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Laboratorio città

Sguardo sulla città - appunti

di: Laurana Lajolo

Le vie interne del centro storico, che pur mantengono tracce di storia, sono deserte di negozi e, quindi, anche di pedoni, con lastricati dissestati (es. la via principale, corso Alfieri), ecc. Anche il mercato bisettimanale è depotenziato.

E’ venuta meno l’attrattiva funzionale del centro, che rimane attivo soltanto per attività culturali e di intrattenimento di vario genere.

Il nuovo polo culturale intorno a piazza S. Giuseppe: Spazio Kor, Fuoriluogo, Casa del teatro 3, è collocato a pochi passi dal Tribunale (luogo molto frequentato nelle ore diurne), ma l’area è assolutamente trascurata: Casermone in pericolo di crollo, ex scuola media Gatti chiusa, accesso all’area da vie semideserte, senza un collegamento evidenziato tra le tre realtà culturali, semmai separate dai parcheggi. L’area è disadorna, con piccoli scampoli di verde maltenuto, ma fino agli anni ’80 del ‘900 aveva un’identità definita di quartiere popolare, quello di S. Rocco.

Il polo culturale è “scollegato” dal centro storico, dalla sede universitaria, dall’area musei.

Come esempio di progettazione, si può pensare alla riqualificazione di questa area per renderla accogliente, verde, anche turistica e prevedere opzioni di collegamento?

Le periferie (corso Alessandria,corso Casale, corso Torino, corso Cuneo) è il nuovo baricentro commerciale in espansione, ma è anche una zona molto abitata con una popolazione in larga parte interetnica, in cui sono carenti i servizi pubblici. La zona commerciale svolge, ovviamente, anche un ruolo sociale. Ci siamo convinti che i centri commerciali sono non-luoghi e invece oggi sono diventati luoghi di alta frequentazione e socializzazione, anche se non sono in grado di assumere le connotazioni di una città nella città. E’ un’espansione del terziario senza servizi, senza verde pubblico, senza aree comuni. E’ una parte della città lasciata senza identità urbana.

Secondo me dovrebbe intervenire una progettazione “intelligente” delle funzioni che l’area ha assunto.

Mi rendo conto che queste considerazioni sono approssimativa, ma le ho prese come esempio per segnalare che l’uso della città da parte dei cittadini è profondamente cambiato, ma non è cambiata l’ottica  amministrativa e urbanistica. All’inizio del ‘900, ad esempio, si era formato intorno alle nuove fabbriche (Vetreria e Way Assauto) il quartiere operaio di S. Pietro con un’attenzione amministrativa: era un quartiere nuovo con propri servizi e negozi (alcuni aperti dalle stesse maestranze). L’area commerciale attuale, invece, ha prolungato la città in modo  anonimo. Si connota per l’agglomerato di capannoni di vendita con conseguente apertura di ristoranti, bar, palestre, ecc., senza una precisa configurazione urbanistica, anche se lì si svolge non solo l’attività commerciale utilizzata dagli abitanti della città e della provincia, ma quella ricreativa e del tempo libero. E’ “sganciata” dal centro città, che non riceve benefici, ma depotenziamento. Forse dobbiamo cambiare il nostro sguardo sulla dimensione città.

 

Tags: urbanistica, viabilità, Laboratorio città