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Allenamento alla quarantena (05-05-2020)

di: Enrico Ercole

Ho un po’ di allenamento alla quarantena: a dieci anni sono stato tre mesi a letto per via del “soffio al cuore”. Ho un cane che mi permette di uscire quattro volte al giorno. Gli affetti stretti sono vicini: vivo con mia moglie e mio figlio è nell’alloggio al piano di sopra. Insegno all’Università e posso lavorare da casa: le lezioni sono online così come le riunioni del Consiglio di Dipartimento e delle varie Commissioni. Nel tempo che improvvisamente ho a disposizione mi distraggo dal pensiero della pandemia finendo di scrivere alcuni articoli che avevo da tempo sulla scrivania e mi torna alla memoria la frase di un vecchio collega americano che mi disse che quando era in crisi scriveva un libro. In effetti la mente cerca dei diversivi per non pensare che, in quanto ultrasessantacinquenne, sono un target di COVID-19.

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I balconi (28-04-2020)

di: Irene Rosso

Sguardo agli edifici, l'attrazione dei balconi è stata fortissima. Guardandoli mi rendevo conto di come le regole hanno diretto la nostra vita in questo periodo. O prima ero cieca, o prima nessuno frequentava il balcone.

Cosa ha attirato la mia attenzione è che su molti balconi, stretti e lunghi, quadrati o più grandi, c'era una sedia.  Non ricordavo di averne viste prima delle “regole”.

Ecco allora che nuovamente viviamo diversamente le ristrettezze.

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In Germania si canta "Bella ciao" (25-04-2020)

di: Maria Grazia Bologna

Norimberga: in una scuola materna della città che nel 1934, con il congresso del partito nazista, aveva visto il trionfo del nazismo e nel 1946, devastata dai bombardamenti, aveva assistito alla conclusione del processo ai criminali nazisti e alla fine del nazismo, nel marzo 2020 le insegnanti fanno ascoltare ai bambini Bella ciao, in segno di amicizia e solidarietà col popolo italiano provato dall’epidemia. Tra questi bambini una, Laura, cinque anni non ancora compiuti, capisce bene anche le parole della canzone. Suo padre, Dirk, è tedesco, sua madre, Anna, è italiana ed è mia nipote.

Tornata a casa Laura chiede alla madre che sono i partigiani. La madre le spiega, ma lei vuole sapere di più. E allora Anna mi scrive chiedendomi di raccontarle la storia dello zio Marco e della sua fuga avventurosa nel dicembre del ’44, nella nebbia, tra le vigne, per sfuggire alla cattura da parte dei nazisti.

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Anziani al confino (21-04-2020)

di: Laurana Lajolo

Gli anziani sono diventati le vittime e ora gli ostaggi del virus. Primo tempo: avvertimento che gli anziani erano più a rischio di altre fasce di età. Secondo tempo: morti, tanti morti. Terzo tempo: tutti i vecchi (con o senza patologie) sono confinati in casa senza una data limite. Molti anche senza poter contare su badanti. Lo stesso provvedimento sarà esteso forse ai disabili.

Prima del virus gli anziani erano ambiti clienti del consumismo: dalle crociere ai cosmetici, dall’attività fisica agli apparecchi acustici, dai teatri e musei agli integratori energetici. E gli anziani erano fondamentali per le attività di cura per i bisogni dei familiari. Li si voleva tutti esasperatamente attivi.

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I dimenticati (16-04-2020)

di: Laurana Lajolo

Come è stato possibile che si sia trascurato, nella tempesta della pandemia, proprio le persone più a rischio, gli ospiti delle Case di riposo? Fin dall’inizio si è imposto agli anziani di non uscire, di rimanere isolati perché i più fragili della società. Le case di riposo sono state chiuse alle visite ai parenti. E sono state “escluse”, dimenticate anche dall’assistenza sanitaria Non si è valutato che all’interno delle case di riposo, oltre agli ospiti, c’è il personale che si occupa di loro e che vive al di fuori delle case di riposo? Si è mandato all’interno delle strutture dei ammalati infetti? Perché i tamponi non sono sufficienti? Perché la medicina territoriale non è riuscita a collegarsi con l’unità di crisi?

