Venerdì 29 marzo 2019 - ore 15,30

Piazza Leonardo da Vinci, 22 Asti

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Il ruolo del Gruppo CR Asti sul territorio

di: Aldo Pia, presidente CRA Asti

Intervista di Laurana Lajolo a Aldo Pia, presidente CRA Asti

Da più parti si esprime preoccupazione riguardo alla situazione economica e al mercato del lavoro, qual è la sua valutazione dell’attuale momento finanziario?

Il contesto mondiale presenta per i prossimi anni aspettative di crescita stabile, mentre l’Area Euro sconta invece previsioni di incremento del PIL sensibilmente inferiori. Secondo le ultime stime in l’Italia, il dato di fine anno risulterebbe inferiore all’1% con un valore negativo nel IV trimestre 2018.

L'anno scorso, nelle aree geografiche in cui il Gruppo C.R. Asti è maggiormente radicato, è proseguita la fase di espansione dell’attività economica, più marcata della media nazionale. In calo la disoccupazione. Sull’andamento dell’attività produttiva ha inciso l’indebolimento della domanda estera, particolarmente accentuato nel settore automobilistico. Tuttavia, l’attività di investimento delle imprese è ancora sostenuta, favorita anche dagli incentivi fiscali previsti dal piano Industria 4.0 terminato nel 2018.

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Le ispirazioni dei musei astigiani

di: Filippo Ghisi, Direttore Fondazione Musei di Asti

Intervista di Laurana Lajolo a Filippo Ghisi, Direttore Fondazione Musei di Asti

Lei dirige da ottobre del 2018 la Fondazione Musei di Asti, che comprende Palazzo Mazzetti, Palazzo Alfieri, Museo Lapidario, La casa romana e la Torre Troyana. Come deve essere per lei un museo, quali sensazioni deve dare al visitatore?

Io credo che i cinque musei siano l’anima artistica della città, molto ricca di storia e di arte, più ricca di altre città vicine. Mi auguro che presto la Fondazione possa allargarsi ad altri siti in città e nel territorio circostante. Asti ha avuto in passato dei grandi mecenati che hanno donato alla comunità importanti collezioni.

Al visitatore vorrei che questi luoghi dessero la sensazione del bello, rappresentato e spiegato con leggerezza. Stare nel bello vuol dire che gli ambienti siano accoglienti, gli allestimenti piacevoli e con un buon apparato conoscitivo. Stiamo lavorando per permettere, oltre che la fruizione fisica delle esposizioni, anche quella on line. E dobbiamo ancora affrontare e risolvere problemi strutturali, come la sorveglianza a distanza così che il personale non sia di custodia ma di competenza alta.

Uno dei nodi della gestione dei musei è la conciliazione tra la qualità dell’offerta culturale e il ritorno economico. Come stanno andando le cose?

Con Chagall, una mostra che è costata 650.000 euro, ci siamo riusciti perché le entrate con 47.000 visitatori hanno portato al pareggio. Abbiamo capito che mostre con artisti famosi permettono di compensare l’investimento economico e provocano un indotto, ottenendo la collaborazione degli operatori turistici e dei commercianti. Pertanto stiamo valutando quale grande mostra proporre per settembre 2019. Il vero problema è invece la gestione ordinaria del museo, la continuità di visitatori e la ricerca di finanziamenti altri anche di privati.

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Sfida del diabete

di: dr. Luigi Gentile, Direttore Diabetologia Asti

Intervista di Graziella Boat al dr. Luigi Gentile

Direttore Struttura Organizzativa Complessa Di Diabetologia Dell’Asl Di Asti. Coordinatore Della Rete Endocrino Diabetologia Del Piemonte Orientale


Perché il 14 novembre è stata dichiarata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e dall’Word Diabetes Foundation, giornata mondiale del Diabete?

Dal 1991 l’International Diabetes Federation (IDF) e l’OMS, a fronte della crescente “sfida” del diabete hanno istituito la GMD e la data del 14 novembre è stata scelta perché corrisponde alla data di nascita di Frederik Banting, lo scopritore dell'insulina con Charles Brest, nel 1922. A seguito della Risoluzione dell’ONU del 2006 che definisce il diabete “una minaccia per le famiglie, gli Stati Membri e per il mondo intero” dal 14 novembre 2007 la GMD è riconosciuta giornata ufficiale dell’ONU.

