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Allenamento alla quarantena (05-05-2020)

di: Enrico Ercole

Ho un po’ di allenamento alla quarantena: a dieci anni sono stato tre mesi a letto per via del “soffio al cuore”. Ho un cane che mi permette di uscire quattro volte al giorno. Gli affetti stretti sono vicini: vivo con mia moglie e mio figlio è nell’alloggio al piano di sopra. Insegno all’Università e posso lavorare da casa: le lezioni sono online così come le riunioni del Consiglio di Dipartimento e delle varie Commissioni. Nel tempo che improvvisamente ho a disposizione mi distraggo dal pensiero della pandemia finendo di scrivere alcuni articoli che avevo da tempo sulla scrivania e mi torna alla memoria la frase di un vecchio collega americano che mi disse che quando era in crisi scriveva un libro. In effetti la mente cerca dei diversivi per non pensare che, in quanto ultrasessantacinquenne, sono un target di COVID-19.

La mente: è un deposito di informazioni, figuriamoci quella di un sociologo (i colleghi delle altre Facoltà per prenderci in giro ci chiamano “tuttologi”). Penso agli anziani che muoiono soli e mi viene in mente che oggi l’età media è 83 anni, molto più elevata dei 50 anni di metà Ottocento quando nacquero i miei bisnonni. A quei tempi una persona della mia età era considerato un “vecchio”, sopravvissuto alla vita. I pochi vecchi, cioè quelli della mia età, morivano a casa, non in ospedale o in RSA, perché a casa vivevano e quando stavano male si mettevano a letto e lì venivano raggiunti da una morte che non faceva scandalo, perché la società non aveva esorcizzato la morte separandola dalla vita in case di riposo e ospedali.

Penso ai ricoverati e ai tagli alla sanità, e mi viene anche in mente che le tre grandi voci di spesa dello Stato (escluso gli interessi sul debito pubblico) sono sanità, pensioni e stipendi dei dipendenti pubblici. Dove si poteva tagliare senza suscitare proteste? Si potevano evitare i tagli aumentando il gettito fiscale: quale governo lo farebbe? Mi viene in mente anche che in Italia il debito dello Stato è alto e il risparmio privato alto: forse c’è stato una qualche forma di travaso, con la complicità dell’evasione fiscale? Mi ricordo che agli inizi della carriera lavoravo con contratti annuali e un anno ci fu un disguido nei pagamenti per cui guadagnai nulla mentre l’anno successivo guadagnai il doppio (di molto poco, peraltro): quell’anno trovai il mio nome nell’elenco delle denunce dei redditi che al tempo i giornali locali pubblicavano e fui stupito dal constatare che avevo dichiarato di guadagnare quanto noti commercianti e affermati professionisti. E così mi viene da pensare che all’ingresso degli ospedali pubblici si dovrebbe esibire un attestato di veridicità della denuncia dei redditi.

Devo smettere di farmi venire in mente troppi pensieri, se no poi divento nervoso, e quando si è in quarantena con moglie, figlio e cane in un alloggio di settanta metri quadri è meglio rimanere tranquilli, pensare che tutto andrà bene e augurarsi che la pandemia, come dicono in TV, sia un’opportunità per cambiare tutto. E poi mi viene in mente che dopo la Spagnola del 1918, quando nacquero i miei genitori, effettivamente tutto cambiò: venne il Fascismo

Tags: anziani, economia, coronavirus

 


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