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La filastrocca di Rodari (14-04-2020)

di: Laurana Lajolo

Ho incontrato Gianni Rodari quando faceva il giornalista all’Unità di Milano. Mio padre mi portava con sé in redazione e io giravo per gli uffici inventandomi mansioni da fattorino e portando i dispacci delle telescriventi ai giornalisti che dovevano scrivere l’articolo dell’indomani.

Mi piaceva molto quell’ambiente e io, come figlia di Ulisse, il direttore, ero trattata bene da tutti. Preferivo andare da Rodari, che allora si occupava delle notizie dall’interno. Era magro con meravigliosi occhi limpidi e la straordinaria capacità di parlare con i bambini, cosa non molto diffusa tra gli adulti. Quando entravo nella stanza mi salutava con un sorriso dolce e mi faceva delle domande. Io rispondevo, ma aspettavo soprattutto che mi raccontasse qualche storiella. Accanto alla sua macchina da scrivere teneva sempre un foglietto su cui annotava delle parole in rima.

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La mia prima emergenza (06-04-2020)

di: Gianluca Lammino

Sono un giovane laureando di 23 anni, con molti sogni nel cassetto che necessitano di duro lavoro per potersi concretizzare. Ma mi ritrovo seduto a riflettere, come da prassi ormai dal 9 Marzo, quando il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha firmato il provvedimento con cui ha esteso le misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da Covid-19.

E’ la prima vera emergenza reale in cui mi ritrovo catapultato e ammetto di essermi sentito privato della mia vita da libero cittadino. Ammetto di aver inizialmente creduto che tutto ciò fosse stato oltremodo estremizzato e mistificato. Ammetto, a malincuore, di aver creduto che questa potesse essere una “vacanza imposta”. Perchè, d’altronde, io non ne posso nulla, sono solo uno, e non posso che attenermi a quanto disposto “dall’alto”.

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Diario di una commessa: #Ioogginontiscuso (04-04-2020)

di: redazione

Buonasera, mi scusi…

No, "GENTILE CLIENTE", io oggi non ti scuso…

Non ti scuso perché è la seconda volta che ti vedo in due ore, prima per una birra, poi per un sacchetto di patatine. Non ti scuso perché vuoi, perché se è ignorante, o vuoi perché pensi di essere furbo, non ti fai chiarezza su due semplici frasi… "State a casa", "uscite solo per le emergenze".

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Non siamo in guerra (04-04-2020)

di: Laurana Lajolo

Non è vero che siamo in guerra. Abbiamo da mangiare senza limitazioni, mentre in guerra la gente pativa fame e freddo e si procurava il necessario a borsa nera, se aveva i soldi, mancava di tutto il necessario. Oggi le famiglie sono unite come non mai, per qualcuno anche troppo. In guerra i giovani erano a combattere lontano senza poter dare notizie ai familiari, morivano o venivano internati in campi di concentramento, se ebrei “eliminati”. Le popolazioni erano terrorizzate e umiliate dal nemico. Se quei giovani avevano scelto la Resistenza erano braccati dall’esercito più importante del mondo mettendo in pericolo anche le loro famiglie e le loro case.

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Noi nella piazza vuota (28-03-2020)

di: Laurana Lajolo

Papa Francesco nella piazza di S. Pietro vuota sotto la pioggia, che dava una luce grigia e insieme solenne alla celebrazione solitaria del capo del cattolicesimo, è stata una scena potente, di intensa bellezza spirituale.

Il Papa ha riempito di emozione e solidarietà la piazza vuota: ha rappresentato tutti i sofferenti, tutti coloro che subiscono il nemico invisibile o sono comunque costretti nella loro libertà individuale.

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L'opera al tempo del coronavirus (24-03-2020)

di: Pier Giorgio Bricchi, musicologo

In questo periodo siamo costretti a stare nelle nostre case per effetto del contagio del “coronavirus”, e questo lo proviamo tutti sulla nostra pelle. Naturalmente la TV ha scomodato i personaggi più noti al grande pubblico, perché ci convincano a restare nelle nostre dimore, a lavarci le mani, a non toccarci naso e orecchie, e così via… I vip dell’intrattenimento televisivo ci hanno anche rinfrescato la memoria e ricordato quante cose belle possiamo fare stando in casa: guardare la TV, giocare a carte, recuperare i giochi di società (tipo Monopoli…), qualcuno ha anche azzardato la possibilità di leggere un buon (?) libro. Nessuno, ovviamente, ha ricordato che, stando tranquillamente a casa propria, si può ascoltare la musica che si preferisce, e vederne anche gli interpreti.