L’IDF nel 2017 stimava in 451.000 milioni nel mondo le persone con diabete diagnosticato. Con il trend attuale, nel 2045 secondo le stesse stime potrebbero essere 693.000 milioni le persona con diabete nel mondo. I casi diagnosticati di diabete sono aumentati in modo rilevante, in parte per una maggiore sensibilità che ha favorito il ricorso ai controlli ed ad una diagnosi precoce, in parte per cause legate anche all’invecchiamento della popolazione: nelle classi di età più avanzate la prevalenza del diabete è prossima al 20% della popolazione. In Italia il 65% delle persone affette da diabete che afferiscono alle strutture Diabetologiche ha più di 65 anni. Determinante nell’incremento epidemico del diabete è la presenza di obesità e la mancata adozione di stile di vita salutare.

Che cosa significa stile di vita negativo?

Cattive abitudine alimentari con consumi eccessivi di cibo ricco di grassi e povero di fibre, vita sedentaria, poco esercizio fisico, sono alcune delle cause che possono provocare il diabete. Un’altra delle condizione favorenti è, comunque, la familiarità e la presenza di comorbilità frequentemente associate al diabete, quali obesità, ipertensione arteriosa, dislipidemia (incremento dei gassi nel sangue).

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Matera 2019. Capitale europea della cultura

di: Paolo Verri, direttore di Matera – Basilicata 2019

Intervista a Paolo Verri, direttore di Matera – Basilicata 2019

1) Come è stato possibile il “miracolo” di Matera capitale europea della cultura 2019

Matera 2019 non è un miracolo ma una grande forza di volontà collettiva fatta dalla capacità delle Istituzioni di stare insieme, dei cittadini di convincersi che la partecipazione attiva è possibile e di un gruppo dirigente variegato, proveniente da diverse parti dell’Italia e dell’Europa che si è messo a servizio di un progetto molto chiaro e definito. Un progetto sviluppato attraverso due modalità, una strategica, con l’obiettivo di mettere Matera sulla mappa della cultura e del turismo, e una tattica, dando informazioni molto precise a chi avrebbe dovuto selezionare la città per il titolo di Capitale Europea delle Cultura.

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Tre domande a Giorgio Calabrese

di: Giorgio Calabrese

Il tuo nuovo compito, in quanto presidente del Comitato Sicurezza Nazionale del Ministero della Salute, è di valutare il rischio alimentare per poter intervenire tempestivamente. Mi pare che i controlli in Italia funzionino abbastanza bene. Quali sono gli strumenti che hai a disposizione?

L’Italia è la nazione in Europa e nel mondo che ha in atto la legislazione alimentare più rigida e rigorosa nei confronti di tutti quei paesi che vantano eccellenze alimentari. Noi abbiamo un Ministero della Salute che grazie ai servizi veterinari di alto livello, controlla adeguatamente tutti problemi connessi sia alla bontà e quindi qualità del cibo, ma soprattutto all’igiene e alla salubrità di quest’ultimo. Il mio ruolo è quello di coordinare i 12 scienziati, ognuno esperto in una branca differente, che ad ogni allerta con me ci allertiamo per approfondire le cause dell’eventuale emergenza e grazie agli ottimi Carabinieri del NAS interveniamo prontamente e blocchiamo gli eventuali pericoli per la salute umana.

Tu sei un nutrizionista che insegna ormai da lungo tempo a mangiare bene e sano. Ci dai qualche consiglio per “stare bene” mangiando in modo equilibrato?

La prima regola è quella di seguire il modello alimentare Mediterraneo, fatto da tanta verdura, frutta, legumi e cereali che si sposa perfettamente con i cibi di origine animale, come il latte i latticini, lo yogurt, la carne rossa e bianca, il pesce, le uova e i prosciutti. Sono da limitare, ma non da escludere gli insaccati, come il salame, il cotechino, lo zampone, ecc. perché presentano una quantità di grassi, in genere, superiore agli alimenti carnei.

5 porzioni tra frutta e verdura ogni giorno, associati a pasta o riso o legumi e pane, naturalmente frazionati nei vari pasti, ci permettono di vivere più a lungo e meglio e questo è uno dei fattori che ci hanno permesso di essere il popolo più longevo del mondo .

 Perché sono preferibili i prodotti italiani da quelli provenienti dall’estero?

I prodotti alimentari italiani sono monitorati sin dalla loro nascita, sui campi se si tratta di vegetali e ortofrutta, o negli allevamenti si tratta di alimenti di origine animale, compresi i mari e i fiumi e i laghi per i pesci. Noi siamo Europa e con orgoglio siamo in grado di controllare ciò che importiamo ed esportiamo sia nel nostro Continente sia nel mondo. Non sempre però i cibi che importiamo sono di buona igiene e di qualità e quindi il mio spassionato consiglio ai nostri consumatori è quello di preferire ciò che riporta made in Italy, senza naturalmente penalizzare il contrassegno dei cibi con CE, cioè Comunità Europea.



