itenfrdeptrorues

Centro Studi Primo Levi - primolevi.it (24-03-2020)

di: redazione

LE MANI AMICHE
Il pensiero in questi giorni va alle mani di medici e infermieri che operano negli ospedali di tutta Italia: mani premurose, intelligenti, che toccano, comunicano, curano e consolano oltre il muro
dell’isolamento. A quelle mani dedichiamo un testo straordinario, scritto dalla storica ANNA BRAVO poco prima della sua scomparsa. Il breve saggio illustra con acuta chiarezza l’importanza attribuita da Primo Levi alla mano, per come egli l’aveva potuta sperimentare nella propria esperienza di deportato: la mano come espressione delle infinite potenzialità dell’uomo.

Pensare con le mani di Anna Bravo

Vi propongo alcune notazioni sparse intorno alla funzione e ai gesti delle mani, della mano in Lager, così come compaiono nel racconto leviano di Auschwitz, in particolare in Se questo è un uomo. L’ho scelto perché, felice coincidenza, a suggerirmelo questa primavera è stato proprio Fabio Levi, insieme con Bruna Bertani e sulla scorta delle riflessioni di Paola Valabrega. E l’ho scelto con fiducia, perché tutti sappiamo che porre domande all’opera di Primo Levi è una caccia al tesoro che sempre ci fa ricchi. E che nella sua narrazione la fedeltà al corpo e ai gesti, alla loro materialità e dignità è una costante.

Per me era (e in parte è tuttora) un tema nuovo. Avevo lavorato sull'appropriazione totalitaria del corpo nel sistema concentrazionario, ma soprattutto sul corpo femminile che in particolari situazioni e in particolari esperienze realizza un assoluto imprevisto: pur nell’oppressione e nella vulnerabilità diventa risorsa e terreno di resistenza.

Per le donne la cura di sé, che anche per gli uomini può aiutare a non perdersi, ha una qualità specifica: conservare un barlume di femminilità è la prima condizione per tenere vivo un legame sia pure labile con quel che si è state e si spera di tornare a essere. Persino ad Auschwitz, c’era chi si ingegnava dal primo giorno a adattare alle proprie misure gli indumenti assegnati a casaccio, usando aghi fatti con schegge di legno e fili ricavati dalle coperte; chi strappava pezzi di stoffa dagli abiti lunghi per accomodarseli in testa e apparire più aggraziata - mani sapienti, mi dico oggi ripensandoci. C’era chi rinunciava a mangiare un briciolo di margarina per ammorbidire la pelle e le labbra bruciate dal freddo – in Lager quel che sembra frivolo può essere eroico, quel che sembra incongruo può essere saggezza autoprotettiva.

Il testo Pensare con le mani fa parte del volume L'integrazione degli ebrei: una tenace illusione? Scritti per Fabio Levi, Silvio Zamorani Editore, Torino 2019 e viene qui pubblicato, per gentile concessione dell'editore, in ricordo di Anna Bravo, recentemente scomparsa.

La ricordiamo con affetto e gratitudine, per il suo grande contributo allo studio e alla divulgazione dell'opera di Primo Levi non meno che per la sua preziosa amicizia, su cui il Centro Studi Primo Levi ha sempre potuto contare.

Tags: storia, coronavirus, Anna Bravo

 


© 2018-2020 ADL culture On-line

Autorizzazione del Tribunale di Asti n. 4/2018

logoADL
Associazione Davide Lajolo onlus - via Alta Luparia, 5 - 14040 Vinchio (AT) - P.IVA. 91006490055


Contattaci: redazione@adlculture.it

 

adlculture.it rimane a disposizione dei titolari di copyright che non è riuscita a raggiungere.