ULISSE SULLE COLLINE

Poesia, natura, musica, arte

XXVI edizione

Sabato 25 maggio 2019 - ore 15

Vinchio

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I cambiamenti climatici estremi. Intervista di Beppe Rovera a Vincenzo Ferrara

di: Vincenzo Ferrara

Vincenzo Ferrara, fisico dell’atmosfera, vive a Roma ed ha seguito per l'Enea, di cui è stato a lungo ricercatore e primo dirigente, i più importanti vertici internazionali per la mitigazione degli effetti dovuti ai gas serra. In particolare, ha seguito i lavori della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC) il cui obiettivo è la stabilizzazione delle concentrazioni dei gas alteranti a un livello tale da prevenire pericolose interferenze antropogeniche per il sistema atmosferico. Una Convenzione sottoscritta e firmata nel giugno 1992, entrata in vigore nel marzo 1994, affinché diventasse finalmente operativa, attraverso appositi protocolli di attuazione. Finora, però, a fronte di molte intese, da Kyoto ‘97 a Parigi 2015, poco o nulla è stato fatto in concreto. L’ultimo accordo, poi, quello di Parigi, appunto, definito dai media “storico” per arrivare ad una consistente riduzione dei gas climalteranti, giace ...sulla carta. E se pensiamo che dal 1992 le emissioni globali di gas serra non si sono ridotte, ma sono aumentate del 37%, e che negli ultimi 25 anni si è registrato quasi tutto l’aumento di un grado della temperatura globale del pianeta dell’ultimo secolo, il quadro appare davvero preoccupante. 

Dottor Ferrara, arriva l’autunno ed ecco eventi sempre più catastrofici, spesso imprevedibili nella loro portata reale. E nessuno può più sentirsi al sicuro. Che dobbiamo aspettarci, ancora? Cosa ci riservano che già non conosciamo i cambiamenti climatici? 

Il clima globale sta cambiando abbastanza velocemente. L’atmosfera terrestre intrappola sempre più energia a causa della crescente concentrazione di gas serra. L’anidride carbonica, che è il principale gas serra ha raggiunto quest’anno il livello di 410 ppm (parti per milione). E’ il livello più alto mai raggiunto negli ultimi 800 mila anni (come risulta dalle ricerche in Antartide). Ed è il livello più alto mai raggiunto negli ultimi 20 milioni di anni (come risulta dalle ricerche geologiche e paleoclimatiche). Per ritrovare valori attorno a 400 ppm o superiori bisogna tornare indietro nel tempo al mesozoico (oltre 60 milioni di anni fa) quando però non esistevano gli esseri umani (comparsi solo qualche milione di anni fa e l’Homo sapiens, solo 100-150 mila anni fa).
E la maggiore energia che si genera in atmosfera si trasferisce in gran parte, sotto forma di calore nei mari e negli oceani (che si stanno riscaldando e acidificando), sulle aree continentali (dove si modifica la biodiversità, aumenta la desertificazione e diminuisce la disponibilità di acqua), e sulle aree polari (dove i ghiacci si fondono). La parte di energia che rimane in atmosfera accelera e amplifica i processi energetici

dell’atmosfera stessa, sia quelli di tipo termo-dinamico, come il ciclo dell’evaporazione, condensazione, precipitazione, sia quelli di tipo dinamico e cinetico, come le correnti aeree e il vento. 
In altre parole la maggiore energia disponibile in atmosfera porta ad un’estremizzazione dei fenomeni meteorologici, con l’aumento dell’intensità e della frequenza di fenomeni quali alluvioni e siccità, ondate di caldo e di freddo, e le varie tempeste (uragani, tornado, trombe d’aria, ecc.). Eventi meteorologici estremi come quelli del 27, 28 e 29 ottobre 2018 in Italia, che sembrano “eccezionali”, perché riferiti al clima del passato, sono purtroppo destinati a diventare una “normalità” se ci riferiamo al clima dl futuro. Dobbiamo bloccare la crescita dell’energia nell’atmosfera che significa che dobbiamo bloccare la crescita dei gas serra che si accumulano in atmosfera, tagliando drasticamente le emissioni climalteranti come quelle di anidride carbonica, la maggior parte delle quali provengono dalla combustione di combustibili fossili.

 2) Siamo sempre più sconvolti dalle bizzarrie del clima: nubifragi, allagamenti, frane, sfollati, morti. Ma stentiamo ad organizzarci davvero, a livello nazionale, come territoriale. Eppure non sono mancati stati generali, convegni, addirittura una struttural affidata dal governo Renzi a Erasmo d’Angelis per pianificare la rimessa in sicurezza del Paese dal punto di vista idrogeologico. E ogni volta, si casca dal pero.

