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Asti cambia (?)

di: Marco Castaldo

Quasi una settimana fa Asti cambia ha proposto l’interessante iniziativa della pedalata con l’arrivo al parco del Borbore insieme a tanti cittadini interessati alle modalità di fruizione della mobilità astigiana. Asti cambia è una rete di associazioni che promuove la realizzazione e l’utilizzo di piste ciclabili per un concetto di mobilità più sano e sicuro. L’utilizzo della bicicletta per gli spostamenti cittadini non risiede certamente nella cultura dell’italianità e solo negli ultimi vent’anni si può dire che ci sia stata una sorta di “scoperta” di questo mezzo. Nei tempi precedenti, infatti, la bicicletta la si utilizzava perché non si avevano sufficientemente risorse economiche per acquistare un’automobile; era il mezzo di spostamento economico che quasi tutti potevano permettersi. Negli anni 80, in Danimarca, mi sono davvero stupito di vedere bambini, giovani e adulti, anche non più giovanissimi, tutti insieme, per le vie di Copenaghen con il rispetto più assoluto da parte di tutti gli altri mezzi motorizzati. Loro si, l’utilizzo delle due ruote ce l’hanno proprio nel sangue.

Da noi, invece, la bicicletta è sempre stata un po’ considerata lo strumento per fare sport, sia agonistico che dilettantistico. È proprio questa cultura che deve cambiare; la bicicletta non deve essere utilizzata solo per fare una passeggiata domenicale durante i mesi primaverili ed estivi, ma deve diventare una modalità per spostarsi quotidianamente, per andare a scuola, al lavoro, a fare spese, a sbrigare le faccende di ogni giorno. Solo se si cambia questo paradigma si potrà davvero comprendere l’utilità e la necessità di disporre di percorsi ciclabili che non siano solo “belli e immersi nella natura”, bensì anche delle vere e proprie vie di comunicazioni strategiche per la fruibilità dei servizi della città.

L’amministrazione comunale di Asti, con il nuovo piano del traffico, ci dice che le zone pedonali sono state implementate in gran misura rispetto alla situazione precedente e questo è sicuramente vero, ma gli spazi che adesso sono stati “svuotati” dal traffico automobilistico dovranno necessariamente essere “riempiti” con specifiche funzioni, altrimenti rimangono dei vuoti impersonali e sostanzialmente inutilizzati. Le piste ciclabili, che occorre ricordarlo non sono solo per le biciclette, ma anche per i pedoni, i mono pattini, gli scooter elettrici e le carrozzine elettroniche per le persone diversamente abili, dovranno collegare le varie zone della città, compreso il centro storico, e dovranno raggiungere le “isole pedonali” dove si potranno trovare esercizi commerciali, uffici, servizi e anche attrazioni turistiche e culturali. La mia visione di una città vivibile si compone di vie di comunicazione intelligenti e strumenti tecnologici che arricchiscono la città stessa. Stazioni di rifornimento elettrico, smart totem per le informazioni sui servizi e sulle proposte turistiche, fontanelle per l’acqua, servizi igienici accessibili a tutti.

Non so se questa visione sia davvero patrimonio dell’amministrazione attuale e, sinceramente, le modifiche al traffico cittadino appena implementate non mi sembrano andare in questa direzione. Proprio per questo Asti cambia propone, con una certa ostinazione, un tavolo di concertazione con la cittadinanza attiva per lo studio della progettazione della nuova viabilità. Vedremo se queste richieste saranno in qualche modo accolte dal governo cittadino.

Certo è che viviamo un momento in cui occorrerebbe avere il coraggio di dare delle svolte nette al futuro delle nostre città e delle nostre vite. Probabilmente, mai come ora, ci troviamo in una condizione economica e sociale tale per cui si impongono decisioni che avranno ripercussioni di grande impatto sulla vivibilità dei luoghi che ci circondano e che ci appartengono culturalmente. Non si può e non si deve aspettare troppo.



Tags: tutela del patrimonio, viabilità, ecologia

 


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