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Le Langhe di Cesare Pavese

Venerdì 15 novembre S. Stefano Belbo, Fondazione Cesare Pavese

In collaborazione con Fondazione Cesare Pavese

Ore 17,00  Le Langhe di Cesare Pavese

Pier Luigi Vaccaneo direttore Fondazione Cesare Pavese L’attività della Fondazione

Alberto Sinigaglia presidente Comitato scientifico Fondazione Pavese organizzatore culturale

Proiezione del film Le Langhe di Cesare Pavese regia di Pier Paolo Ruggerini, testo di Davide Lajolo (1961)

Ore 18,30 Inaugurazione della mostra Sculture di Massimo Bertolini

Museo Pavesiano in Fondazione, Casa natale di Cesare Pavese, Casa di Nuto

Itinerari letterari di Cesare Pavese,

www.fondazionecesarepavese.it


E’ stato Cesare Pavese, nato a Santo Stefano Belbo, a “inventare” con le sue narrazioni il fascino delle Langhe e quindi con lo scrittore concludiamo il percorso di memoria e di letteratura iniziato il 20 ottobre alla cascina del Pavaglione di Beppe Fenoglio e continuato il 10 novembre con Davide Lajolo a Vinchio.

Dopo l’introduzione del direttore della Fondazione Cesare Pavese  Pierluigi Vaccaneo sulle attività dell’istituzione, Alberto Sinigaglia, presidente del Comitato scientifico della Fondazione Pavese, parlerà del ruolo di organizzatore culturale svolto da Pavese nella casa editrice Einaudi dall’introduzione della letteratura americana in Italia all’avvio degli studi antropologici con la collana viola.

Nel film-documentario Le Langhe di Cesare Pavese (1961) la sceneggiatura di Davide Lajolo ricostruisce la poetica di Pavese attraverso i riferimenti alle storie e ai personaggi dei suoi romanzi ambientati nerlla sua terra d’origine. Le immagini delle Langhe e della sua gente, realizzate dal regista Rai Pier Paolo Ruggerini in bianco e nero, sono di grande qualità espressiva. Il filmato è insieme testimonianza letteraria e documento antropologico di rara bellezza.

Verrà, quindi, inaugurata la mostra di Massimo Bertolini, già ospitata in primavera presso “Art ‘900 .- Collezione Davide Lajolo” a Palazzo Crova di Nizza Monferrato. Un’opera inedita è dedicata al legame tra il prof. Augusto Monti e il suo allievo Cesare Pavese al liceo D’Azeglio di Torino. Lo scultore spiega così la sua creazione: “Da un piccolo seme pieno di forza  Monti  sviluppa una generazione di “giganti”, tenuti insieme da un filo rosso che li accumuna. Uomini libro che si sono spesi diffondendo cultura, accendendo una luce nel buio del tempo fascista. All’esterno della struttura nera, che ricorda il passato, se ne sta formando un’altra silenziosa appena in formazione, che quasi non si nota ma c’è. La scultura è anche  il monito della nuova gabbia quella più prossima a noi.”


 


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