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La roccia d'oro (Birmania)

di: Sergio Ardissone, fotografo

Sono giunto alla pagoda sacra di Kyaiktiyo, in Birmania, la “Roccia d’oro”.

Un tempo, per gli occidentali era proibito arrivare fin qui: lo stato Mon che si snoda vicino al confine con la Thailandia, era “off limits”, infatti dal 1949 i Mon lottano contro il governo centrale per ottenere l’indipendenza e spesso si verificano scaramucce tra le fazioni. E’ quasi il tramonto e quello che vedo è incredibile: sopra di me un enorme masso risplendente di luce dorata è posto in precario equilibrio sull’orlo di un dirupo, sopra di esso vi è un piccolo “stupa” che, secondo la leggenda, conterrebbe il capello di Buddha che garantisce alla Roccia d’oro la sua instabile posizione. Alla destra del masso alcuni monaci pregano inginocchiati; secondo la tradizione, le donne non possono avvicinarsi nè tantomeno toccare la roccia.

E’ questo uno dei luoghi più sacri del buddismo birmano, i fedeli credono che l’enorme monolito sia stato posto qui, circa 2500 anni orsono, da due “nats”, gli spiriti bizzarri che accompagnano i birmani nella loro vita quotidiana. Il buio scende velocemente, i pellegrini pregheranno tutta la notte rivolti alla sacra roccia, illuminata da migliaia di piccoli ceri.

1999

 

 


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