I cambiamenti del clima si combattono attraverso due strategie distinte: la strategia della mitigazione e la strategia di adattamento. ● La strategia di mitigazione dei cambiamenti climatici agisce sulle cause dei cambiamenti del clima ed ha l’obiettivo di ridurre le emissioni di gas ad effetto serra provenienti dalle attività umane al fine di eliminarne l’accumulo di gas serra in atmosfera, accumulo che, per le caratteristiche che hanno questi gas di trattenere il calore (la radiazione infrarossa in particolare), determina uno spostamento dell’equilibrio complessivo del bilancio energetico del sistema climatico e, quindi, una variazione del clima. ●  La strategia di adattamento ai cambiamenti climatici agisce, invece, sugli effetti dei cambiamenti del clima ed ha l’obiettivo di prevenire e minimizzare le possibili conseguenze negative e i danni derivanti dai cambiamenti climatici attraverso la riduzione della vulnerabilità e dei rischi, sia quelli riferiti alla popolazione, sia quelli riferiti al territorio e alle attività umane sul territorio, sfruttando, ove possibile, le nuove opportunità di sviluppo socio economico che dovessero sorgere con i cambiamenti climatici.

La strategia di mitigazione per essere attuata ha bisogno di accordi internazionali come il recente accordo di Parigi stabilito nel 2015 dopo il fallimento nel 2012 del protocollo di Kyoto, mentre la strategia di adattamento può essere attuata subito attraverso idonee misure di prevenzione e di protezione a livello nazionale e locale. Adattarsi non significa rassegnarsi all’ineluttabile: l’adattamento è fondamentalmente un’azione di prevenzione dei rischi e di protezione dell’ambiente, del territorio e del benessere socio economico e socio sanitario della popolazione. Azioni quali: ●  proteggere le risorse idriche, utilizzando l’acqua in modo efficiente, ●  salvaguardare la produzione agricola  aumentando la sicurezza alimentare,

●  pianificare il territorio e contro le conseguenze di alluvioni, frane, mareggiate e di altri eventi estremi,

●  proteggere la vita umana rappresentano esempi di azioni di prevenzione che cercano di minimizzare i danni derivanti dal cambiamento del clima e dalla variabilità degli eventi meteorologici estremi, ma anche i danni derivanti dall’uso spesso non razionali delle risorse naturali.

Chi fa non fa cosa in questo nostro martoriato paese?

Nel nostro Paese sarebbe necessario fare una fondamentale azione di conoscenza dei problemi legati all’ambiente ed ai cambiamenti del clima e una ancor più fondamentale azione di miglioramento della consapevolezza individuale e collettiva dei rischi, degli effetti negativi e dei danni che si corrono e di come possono essere affrontati con la prevenzione e la protezione.

Ma, va fatta innanzitutto un’azione di chiarezza e di demistificazione tra crescita socio-economica e sviluppo socio-economico, termini che spesso sono usati come sinonimi spiegando che la crescita significa aumento, espansione, incremento, mentre lo sviluppo significa evoluzione, trasformazione miglioramento. 

La crescita economica e socio-economica non può andare all’infinito nella realtà: solo con un’estrapolazione teorica filosofica si può ipotizzare una crescita infinita fantastica. Sul nostro pianeta reale la crescita economica e socio-economica è comunque finita e non infinita, anche se la si volesse dipingere di verde ed etichettare come ecologica, perché il nostro pianeta non ha risorse infinite, ma finite e limitate.

Lo sviluppo economico e socio-economico può, invece, essere infinito e illimitato se attuato come idonea trasformazione, opportuna evoluzione e come progressivo miglioramento tenendo conto dei vincoli naturali sulle risorse finite e umane di compatibilità nell’uso razionale delle risorse disponibili. Uno sviluppo economico di questo genere che può andare all’infinito ed essere davvero illimitato si chiama sviluppo sostenibile, dove la sostenibilità è riferita ● al territorio, ● all’ambiente, ● alle risorse naturali (sostenibilità ambientale: ambiente terrestre e marino, acqua e risorse idriche, clima);  ● alla popolazione e ● alla organizzazione sociale (sostenibilità sociale: bisogni, diritti, salute, istruzione, giustizia, ecc.); ● alla economia ed al lavoro (sostenibilità economica: produzione e consumi, innovazione tecnologica, investimenti ...)

 

 

Tags: giovani, politica, disuguaglianze, salario, futuro, cambiamenti climatici, Beppe Rovera, Nazioni Unite, riscaldamento, gas serra

 


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