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Programma del paesaggio agrario 2020

di: redazione

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“Un paese ci vuole per non essere soli”  (Cesare Pavese)

in collaborazione con Amministrazione provinciale di Asti, Ordine degli Architetti P.P.C. della Provincia di Asti, Fondazione Cesare Pavese, Città di Nizza Monferrato, Polo Universitario Uni-Astiss “Rita Levi Montalcini”, Centro Studi sulla collina, Master di sviluppo locale UNIPO.


La XII edizione del Festival del paesaggio agrario ha come tema lo sviluppo delle comunità rurali, prendendo spunto dai seguenti obiettivi del Piano di sviluppo rurale 2021-2026 dell’Unione Europea:

  • rafforzare il tessuto socioeconomico delle aree rurali: giovani, bio-economia, inclusione sociale;
  • tutela dell’ambiente e azione per il clima;
  • sicurezza alimentare, ricerca, tecnologia e digitalizzazione.

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17 ottobre 2020 - "I servizi per lo sviluppo sociale ed economico dei paesi"

di: Laurana Lajolo

Nel primo incontro del Festival del paesaggio agrario “Ri-leggere e ri-abitare il paesaggio” a cura dell’Ordine degli architetti P.P.C. della provincia di Asti, svoltosi il 9 ottobre, si è avviato il ragionamento sulla partecipazione delle comunità alla progettazione e alla gestione del territorio inteso come bene comune. Il secondo incontro del 17 ottobre alle ore 15.30 nel salone della Provincia di Asti p.za Alfieri, programmato in collaborazione con l’Amministrazione provinciale, sul temaI servizi per lo sviluppo sociale ed economico dei paesi”, proporrà il ruolo e le criticità dei piccoli comuni monferrini, che caratterizzano il patrimonio dell’Umanità UNESCO e compongono con i vigneti l’armonia del paesaggio agrario. Il sottotitolo del Festival riprende, infatti, una frase di Cesare Pavese “Un paese ci vuole per non essere soli”.

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18 ottobre 2020 - "Paesi tuoi - la comunità contadina"

di: Laurana Lajolo

Domenica 18 ottobre, ore 16.00 alla Fondazione Cesare Pavese di S. Stefano Belbo P.za Confraternita in collaborazione con la Fondazione Cesare Pavese si svolgerà il terzo incontro che ha come titolo “Paesi tuoi – La comunità contadina”.

Dopo l’introduzione del direttore della Fondazione Pierluigi Vaccaneo, che ricorderà Cesare Pavese a settant’anni dalla morte, il prof. Piercarlo Grimaldi, antropologo già Rettore dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo e coordinatore dei Granai della memoria, il prof. Renato Grimaldi, sociologo, Direttore Scuola Scienze Umanistiche Dipartimento di Filosofia e Scienze dell'Educazione dell’Università di Torino e Franco Vaccaneo, che ha dedicato la sua vita professionale allo studio di Cesare Pavese facendo un’importante opera di divulgazione, coordinati da Laurana Lajolo, delineeranno gli elementi di coesione sociale della comunità contadina di una volta per prospettare lo sviluppo della socialità nella contemporaneità.

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RESOCONTO DEL PRIMO INCONTRO 9 OTTOBRE “Ri-leggere e ri-abitare il paesaggio”

di: a cura dell’Ordine degli Architetti P.P.C. della provincia di Asti.

L’incontro è stato introdotto dagli organizzatori Laurana Lajolo, presidente dell’Associazione Culturale Davide Lajolo, e Roberto Cerrato, direttore dell’Associazione Paesaggi vitivinicoli Langhe-Roero e Monferrato, che hanno illustrato la proposta del Festival per lo sviluppo sociale e economico dei paesi del Monferrato. Nella dichiarazione di Patrimonio dell’Umanità, infatti, viene registrato che il paesaggio vitivinicolo, così armonico e portatore di antichi saperi intrecciati con l’innovazione, si caratterizza per la presenza di villaggi sulla cima delle colline, castelli, chiese romaniche, cascinali, ciabot, cantine, stabilimenti vinicoli, che arricchiscono la qualità del paesaggio agricolo. Anche il Piano di Sviluppo Rurale dell’Unione Europea 2021-2026 prevede una specifica misura per promuovere lo sviluppo delle comunità rurali.