Le mie inclinazioni mi indirizzano verso l’opera lirica, ma ritengo che le osservazioni valgano per tutti i generi musicali. Il primo consiglio che mi sento di dare è quello di recuperare l’ascolto della radio e, in particolare, della musica per radio come avveniva nella prima parte del secolo scorso fino agli anni ’50. In particolare, Rairadio 3 può soddisfare le più diverse esigenze, unendo a un’informazione essenziale e ad approfondimenti relativi all’attualità e alla cultura, la possibilità di ascoltare concerti e opere (per esempio il sabato sera è dedicato al melodramma). Inoltre sul canale televisivo Rai5, dedicato a musica, arte, scienze, film e documentari vari, c’è uno spazio dedicato all’opera la domenica mattina. Ora che siamo chiusi in casa, perché non approfittarne?

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Centro Studi Primo Levi - primolevi.it (24-03-2020)

di: redazione

LE MANI AMICHE
Il pensiero in questi giorni va alle mani di medici e infermieri che operano negli ospedali di tutta Italia: mani premurose, intelligenti, che toccano, comunicano, curano e consolano oltre il muro
dell’isolamento. A quelle mani dedichiamo un testo straordinario, scritto dalla storica ANNA BRAVO poco prima della sua scomparsa. Il breve saggio illustra con acuta chiarezza l’importanza attribuita da Primo Levi alla mano, per come egli l’aveva potuta sperimentare nella propria esperienza di deportato: la mano come espressione delle infinite potenzialità dell’uomo.

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Tutti disabili (21-03-2020)

di: Marco Castaldo

In tempi di quarantena si comprende ancor meglio quanto il tempo sia una convenzione umana. Esso si dilata e si restringe a seconda della condizione in cui ci troviamo. In questi giorni, forse succede anche a voi, ci sono momenti in cui pare che le ore siano interminabilmente lunghe e altri invece in cui è subito sera. Oggi, ad esempio, tutto scorre molto in fretta, troppo in fretta, tanto da rendermi conto che il troppo tempo passato ad incamerare informazioni, a leggere e a scrivere sui social, non permettono alla mente di discernere esattamente l’utile dall’inutile.

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Se si deve fare si fa (21-03-2020)

di: Laurana Lajolo

Oggi mi ha telefonato un amico e mi ha chiesto: “Come sta la filosofa in tempi di virus?” Gli ho risposto immediatamente: “Regge, perché mia mamma, quando ero piccola, mi ripeteva sempre ‘Se una cosa si deve fare si fa’ e perché, poi, nei libri di filosofia Immanuel Kant mi ha insegnato ad avere ‘il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me".

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Quaresima e virus (19-03-2020)

di: Vittorio Rapetti

I Quaranta giorni della Quaresima non vanno confusi con una quarantena, neppure al tempo del Covid-19”.  Queste parole del teologo P.Angelo Sequeri, bene ci aiutano a collegare il percorso quaresimale a quello che stiamo vivendo in queste settimane, con le opportune limitazioni disposte dalle autorità (sospensione delle lezioni scolastiche, delle liturgie, meno riunioni, precauzioni nei contatti) per facilitare il contrasto alla diffusione del virus. Certo le limitazioni creano problemi, difficoltà, disagi, oltre che danni economici. E soprattutto c’è la preoccupazione per quanti stanno male, per la possibile diffusione della malattia. E poi c’è il rischio di passare rapidamente dall’indifferenza irresponsabile («non è un mio problema») alla paura incontrollabile («si salvi chi può»).

E’ in questa situazione che quest’anno siamo chiamati a vivere la Quaresima. Quale “buona parola” possiamo dire su questa condizione?

