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Sana'a (YEMEN)

di: Sergio Ardissone, fotografo

La porta Bab el Yemen ti fa entrare nel ventre di San’a e improvvisamente, senza preparazioni, ti lancia nel cuore pulsante dello Yemen.

L’Arabia Felix era di fronte a me, al di là di quella porta avrei ritrovato il mondo arcaico di sempre. Infatti, superato quel varco, una corrente in piena di uomini con turbante e “jambia” mi trascinò verso l’imbuto del “suk”, verso i suoi odori ed i suoi suoni inconfondibili. Non potendo vincere quella piena mi arresi senza porre resistenza, e mi trovai incanalato nei piccoli budelli di quel mercato senza fine. I banchi delle spezie, come la tavolozza di un pittore, spiccavano con i loro gialli, rossi, verdi; il tè, il peperoncino, il pepe, la noce moscata, come simboli di una cucina locale assai prelibata.

Nelle vetrine le vesti delle donne, colorate e vezzose, per non dire provocanti, mal si confacevano ai neri corpi femminili che avevo scorto per le vie di San’a; solo gli occhi, truccati con il “kajal”, rappresentavano la femminilità repressa sotto la veste cupa.

Ad un banco che vendeva dolci notai questo bambino a fianco del padre alla cui cintura un’enorme “jambia” faceva mostra di sé; mi colpì lo sguardo del bimbo completamente attratto dai cesti di confetti di fronte a sé.

(2005)

 


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