. Di maggioranza e di minoranza...) per «pretendere» che la richiesta di non pianificare il dettaglio senza avere immaginato il contesto complessivo venga accolta e diventi una prassi - una buona prassi - abituale. Nel nostro caso, significa almeno convocare un Tavolo di progettazione che veda coinvolti tutti gli «stakeholder» cittadini, cioè le forze sociali ed economiche, per definire tutti assieme la necessaria «vision».
  2. Sapendo già in anticipo che una visione collettiva verrà bollata dai decisori politici con un abituale «bella, ma non abbiamo le risorse finanziarie per attuarla»... non dovremmo limitarci al Piano Strategico ma quantificare anche i costi/investimenti necessari e suggerire da quali capitoli del bilancio attingere. Cioè studiare in dettaglio i conti dell'ultimo esercizio e le previsioni di quello successivo (non nelle macro voci ma nei singoli «mastrini») e spostare le disponibilità da un costo/investimento superfluo a uno strategico.

Non è un lavoro rapido e neppure piacevole (per chi non è del mestiere), ma la maturità della società civile deve tradursi anche in proposte nette e non solo in idee. Senza scordarci che, spesso, le buone idee possono trovare inattesi sostegni da Bandi continentali, nazionali, territoriali.

Che esistono e sono strumenti intelligenti: mettono a disposizione dotazioni finanziarie per consentire la realizzazione di progetti che rispondano alla soddisfazione di bisogni di un territorio/comunità.

Noi ci siamo abituati, al contrario, a credere che un Bando sia un'opportunità da cogliere sempre e in ogni caso, attraverso progetti raffazzonati all'ultimo istante e, spesso, ben poco utili... Anche questo è un cambio di rotta (culturale? politico?...) di non poco conto.

 

Tags: ambiente, urbanistica, green economy, Laboratorio città

 


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