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Immenso (18-03-2020)

di: Laurana Lajolo

“Mi illumino d’immenso”. Ho visto su Rai 5  “L’attimo fuggente” un programma dedicato a Giuseppe Ungaretti a cura della casa editrice Minimumfax, che ha prodotto alcuni video sui poeti del ‘900 con il  libro di Fabio Stassi Con in bocca il sapore del mondo. Quel famosissimo verso mi ha indotto a cercare il mio “immenso” e mi è tornato in mente il mare di Ancona, dove sono nata sotto uno scoglio come mi raccontava fiabescamente mia madre.

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Silenzio a Torino (17-03-2020)

di: Valentina Archimede

Ricordo Torino, la sera dell’11 marzo. Quando ancora una passeggiata, con tutte le dovute precauzioni, si poteva fare, ho percorso a piedi qualche kilometro da casa al centro. Volevo fermare questo momento, respirare una grande città che si ferma.

Torino è una città sotterranea, non ti accoglie a braccia aperte, devi entrare poco poco e piano piano e attraverso reti di amici che ti introducano. Non sono torinese, ma lo sono diventata di adozione e ho iniziato a conoscerla. Non è la metropoli ansiogena e superdinamica, ma è giustamente a misura umana.

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La tonaca viola (15-03-2020)

di: Valentina Archimede

L’appuntamento è per le 12 su ogni balcone. E’ domenica 15 marzo, una domenica irreale.

Nella casa dove mi trovo non c’è tanta partecipazione e in genere dai balconi non si affaccia quasi nessuno. Ma oggi sento suonare le campane a distesa: un suono allegro, conviviale, le campane fanno paese. E un paese – si sa – significa non essere soli.

Mi affaccio al balcone per sentire meglio questo suono di comunità, che copre ogni altro rumore, anche le voci delle persone. Di fronte a me la piazza della chiesa, pochissime macchine, nessun passante; l’aria oggi è grigia, sembra d’asfalto anche il cielo.

Dalla porta della chiesa esce il giovane parroco, con la tonaca viola e una grande croce. Percorre pochi passi e scende qualche scalino. E’ tutto grigio, anche gli scalini; l’unico colore la sua tonaca viola.

Viola su grigio. Bellissimo colore, dovuto al periodo di quaresima, ma mai così adatto di questi tempi. A suo modo un colore caldo, solenne ma caldo.

Davanti al prete, in fondo alle scale, si ferma una donna anziana dai capelli bianchi, con le mani già in preghiera. Arriva dall’altro lato un vecchio con la sua Ape verde scuro, che parcheggia lì, davanti agli scalini, e scende reggendosi a una sola stampella.

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Il tempo e il coronavirus (13-03-2020)

di: Irene Rosso

“ Ognuno sta solo sul cuor della terra

trafitto da un raggio di sole. 

Ed è subito sera.” 

S. Quasimodo

 

Sempre il telefonino a portata di mano, sempre con la batteria oltre il 50%, sempre a leggere subito un messaggino o una email.

Questa mattina, poco dopo le 11, mi giunge una email dell'Associazione Davide Lajolo dalla quale apprendo che su www.adlculture.it “pubblichiamo il diario delle giornate in casa”. Che bella idea! Io che scrivo sempre i reportage dei miei viaggi per riviverli a distanza di tempo, non avevo pensato che, sopravvivendo, avrei potuto tra qualche anno rivivere anche questo viaggio non prenotato, non pagato, senza la valigia sul letto da riempire, senza ricerche in internet, senza acquistare la guida verde del Touring.  Un viaggio nelle sensazioni, nelle emozioni e nella memoria.

Ho perso un po' la percezione del tempo. Se non guardo il calendario e l'orologio fatico a districarmi. Essendo ormai settantaduenne e vivendo da sola ho dovuto cercare di mantenere la massima autonomia possibile per me e per non pesare sulle persone che con amicizia e umanità sono disponibili “al bisogno”.

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Aiuti cinesi (13-03-2020)

di: Laurana Lajolo

Sono arrivati dalla Cina i medici cinesi con 31 tonnellate di materiali sanitari necessari alle cure e alla protezione del nostro personale sanitario. Oltre alle mascherine e alle apparecchiature respiratorie ci sono  anche medicine antivirus, sangue e plasma, tutto ciò che ormai manca al nostro sistema per l’aumento esponenziale dei ricoveri. Ci hanno anche portato la sesta versione del piano di controllo e prevenzione del Covid 19, mentre gli scienziati cinesi continuano la loro ricerca per conoscere il virus.

