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Asti durante la guerra

di: Irene Rosso, Comitato Direttivo ANPI di Asti

25 aprile ADLlogo anpi

La dichiarazione di guerra

ASTI, città che divenne capoluogo di provincia nel 1935, soltanto pochi anni prima della dichiarazione di guerra (10 luglio 1940). All'epoca la città era un centro industriale, vi erano fabbriche importanti come la Way Assuato, la Vetreria, le Ferriere Ercole, la Saffa e le filande e in molte case si coltivavano bachi. Attorno alla città terre fertili e gente che sapeva coltivare vitigni e frutteti, grano e mais in pianura, campi di canapa lungo il Tanaro ritornati necessari in periodo di autarchia.

Dopo la dichiarazione di guerra, i giovani di leva e anche di leve più giovani vennero inviati sui vari fronti in cui si schierarono le nazioni dell'ASSE (Germania, Italia, Giappone cui si aggiunsero Finlanda, Romania, Ungheria e Belgio)

Vennero convertite le produzioni in prodotti bellici e alle catene di montaggio lavorarono prevalentemente donne. Lo scrittore Nuto Revelli, ha definito le donne “L'anello forte”. Loro da sole a crescere figli, curare anziani, coltivare campi e lavorare nelle fabbriche.

La popolazione astigiana si dimostrò non entusiasta ai proclami e nei ceti popolari si manifestò un'opposizione esplicita al regime. Il malcontento per la militarizzazione del lavoro, i razionamenti alimentari, l'afflusso degli sfollati da Torino, Genova e Milano, la fame e il mercato nero, incisero sul morale della popolazione. Gli orti di guerra sorti sui terreni demaniali concessi in uso permisero di coltivare le verdure necessarie ad alcuni nuclei famigliari.

Si dovette anche fare i conti con i bombardamenti e arrivò il divieto di illuminazione pubblica con l’oscuramento della città. Il 17 gennaio 1942 vi fu su Asti una pesante incursione aerea che procurò danni agli edifici, ma, per fortuna, non vittime.

 

Gli scioperi del 1943

Nel marzo 1943 nelle fabbriche di Asti si svolsero scioperi con grande adesione di operai, a cui seguirono molti arresti. Furono manifestate le prime richieste di adeguamento salariale e di umanizzazione degli orari di lavoro, ormai con turni insostenibili.

L'8 settembre 1943 con l'armistizio firmato a Cassibile cessarono le ostilità nei confronti dell'Inghilterra e degli Stati Uniti. Da quel momento il nemico fu la Germania di Hitler e il ricompattato esercito della R.S.I. (Repubblica Sociale Italiana).

 

L’armistizio – 8 settembre 1943

I soldati italiani che si trovarono in territorio ora nemico vennero catturati e internati in campi di lavoro in Germania. Gli astigiani catturati e deportati furono oltre 1.800 Molti soldati abbandonarono le caserme e i presidi, gettarono le uniformi, cercando aiuto e protezione della popolazione per sfuggire ai rastrellamenti dei tedeschi. Nell'Astigiano oltre duemila militari vengono rastrellati e inviati al campo di prigionia di Mantova. gli astigiani catturati nei diversi fronti nelle settimane dopo l'8 settembre ed internati in Germania.

Quelli che riuscirono a fuggire si trovarono allo sbando, cercando di raggiungere i paesi di origine e si trovarono di fronte ad una scelta difficile: imboscarsi, arruolarsi o andare a raggiungere i primi nuclei di bande in collina o nelle Langhe. Molti astigiani scelsero la clandestinità. Le bande prevalentemente in collina si trasformarono in brigate e divisioni. Il coordinamento veniva dal C.N.L. Comitato Nazionale di Liberazione.

 

La Resistenza

Nacque quindi il movimento resistenziale con l’adesione di molti sbandati. I partigiani si scelsero sceglierà un nome di battaglia in sostituzione della vera identità. Belli quei nomi ispirati a personaggi mitologici (Ulisse, Enea, Ermes) ad animali (Cucciolo, Aquila, Cobra, Leone, Pantera, Ibis, Scoiattolo, Zampa) oppure a elementi metereologici (Fulmine, Tempesta, Nebbia, Lampo, Saetta) e li portarono per tutta la vita.

Anche alcune donne astigiane scelsero di seguire i padri, fratelli e fidanzati. Diventarono staffette partigiane per portare messaggi tra le varie bande, furono anche dotate di armi e per questo più esposte a rischi. Alcune donne fecero parte dei Gruppi di difesa ed assistenza.

La Resistenza viene definita anche “guerra civile”, perché il nemico non era solo lo straniero, ma anche gli italiani che erano rimasti alleati ai tedeschi. Capitava che in famiglia, padre, figli e fratelli si trovassero su fronti diversi. Una tragedia nella tragedia.

 

La deportazione degli ebrei

Il 12 novemre 1943, dopo l'occupazione tedesca degli edifici pubblici, venne annunciata l'attuazione delle leggi di Norimberga e il 30 novembre entrò in vigore la confisca dei beni mobili ed immobili degli Ebrei.

Da Asti partirono 30 persone della Comunità ebraica e solo tre tornarono dai campi di sterminio tra cui Enrica Jona. Ai suoi genitori deceduti ad Auschwitz fu intitolata una scuola media di Asti.

 

I bombardamenti

Il 17 luglio 1944 le incursioni aeree cittadine furono 22. Fu colpita la zona della stazione: dieci case distrutte e 5 danneggiate. Le vittime furono 24, i feriti 32.

Al termine del conflitto, i morti provocati dai bombardamenti e mitragliamenti aerei nell'astigiano furono 77, i feriti 168.

L'ultimo rastrellamento avvenne il 30 marzo 1945 sempre ad opera della MUTI.

Il 24 aprile 1945 le truppe tedesche lasciarono Asti, ormai in mano partigiana e ripiegarono su Milano. Il 30 aprile le truppe americane entrarono in citta. Una città già liberata.

 

La medaglia  d’oro al valor militare alla Provincia di Asti

Nel 1996, la Provincia di Asti fu insignita della Medaglia d'oro al Valor Militare. La cerimonia di consegna in forma ufficiale da parte del Presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfato, avvenne venerdì 16 maggio 1997 alle ore 11 in piazza Alfieri.

Questa è  la motivazione:

“Provincia di Asti – Provincia contadina per eccellenza, durante i 20 mesi della Resistenza vide svilupparsi un movimento partigiano di straordinaria ampiezza per numero di volontari in un breve territorio, pagò un duro tributo di Caduti, ebbe negli uomini e nelle donne della campagna l'insostituibile alimento a questa testimonianza di volontà di riscatto nazionale, schierò un clero generosamente a fianco degli oppressi, impegno nella lotta le sue forze del lavoro di fabbrica in non mai dismesse dimostrazioni dei loro sentimenti di libertà, dagli scioperi del marzo 1943 al blocco della produzione e nelle giornate insurrezionali. Grazie anche ai suoi numerosi partigiani, combattenti all'estero, rappresentò un esempio di corale e civile slancio affinché l Italia rinascesse a democrazia in orizzonti di ritrovate speranze per l'avvenire”


Nella foto: Partigiane che assistono alla cerimonia consegna medaglia d'oro. (Pia ROSSO Moglie  del comandante partigiano PEREZ, Pini OMBRA staffetta, Jvanka CESNIK, Carla COMUNE).

Tags: Festa della Liberazione

 


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