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Silenzio a Torino (17-03-2020)

di: Valentina Archimede

Ricordo Torino, la sera dell’11 marzo. Quando ancora una passeggiata, con tutte le dovute precauzioni, si poteva fare, ho percorso a piedi qualche kilometro da casa al centro. Volevo fermare questo momento, respirare una grande città che si ferma.

Torino è una città sotterranea, non ti accoglie a braccia aperte, devi entrare poco poco e piano piano e attraverso reti di amici che ti introducano. Non sono torinese, ma lo sono diventata di adozione e ho iniziato a conoscerla. Non è la metropoli ansiogena e superdinamica, ma è giustamente a misura umana.

La luce di quella sera per fortuna era bellissima, all’ora del crepuscolo e poco prima della notte. Arancio rosato e blu intenso e il calore delle luci. Piazza Castello, una superficie vuota geometrica ma scaldata dalle luci dei suoi monumenti e della cupola del Duomo. Mi sono sentita piccola nel mezzo della piazza immensa, ma protetta dalle ombre di una città, appunto, ancora umana.

Via Roma appariva più lunga, infinita, nelle sue geometrie e vie di fuga, come una pista di decollo senza aerei, ma anche lei sembrava proteggersi.

Una città che aspetta, immobile, che passi tutto. Il silenzio in fondo si addice a Torino, lo spazio austero, le geometrie, ancora più disegnate con contorni netti, una sorta di equilibrio non solo di vie e di piazze ma di anima.

C’era una luce bellissima, per fortuna, quella sera, quella in cui ho visto Torino in equilibrio.

Tags: Torino, emozioni, coronavirus

 


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