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Poesia di Nazim Hilmet (12-03-2020)

di: Laurana Lajolo

Oggi ho riletto una poesia di Nazim Hilmet, poeta turco del ‘900 “comunista romantico”, tenuto a lungo in prigione per le sue idee politiche. Dalla feritoia della sua cella vedeva solo un piccolo lembo di cielo, eppure è riuscito a scrivere questi bellissimi versi, un’ispirazione per i tempi “lunghi e solitari” che stiamo vivendo in casa: “In me il tempo rimane come una rosa rossa odorosa…”:

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L'aiuto dei nuovi italiani (11-03-2020)

di: Laurana Lajolo

Ho letto con piacere che le comunità di stranieri, di “nuovi italiani” come li dovremmo chiamare, stanno offrendo aiuti a noi: cinesi, egiziani, comunità musulmane e così via. Molti cinesi, in particolare, hanno dato prova di senso civico chiudendo i loro negozi, mettendosi in auto-quarantena, rinunciando ai festeggiamenti del loro capodanno. Mi sembra un segno di solidarietà molto apprezzabile, ma anche di senso di appartenenza alla società in cui vivono, lavorano e studiano. Oggi, forse, si sentono più italiani e vogliono dimostrarlo con aiuti concreti. Sono bei gesti che non risolvono gli enormi problemi che stiamo vivendo, ma ci danno un segno di amicizia e di condivisione, così come le telefonate che facciamo ae riceviamo da amici e parenti. E aspettiamo le mascherine e i presidi sanitari dalla Cina.

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Il bene comune (10-03-2020)

di: Laurana Lajolo

Di solito si pone una differenza tra bene comune e bene individuale e anche nell’occasione del virus si è detto questo. Ma io credo, invece, che oggi non ci sia la differenza: i nostri comportamenti di prevenzione individuale sono fatti prima di tutto per il nostro bene e di conseguenza per il bene comune. Non è solo da irresponsabili, ma proprio da stupidi, comportarsi come nei tempi normali, essere insofferenti delle regole imposte, fare i gradassi e convincersi che il virus è solo un’influenza. Ormai è dimostrato che non è così, che la situazione è gravissima e che tutti noi dobbiamo accettare più solitudine e prestare più attenzione a quello che facciamo, perché, ripeto, non si tratta di bene comune, si tratta del bene individuale che diventa il bene di tutti.

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Ci dovevamo fermare (09-03-2020)

di: Mariangela Gualtieri

Questo ti voglio dire

ci dovevamo fermare.

Lo sapevamo. Lo sentivamo tutti

ch’era troppo furioso

il nostro fare. Stare dentro le cose.

Tutti fuori di noi.

Agitare ogni ora – farla fruttare.

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Le violette (09-03-2020)

di: Laurana Lajolo

Ieri era una bella giornata di sole e io ho usato il privilegio di abitare davanti al Bosco dei partigiani, quel parco che mi fa assistere al cambiamento delle stagioni attraverso i suoi vecchi alberi. Oggi il bosco è molto decaduto rispetto al passato, trascurato e un po’ abbandonato dai frequentatori, salvo gli studenti che tagliano da scuola e qualche visitatore notturno con la birra in mano.

Il bosco rimane, però, per me il  mio “polmone verde”, in cui vado molto spesso anche solo attraversandolo per recarmi in centro. Lo conosco bene, lo considero il parco di casa mia.

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Le donne: l’anello forte della famiglia e della società

di: Laurana Lajolo

Il coronavirus ha fatto sospendere la festa dell’8 marzo, ma ci induce a qualche riflessione, partendo dalle disposizioni ministeriali per contenere il contagio.

Ci siamo accorti della presenza delle donne scienziate, che ormai da anni hanno assunto e continuano ad assumere posti di responsabilità nella ricerca e nel settore sanitario, ci siamo accorti della difficoltà delle donne lavoratrici a organizzare la cura dei figli nel momento dell’emergenza, ci siamo accorti delle nonne “sostitutive” delle madri.

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