Prof. Giorgio Calabrese Ph.D. h.c. Docente di Dietetica e Nutrizione Umana

 
 

Presidente Comitato Naz. Sicurezza Alimentare (C.N.S.A.) Ministero della Salute, Presidente del Comitato scientifico nazionale Alimenti origine animale (COSNALA) MIPAAF., Presidente del Dipartimento Ricerca scientifica della Fondazione internazionale Luigi Einaudi; Universita' degli studi Torino-Fac. Medicina Sc. Spec. Chirurgia ­ Osp. Molinette, Universita' degli Studi Torino-sede di Asti Tecn. Alimentari Ristorazione collettiva, Universita’ Piemonte Orientale- Dip. Scienze e Innovazione Tecnologica (DISIT)

 

studi medici

 

asti- via verdi 2- tel 0141 34980; fax 0141 353790; Torino- Medical Center; c.so Einaudi 18/a- 011 591388; fax. 011 505564, Milano- St. Gam; 4°p.- Corso di Porta Vittoria,28- tel. 02 21116145. 2° scala a dx., Roma- Clinica Mater Dei via Bertoloni 32- tel. 06 802206060; fax 06 802206022

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I cambiamenti climatici estremi. Intervista di Beppe Rovera a Vincenzo Ferrara

di: Vincenzo Ferrara

Vincenzo Ferrara, fisico dell’atmosfera, vive a Roma ed ha seguito per l'Enea, di cui è stato a lungo ricercatore e primo dirigente, i più importanti vertici internazionali per la mitigazione degli effetti dovuti ai gas serra. In particolare, ha seguito i lavori della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC) il cui obiettivo è la stabilizzazione delle concentrazioni dei gas alteranti a un livello tale da prevenire pericolose interferenze antropogeniche per il sistema atmosferico. Una Convenzione sottoscritta e firmata nel giugno 1992, entrata in vigore nel marzo 1994, affinché diventasse finalmente operativa, attraverso appositi protocolli di attuazione. Finora, però, a fronte di molte intese, da Kyoto ‘97 a Parigi 2015, poco o nulla è stato fatto in concreto. L’ultimo accordo, poi, quello di Parigi, appunto, definito dai media “storico” per arrivare ad una consistente riduzione dei gas climalteranti, giace ...sulla carta. E se pensiamo che dal 1992 le emissioni globali di gas serra non si sono ridotte, ma sono aumentate del 37%, e che negli ultimi 25 anni si è registrato quasi tutto l’aumento di un grado della temperatura globale del pianeta dell’ultimo secolo, il quadro appare davvero preoccupante. 

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Il valore del lavoro, intervista a Luca Quagliotti

di: Luca Quagliotti, segretario della Camera del Lavoro di Asti

Intervista a Luca Quagliotti, segretario della Camera del Lavoro di Asti. Una riflessione schietta sul sindacato e indicazioni sulle prospettive possibili

 

Mi dai una definizione della dignità del lavoro?

Parlando di dignità del lavoro mi viene subito in mente l’art. 1 della Costituzione, che ne è l’espressione massima: “L’Italia è una Repubblica Fondata sul Lavoro”. Giuseppe Di Vittorio, a mio avviso il più grande sindacalista italiano sosteneva che il lavoro è fondamento della dignità della persona e la via per l’emancipazione sociale. Oggi viviamo un periodo terribile, per la mancanza di lavoro, specie per le nuove generazioni e per la diffusa condizione di sotto salario, che stride a confronto degli emolumenti di alcuni manager d’azienda che  guadagnano 3000 volte di più del singolo lavoratore. Adriano Olivetti, uno degli imprenditori più illuminati del ‘900, sosteneva che un dirigente non poteva guadagnare più di 10 volte rispetto ad un operaio. Il disagio di oggi è frutto di una società che ha il suo perno nel denaro e un’immagine distorta del lavoro, che, a prescindere dalle mansioni, deve avere la sua dignità. La sinistra e anche la CGIL, per certi aspetti, devono ridare al salario il giusto valore. Un giovane che ha studiato oggi guadagna meno di uno che non ha studiato e vive anni di precarietà e sfruttamento prima di vedere riconosciuto, ammesso che ciò capiti, il proprio percorso di studi. L’Italia è uno dei Paesi OCSE con il più alto grado di dispersione scolastica e il più basso numero di laureati.  Se all’estero è il titolo di studio a promuovere la mobilità sociale. In Italia non succede. Ne consegue che non solo i singoli ma l’intera società è bloccata.

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