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Amelia Platone è tornata all'Accademia Albertina

di: Laurana Lajolo

Con una cerimonia ufficiale, un’opera di Amelia Platone è entrata nella collezione della Pinacoteca dell’Accademia Albertina delle Belle Arti di Torino.

L’autoritratto del 1957, donato dalle figlie Eugenia e Rita Castellana, ha uno sguardo incisivo di una giovane donna che crede nell’arte. I colori autunnali della camicetta riportano alle tonalità delle sue terrecotte e delle sue tele, che ritraggono scene di vita comune con persone, soprattutto donne, che portano su di loro la fatica della vita.

Amelia Platone, donna riservata e gentile, non ha avuto una vita facile, rimasta vedova ha sostenuto da sola l’educazione delle sue figlie a cui ha trasmesso i suoi valori.

Nelle sue opere ci sono ambienti siciliani, dove ha vissuto con il marito, la campagna monferrina, scorci di Asti, ritratti con la sua forza creativa e il suo impegno sociale.

Amelia è stata una presenza importante ad Asti. Alla città ha regalato con generosità le sue competenze, ricompensata da una mostra antologica verso la fine della sua vita e dall’affetto e dalla stima di chi l’ha conosciuta e la ricorda. Amelia ha trovato forme espressive intense oltre che nella pittura in poesie delicate e profonde.  

Il prof. Antonio Musiari, presentando l’autoritratto, ha definito la sua pittura non puramente descrittiva, ma identificativa di una condizione sociale, di avvenimenti storici e di situazioni emotive.

Ora la pittrice è tornata da protagonista nella sala degli autoritratti del ‘900, accanto a poche altre donne, in quella Accademia, dove ha studiato alla scuola del grande maestro Casorati.

 


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