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Sguardo sulla città - appunti

di: Laurana Lajolo

Prendo in esame due luoghi significativi della città, a cui non siamo abituati a prestare attenzione: il nuovo polo culturale e l’espansione delle aree commerciali periferiche in relazione alla funzione tradizionale del centro città.

Il centro città depotenziato e trafficato

La città e il “non-collegamento” con il territorio provinciale. Il centro cittadino ha perso le sue caratteristiche commerciali (sostituito dai centri commerciali della periferia) e di sede di uffici statali (alcuni decentrati, altri trasferiti per l’abolizione amministrativa delle province) e non esercita più un’attrattiva stabile per i residenti e per gli abitanti della provincia.

La città ha perso la sua funzione baricentrica di capoluogo provinciale: il nord della provincia gravita sul torinese, il sud ha assunto una sua qualificazione (Canelli distretto eno-meccanico), Nizza M. (distretto del vino, centro turistico per le colline limitrofe). Inoltre la chiusura dell’ospedale di Nizza ha fatto gravitare gli utenti verso le strutture sanitarie di Acqui e Alessandria, mentre il tribunale di riferimento è diventato quello di Alessandria. Il riconoscimento Unesco ha sviluppato il turismo nell’area sud. Va ricordato che l’amministrazione di Asti, a suo tempo, non ha chiesto il riconoscimento di zona d’eccellenza dell’Unesco al centro storico di Asti, mentre è stato inserito il centro storico di Nizza M. Anche la promozione turistica, attraverso la nuova alleanza con l’Ente del turismo di Alba, viene fatta esclusivamente sulla città e non in collegamento con il suo hinterland, invece la residenzialità turistica è concentrata nelle strutture della provincia.

Il centro è usato principalmente per i flussi di traffico, che attraversano la città in direzione Alessandria, Torino, Alba, ecc.  Le vie del centro vengono utilizzate come circonvallazioni interne, come parcheggio e non principalmente per fruire del concentrico.

I centri commerciali hanno spostato i flussi degli acquirenti nelle periferie  di corso Alessandria e corso Casale, corso Torino e ora di corso Savona, che sono molto più vivaci e abitate del centro, ma scarsamente servite dai mezzi pubblici. L’espansione della città segue ancora, quasi esclusivamente, la direttiva dell’uso dell’auto per gli spostamenti interni.

Le vie interne del centro storico, che pur mantengono tracce di storia, sono deserte di negozi e, quindi, anche di pedoni, con lastricati dissestati (es. la via principale, corso Alfieri), ecc. Anche il mercato bisettimanale è depotenziato.

E’ venuta meno l’attrattiva funzionale del centro, che rimane attivo soltanto per attività culturali e di intrattenimento di vario genere.

Il nuovo polo culturale intorno a piazza S. Giuseppe: Spazio Kor, Fuoriluogo, Casa del teatro 3, è collocato a pochi passi dal Tribunale (luogo molto frequentato nelle ore diurne), ma l’area è assolutamente trascurata: Casermone in pericolo di crollo, ex scuola media Gatti chiusa, accesso all’area da vie semideserte, senza un collegamento evidenziato tra le tre realtà culturali, semmai separate dai parcheggi. L’area è disadorna, con piccoli scampoli di verde maltenuto, ma fino agli anni ’80 del ‘900 aveva un’identità definita di quartiere popolare, quello di S. Rocco.

Il polo culturale è “scollegato” dal centro storico, dalla sede universitaria, dall’area musei.

Come esempio di progettazione, si può pensare alla riqualificazione di questa area per renderla accogliente, verde, anche turistica e prevedere opzioni di collegamento?

Le periferie (corso Alessandria,corso Casale, corso Torino, corso Cuneo) è il nuovo baricentro commerciale in espansione, ma è anche una zona molto abitata con una popolazione in larga parte interetnica, in cui sono carenti i servizi pubblici. La zona commerciale svolge, ovviamente, anche un ruolo sociale. Ci siamo convinti che i centri commerciali sono non-luoghi e invece oggi sono diventati luoghi di alta frequentazione e socializzazione, anche se non sono in grado di assumere le connotazioni di una città nella città. E’ un’espansione del terziario senza servizi, senza verde pubblico, senza aree comuni. E’ una parte della città lasciata senza identità urbana.

Secondo me dovrebbe intervenire una progettazione “intelligente” delle funzioni che l’area ha assunto.

Mi rendo conto che queste considerazioni sono approssimativa, ma le ho prese come esempio per segnalare che l’uso della città da parte dei cittadini è profondamente cambiato, ma non è cambiata l’ottica  amministrativa e urbanistica. All’inizio del ‘900, ad esempio, si era formato intorno alle nuove fabbriche (Vetreria e Way Assauto) il quartiere operaio di S. Pietro con un’attenzione amministrativa: era un quartiere nuovo con propri servizi e negozi (alcuni aperti dalle stesse maestranze). L’area commerciale attuale, invece, ha prolungato la città in modo  anonimo. Si connota per l’agglomerato di capannoni di vendita con conseguente apertura di ristoranti, bar, palestre, ecc., senza una precisa configurazione urbanistica, anche se lì si svolge non solo l’attività commerciale utilizzata dagli abitanti della città e della provincia, ma quella ricreativa e del tempo libero. E’ “sganciata” dal centro città, che non riceve benefici, ma depotenziamento. Forse dobbiamo cambiare il nostro sguardo sulla dimensione città.

 

Tags: urbanistica, viabilità, Laboratorio città

 


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