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La rivoluzione verde nella vigna

di: Laurana Lajolo

Anche le vigne soffrono dei cambiamenti climatici, come rilevano gli scienziati e l’Agenda europea dell’ambiente per la siccità prolungata, le gelate primaverili e i parassiti, importati con gli scambi commerciali internazionali, dalla cimice asiatica al coleottero giapponese. In particolare la cicalina scafoideo della flavescenza dorata (un nome fascinoso ma con effetti molto dannosi) fa deperire e seccare il vitigno e viene trattata con fitofarmaci molto potenti e nocivi per l’uomo.

Lo sconquasso ambientale ha, dunque, delle ricadute importanti sul reddito delle aziende agricole, che devono rispondere a criteri di sostenibilità, così come indicato nel prossimo Piano europeo di sviluppo rurale. L’impatto più considerevole della sostenibilità in agricoltura consiste nel considerare fattori ambientali, ma anche etici, nel rendere tracciabile il processo produttivo con nuove attrezzature tecnologiche efficienti.

Il prof. Vincenzo Gerbi, docente di viticoltura e enologia al Dipartimento di Scienze forestali e alimentari dell’Università di Torino, uno dei massimi scienziati della valorizzazione qualitativa dei vini piemontesi, sottolinea: “Avremo bisogno del cosiddetto “internet delle cose”, che ci consenta di avere sensori, sistemi integrati di controllo, regolazione dei flussi, ecc.. Dovremo quindi chiedere che le nostre campagne siano raggiunte dalla banda ultra-larga efficiente per adeguare in modo continuativo i processi in base alle nuove conoscenze e ai progressi della tecnologia”.

L’imprenditore agricolo è tenuto a compilare il “quaderno di campagna digitale”, in cui registrare le pratiche e i prodotti impiegati, e il “diario elettronico del vigneto”, in cui evidenziare la correzione tra uve e vini prodotti per ottenere, secondo le nuove evidenze scientifiche, un livello ottimale del prodotto per il consumatore con una promozione efficace.

Il prof. Vincenzo Gerbi è un assertore convinto dell’applicazione delle ricerche scientifiche nella pratica vitivinicola e quindi considera anacronistici certi atteggiamenti antiscientifici “che sembrano immaginare”, commenta, “il ritorno a una agricoltura di pura sopravvivenza. Occorre invece essere competenti, razionali e lungimiranti, oltre che sostenibili, in particolare per il mondo vitivinicolo che non produce più, ormai da decenni, per l’autoconsumo”.

Il Piemonte produce attualmente 2,5 milioni di ettolitri su 40.000 ettari di vigne dai colli tortonesi al Monferrato e alle Langhe, con i produttori di barolo, barbaresco, Asti spumante, le cooperative sociali e le aziende di medie e piccole dimensioni del moscato e delle barbere del Monferrato, organizzati in 14 Consorzi di denominazione d’origine. Grande parte del prodotto è destinata all’esportazione.

La rivoluzione verde, nell’ambito del programma nazionale di transizione ecologica e delle direttive europee, richiede, dunque, di rendere trasparenti le soluzioni meno inquinanti nei trattamenti, il risparmio energetico, i contratti di lavoro regolare, superando, quindi, il lavoro nero degli addetti stranieri.  Oggi i vigneti delle Langhe e del Monferrato, riconosciuti patrimonio UNESCO nel 2014, sono coltivati soprattutto da macedoni, rumeni, africani con contratti stagionali a cooperative o a singoli, anche se le fasi cicliche del lavoro nella vigna si svolgono lungo tutto l’anno.

Il continuo riscaldamento delle temperature impone anche un “rinnovamento” degli obiettivi della coltivazione e della vinificazione. Alberto Maffiotti, dirigente dell’ARPA Piemonte sostiene che in tempi ravvicinati i vigneti collinari dovranno essere spostati più in alto e alcuni imprenditori di Langhe e Monferrato stanno attrezzando impianti di irrigazione nei vigneti.

In effetti l’aumento dell’insolazione comporta una crescita della concentrazione degli zuccheri e del grado alcolico, che può far superare al vino i 15 gradi, livello impegnativo per il consumatore, e il prof. Gerbi ribadisce che per produrre vini espressivi, piacevoli e eleganti è indispensabile la ricerca enologica sull’evoluzione dei componenti dell’uva e sulle modalità tecnologiche di vinificazione.

A fronte di questi profondi cambiamenti, diventa, dunque, essenziale provvedere a un’adeguata formazione degli agricoltori sia al livello degli istituti agrari che dell’Università fino al dottorato di ricerca.  Nel programma della XIII edizione del Festival del paesaggio agrario, organizzato dall’Associazione culturale Davide Lajolo nel territorio dei paesaggi vitivinicoli Langhe Roero e Monferrato, si è svolto un interessante incontro di valutazione, con i docenti e gli studenti coinvolti, del progetto di comunicazione, informazione e animazione, elaborato nell’ultimo biennio, dalla Direzione Agricoltura  della Regione Piemonte  e dal Dipartimento Scienze Agrarie Forestali e Alimentari  Università di Torino in collaborazione con Rete Rurale Nazionale/Mipaaf.

Il progetto istituzionale, con un percorso a tappe alternando la formazione teorica allo scambio di esperienze dirette nelle aziende, ha favorito la conoscenza specifica e applicativa delle politiche agricole dell’UE e la partecipazione attiva di docenti e studenti.

Tags: agricoltura, cambiamenti climatici, tecnologia

 


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