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RESOCONTO DELLA TAVOLA ROTONDA 17 OTTOBRE “I servizi per lo sviluppo sociale e economico dei paesi”

di: Laurana Lajologli

La XII edizione del Festival del paesaggio agrario ha come tema lo sviluppo delle comunità rurali, prendendo spunto dai seguenti obiettivi del Piano di sviluppo rurale 2021-2026 dell’Unione Europea:

1) rafforzare il tessuto socioeconomico delle aree rurali: giovani, bio-economia, inclusione sociale;

2) tutela dell’ambiente e azione per il clima;

3) sicurezza alimentare, ricerca, tecnologia e digitalizzazione.

Quindi l’incontro sui servizi necessari dei paesi del 17 ottobre risulta centrale per la definizione di una linea di lettura dell’attuale situazione sociale ed economica del territorio.

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RESOCONTO DEL TERZO INCONTRO 18 OTTOBRE “Paesi tuoi. La comunità contadina”

di: Laurana Lajologli

L’incontro è stato aperto da Betti Zambruno trio con la canzone Un paese ci vuole tratto da un brano de La luna e i falò di Cesare Pavese. Brano che è stato letto dall’attore Aldo Delaude dopo aver ricevuto il Premio Davide Lajolo – Il ramarro.

Il tema dell’incontro, la comunità contadina, è stato introdotto da Laurana Lajolo che ha sottolineato la profonda trasformazione avvenuta anche nelle piccole comunità rurali, ma anche come la pandemia richieda una nuova riscoperta della comunità. Il Covid 19 rappresenta inevitabilmente, anche per la lunghezza del contagio, una svolta epocale, impone dei cambiamenti di vita, di luoghi, di sistema di lavoro mettendo in crisi le metropoli e riproponendo la possibile attrattività dei paesi. Per ora ne parlano sociologi e scienziati e la consapevolezza non è ancora generalizzata, ma quelle valutazioni indicano una linea di tendenza, che, per essere attuata, richiede investimenti pubblici e privati e un’efficiente rete di servizi. D’altro canto la modernizzazione ha cambiato nel tempo la comunità contadina e le tecniche di coltivazione e di produzione e anche in campagna è finito il rassicurante tempo ciclico e si è affermata l’insicurezza della frammentarietà del tempo presente.

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Il futuro di Asti

di: Maria Augusta Mazzarolli, architetto urbanista

1. Il Contesto territoriale di riferimento

1.1 Area vasta

ll Nord/Ovest dell’ Italia sta attraversando un momento di grande centralità, a livello non solo europeo. La realizzazione delle importanti gallerie alpine (versante svizzero) del Loetschberg e del Gottardo, il raddoppio del Canale di Suez, il riaffermarsi della centralità del Porto di Genova, la realizzazione della piattaforma del porto di Vado Ligure, la costruzione del Terzo Valico che da Genova buca l’Appennino per uscire nei territori alessandrini di Tortona e Novi, la presenza di un ricchissimo e storico reticolo infrastrutturale su ferro e su gomma, riportano a considerare (livello mondiale), il triangolo Torino – Milano -  Genova strategico per il flusso delle persone e delle merci e, di conseguenza, per i servizi alle persone e alle imprese ad essi collegati.

