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I balconi (28-04-2020)

di: Irene Rosso

Sguardo agli edifici, l'attrazione dei balconi è stata fortissima. Guardandoli mi rendevo conto di come le regole hanno diretto la nostra vita in questo periodo. O prima ero cieca, o prima nessuno frequentava il balcone.

Cosa ha attirato la mia attenzione è che su molti balconi, stretti e lunghi, quadrati o più grandi, c'era una sedia.  Non ricordavo di averne viste prima delle “regole”.

Ecco allora che nuovamente viviamo diversamente le ristrettezze.

Ci sono palazzi che sul viale non hanno balconi e tutto si accumula sul lato cortile. In una larghezza inferiore al metro si notano contenitori per raccolta differenziata, stendini per biancheria, secchielli per il mocio ed infine una sedia di plastica bianca. Con lo schienale al muro, per avere la vista su altri cortili, su altri balconi o meglio gallerie sulle quali qualcuno ha portato anche la bicicletta.

Il sole bacia queste protesi senza fiori, senza allegria. Poi ci sono sporgenze leggermente più ampie. Le sedie sono due, appaiate non dirimpettaie, sufficienti a farsi compagnia e magari parlare tenendosi per mano la sera guardando un bel tramonto, quello sì, uguale per tutti.

Poi ci sono balconi con ringhiere liberty, balconi quadrati nei quali oltre alle due sedie c'è anche un tavolino. Qui si può giocare a carte, posarvi due bicchieri e, perché no, anche cenare.

Attraverso via Cafasso e qui trovo l'apoteosi del verde. Balconi che richiedono passione, lavoro, competenza, rampicanti che creano ombra e intimità. Terrazze con ai lati vasi pregiati e fogliame ricadente.  Peccato non poterli usare per festeggiare ricorrenze. Nulla da invidiare alle terrazze romane.

In viale alla Vittoria prima di girare in via Pascoli per raggiungere casa. Anche qui balconi piccoli, ma ovunque stendini e sedie. Poi una lenzuolo dipinto con l'arcobaleno: ANDRA' TUTTO BENE. Qualche tricolore.

Intravvedo uno dei miei quattro balconi, due li ho trasformati in piccolissimi giardini. Mi rendo conto di essere fortunata. Non mi devo lamentare, I miei gerani rallegrano la zona, come pure la mia bandiera della pace e il tricolore. Posso rincorrere il sole oppure l'ombra. Riesco ad intravvedere gli alberi dei giardini pubblici e nei 200 metri da casa trovo tutto quello che mi serve senza dover ricorrere all'aiuto degli altri. La sera vedo le luci nelle case degli altri. Appartengo ad una comunità.

Tags: città, coronavirus, giardini

 


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