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L’agroindustria e gli effetti sul clima

di: Giacarlo Dapavo, presidente circolo Legambiente, di Asti

E nella forma le locuste eran simili a cavalli pronti alla guerra;

e sulle teste aveano come delle corone simili a oro

e le loro facce eran come facce d’uomini.   Da l’Apocalisse.

 

Agroindustria e inquinamento

L’industria e i trasporti continuano a inquinare con i gas serra, e il secondo componente dei cambiamenti climatici agro industria. Sono 700 milioni i maiali allevati ogni anno in Cina per il mercato nazionale:la, metà dei maiali del mondo. In Brasile, nel Mato Grosso, le foreste non esistono più per la raccolta di soia geneticamente modificata: 7 milioni di ettari di monocultura (un paio di volte la superficie dell’Olanda) per nutrire con 70-80 milioni di tonnellate di soia amazzonica 700 milioni di sino-suini. È così che questo esercito di maiali (cinesi ma anche nordamericani ed europei) ha rotto definitivamente gli equilibri sociali ed ambientali di intere regioni del sud del mondo.

La finanza globale

E il salto intercontinentale è seguito e sostenuto dalla finanza globale, il libero mercato sempre più monopolizzato da pochi grandi marchi multinazionali. Così Goldman Sachs con la crisi ha spostato parte delle sue attività dai mutui sub-prime e dalle filiere energetiche a quelle agro-alimentari, arrivando a possedere il 25% della holding cinese Shuanghui, la maggiore azienda mondiale di trasformazione di carne di maiale, che nel 2013 ha comprato la sua rivale, l’americana Smithfield. Altre banche d’affari si sono rivolte a Cargill, che traffica soprattutto in soia amazzonica e cereali, e il cui attuale fatturato annuo è quattro volte il prodotto interno lordo della Bolivia. Campofrio, la principale azienda produttrice di carne suina in Europa e in Italia, è stata acquisita nel 2014 dalla Shuanghui.

É la riproduzione a livello planetario di quanto è accaduto negli anni ‘80 negli Stati Uniti, si sono sviluppati i CAFO (Concentrated Animal Feeding Operations), allevamenti su scala industriale che mirano a produrre la maggior quantità di carne nel più breve tempo possibile.

I liquami sono depositati senza trattamenti in “lagoni” di un ettaro e profondi 9-10 metri, emettono bio gas (metano 24 volte gas serra rispetto alla CO2), altri inquinati: ammoniaca, acido solfidrico, monossido di carbonio, cianuro, fosforo, nitrati e metalli pesanti.

Ogni cittadino degli Stati Uniti consuma annualmente circa 125 kg di carne, mentre la media europea è pari a 74 kg. La domanda di carne cresce a livello globale, negli ultimi decenni. In Cina il consumo è passato dai 20 kg pro capite del 1980 ai 52 kg di oggi.

L’allevamento industriale produce il 18% dei gas serra a livello planetario.

Il 30% dei prodotti alimentari diventa rifiuto prima di raggiungere i consumatori, eliminare tale spreco è possibile e urgente, un altro 20% degli alimenti non vengono consumati per acquisti non controllati secondo le esigenze.

I danni climatici in Italia

I danni causati dai cambiamenti climatici si calcolano da 4 a 6 miliardi anno almeno dal 2010. Sono 437 i fenomeni meteorologici riportati dalla mappa che dal 2010 ad oggi che hanno provocato danni nel territorio italiano.Nello specifico si sono verificati 140 casi di allagamenti da piogge intense, 133 casi di danni alle infrastrutture, con 69 giorni di stop a metropolitane e treni urbani, 12 casi di danni al patrimonio storico, 17 casi di danni provocati da prolungati periodi di siccità, 80 eventi con danni causati da trombe d’aria, 17 casi di frane causate da piogge intense, 68 giorni di blackout elettrici e 62 gli eventi causati da esondazioni fluviali. Più rilevante è il tributo che continuiamo a pagare in termini di vite umane e di feriti, oltre 189 le persone vittime del maltempo dal 2010 ad oggi, con 32 morti solo nel corso degli ultimi mesi. Le ondate di calore, tra il 2005 e il 2016, in 23 città italiane, hanno causato 23.880 morti.

Il governo e le Regioni devono in tempi brevi chiudere le centrali termo elettriche a carbone, non versare alle società industriali produttrici di idrocarburi e carbone i 16 miliardi anno attuali, non fare alcune “grandi opere”, sovente inutili e dannose per consumo di suolo e incremento del traffico parassita, mettere, invece, in sicurezza le infrastrutture esistenti, scuole (80% degli edifici scolastici non sono a norma) e edifici pubblici. Incrementare la “economia circolare” in grado di riutilizzare gran parte dei prodotti scartati dal consumo, sono da considerare materie prime e fanno risparmiare l’importazione di queste. Sono ormai 350 mila i lavoratori addetti alle aziende del riuso e alle fonti energetiche rinnovabili.

 

Tags: cambiamenti climatici, inquinamento, allevamento animale

 


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