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Un paese ci vuole

di: Franco Vaccaneo, studioso di Cesare Pavese

Tutte le civiltà sono state contadine, così Cesare Pavese introduce il dialogo “I fuochi” dai Dialoghi con Leucò.  Ma questa civiltà, oggi, nel mondo post-moderno della globalizzazione è finita, senza possibilità di resurrezione. Che cos’è La luna e i falò, ultimo romanzo pavesiano, se non il malinconico canto del cigno di un mondo che sta per finire e che coincide, non a caso, con la fine largamente preannunciata di uno dei suoi ultimi interpreti. Quest’ultima stagione contadina che, da secoli, era stata sostanzialmente identica, Pavese la rappresentò nella sua agonia, al tramonto, e decise di andarsene con lei, non potendola più farla rivivere. La sensazione di fine di un mondo che si avverte ne La luna e i falò non si può disgiungere dalla percezione della morte annunciata del suo autore che registra il lutto per una civiltà rurale sull’orlo del precipizio. Lo scrittore tenta con il suo ultimo romanzo di ricucire lo strappo tra i suoi due mondi: quello cittadino della modernità dove si era formato e dov’era vissuto e quello arcaico dell’infanzia nella campagna abitata dal “dio-caprone”, incarnazione del primitivo che resiste a due passi dalla città.

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Le storie cantate

di: Betti Zambruno, cantante

Nel dibattito gli interventi dei relatori hanno offerto approfonditi spunti di analisi del tema con una comune idea del fondamentale ruolo della comunità che si concretizza nel termine “pavesiano” di paese.

Il paese è comunanza, legami, disaccordi, trasmissione di valori e saperi. E’ territorio e paesaggio, da vivere, da fare vivere; paesaggio che ci si porta dentro anche quando ci si allontana da esso. E’ ricordo, memoria e senso di identità.

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I cambiamenti climatici e la coltivazione della vite

di: Alberto Maffiotti Dirigente Arpa Piemonte Laura Erbetta, Fisico Ambientale

Secondo il parere di undicimila scienziati di 153 paesi, autori di una recente lettera pubblicata sulla rivista BioScience[1], “Gli scienziati hanno l'obbligo morale di avvertire chiaramente l'umanità di ogni minaccia catastrofica e di raccontare le cose come stanno”. Per evitare, proseguono, “indicibili sofferenze dovute alla crisi climatica”.

La sfida dei cambiamenti climatici è oggi nell’agenda di tutte le istituzioni governative e non, da quelle a scala globale fino a quelle di scala locale ma ciò potrebbe non essere sufficiente se questo non entrasse anche nella agenda quotidiana di ciascuno di noi. Nonostante un generalizzato riconoscimento dell’urgenza con cui la comunità internazionale deve agire per contrastare lo sviluppo del fenomeno ed i suoi effetti, al tema viene data maggiore o minore rilevanza a seconda di come il fenomeno in questione si ripercuote, o si pensa possa ripercuotersi, sui sistemi sociali, economici e territoriali delle varie aree del pianeta. Purtroppo il cambiamento climatico stenta ancora ad essere compreso e fronteggiato su piccola scala, perché considerato un fenomeno da gestire su scala globale. E’ invece urgente adottare una lente di ingrandimento che focalizzi il problema su scala locale, di singoli territori. Aspettare che i piani di azione internazionali scendano a livello ultra locale non è la scelta giusta e sarebbe, qualora arrivassero tali decisioni, una scelta tardiva, mentre diversi sono gli strumenti specifici che si possono già adottare su piccola scala.

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Le alleanze tra diversi "custodi della bellezza” per la cura di parchi grandi e piccoli

di: Daniela Ciaffi Università di Torino, vicepresidente Labsus

Chi scrive è nata e cresciuta, per così dire, in uno dei dipartimenti universitari italiani più attivi in tema di pianificazione dei parchi: la tesi che vi viene sostenuta da decenni e con forza è che, invertendo la rotta novecentesca, bisogna pianificare i “vuoti” con maggior attenzione dei “pieni”. Le ricorrenti e recenti catastrofi dovute al cambiamento climatico, insieme agli allarmanti e crescenti dati sul consumo di suolo, potrebbero far sembrare tale tesi ormai globalmente ovvia, invece così non è. Come docenti universitari ce ne si accorge molto bene insegnando a studenti internazionali che provengono da Paesi in cui la tutela dei parchi non esiste (o esiste ma è assai meno rispettata): portano in classe violente immagini di speculazioni edilizie in aree naturalistiche di pregio nei propri Paesi d’origine, insieme a racconti di corruzione e mala gestione del potere.

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