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Quaresima e virus (19-03-2020)

di: Vittorio Rapetti

I Quaranta giorni della Quaresima non vanno confusi con una quarantena, neppure al tempo del Covid-19”.  Queste parole del teologo P.Angelo Sequeri, bene ci aiutano a collegare il percorso quaresimale a quello che stiamo vivendo in queste settimane, con le opportune limitazioni disposte dalle autorità (sospensione delle lezioni scolastiche, delle liturgie, meno riunioni, precauzioni nei contatti) per facilitare il contrasto alla diffusione del virus. Certo le limitazioni creano problemi, difficoltà, disagi, oltre che danni economici. E soprattutto c’è la preoccupazione per quanti stanno male, per la possibile diffusione della malattia. E poi c’è il rischio di passare rapidamente dall’indifferenza irresponsabile («non è un mio problema») alla paura incontrollabile («si salvi chi può»).

E’ in questa situazione che quest’anno siamo chiamati a vivere la Quaresima. Quale “buona parola” possiamo dire su questa condizione?

Quelli di Quaresima “sono giorni per riunire, non per separare. Sono per condividere la nostra vulnerabilità, nella convinzione che l’essere umano è ospite – non padrone – della vita di tutti. E la vita di tutti – compresa la nostra morte – è destinata all’ospitalità di Dio, che ci chiede semplicemente di non precluderla a nessuno. Lo spirito delle Beatitudini apre una via per la società civile”. … E’ in questa situazione che possiamo toccare con mano come il rispetto per l’altro, la solidarietà, la presenza di istituzioni pubbliche dedicate alla prevenzione e alla cura, la responsabilità individualeverso la comunità, la capacità di dono e di sacrificio siano realtà decisive, tutte legate tra loro; non “belle parole” ma necessità, che danno sostanza e possibilità a quello che chiamiamo “bene comune”. E senza bene comune anche i beni individuali possono finire, naufragare.

Certo non è facile vivere questa prospettiva, perché ci sono alcuni elementi della mentalità diffusa che vanno messi in discussione. A cominciare dalla esaltazione della autonomia individuale (di per sé un valore positivo) che però ci ha fatto trascurare il rapporto di solidarietà che ci lega agli altri. Ma “scambiare il legame comunitario con l’autonomia individuale non è stato un grande affare”:  i due elementi si sostengono a vicenda nel coraggio, o affondano insieme nella paura. Senza legami, senza comunità anche la vita individuale (pur nella ricchezza e nella comodità) rischia di perdere di senso. Poi c’è l’illusione di diventare signori assoluti della vita, il che non significa averne più cura, ma banalmente non fare i conti con i nostri limiti. Infatti, ci siamo abituati all’idea che con la tecnica si possa arrivare all’immunità perfetta dalla malattia (e magari anche dalla morte). Questo pensiero in realtà ci rende ogni giorno più fragili e vulnerabili "dentro", spingendoci ancor più all’isolamento (non tanto fisico, quanto psicologico) e alimentando le nostre angosce. 

Papa Francesco nel messaggio per la Quaresima 2020 ci ricorda che noi non siamo padroni della vita. La vita, in tutte le sue dimensioni è un Mistero d’amore il cui principio e la cui destinazione non sono alla nostra portata. Certo la custodia della vita è affidata alla nostra responsabilità, così come la cura dell’amore, “ma la sua risoluzione va accolta nella fede. Il passaggio della morte e della risurrezione di Gesù è il passaggio di Dio attraverso il buco nero della nostra indifferenza e della nostra impotenza a risarcire l’amore della vita delle sue promesse mancate” …. La quaresima di quest’anno è dunque una buona opportunità per purificarci dalla nostra indifferenza al mistero della vita.

Tags: coronavirus, spiritualità, Quaresima

 


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