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Isola di Cipro

di: Sergio Ardissone, fotografo

Arrivai a Cipro un giorno di novembre del 1992, l’estate era ormai passata e con essa le frotte di turisti che la invadono ogni anno in quella stagione.

L’isola ritornava proprietà dei suoi abitanti, le strade erano deserte e la natura di nuovo incontaminata. Strana la sua storia, contesa da sempre da Grecia e Regno Ottomano rimane ancor oggi divisa a metà tra la Repubblica Cipriota abitata dai Greco-ciprioti e la Repubblica Turca di Cipro del Nord occupata dai Turchi nel 1959 e mai riconosciuta dall’ONU. Un confine innaturale la divide e ne divide anche la capitale Nicosia, quasi come il Muro di Berlino.

All’interno dell’isola fra colline aspre punteggiate da foreste e vigneti i contadini percorrevano le mulattiere ancora a dorso di muli, le donne vestite di nero mi ricordavano quelle dei primi Novecento al Sud e Centro Italia. Tra i greco-ciprioti è professata la religione ortodossa e nelle piccole chiese sparse tra le colline incontrai molti sacerdoti che mi fecero scoprire i tesori nascosti tra le sacre mura. Una sera, quasi al tramonto, gironzolando tra le stradine dell’isola, vidi in lontananza la silhouette di una piccola chiesa stagliarsi contro il cielo giallo, impreziosito da una nuvola incendiata dal sole calante: è la mia immagine ricordo di quell’isola.   

1992

 

 


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