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25 aprile ADL

25 aprile 2020, resistere oggi

I giovani del 1943 hanno saputo scegliere, con coraggio e senso di responsabilità nel fuoco della guerra e fare la Resistenza contro i fascisti e l’esercito nazista, l’esercito più potente del mondo.

HANNO CONQUISTATO LA LIBERTA’ E LA DEMOCRAZIA.

In questa fase così drammatica della lotta al virus ci rendiamo conto anche noi, che siamo vissuti in tempi di pace e in un paese democratico, che cosa significhi la LIBERTA’ INDIVIDUALE e che cosa significhi avere senso di RESPONSABILITA’.

Quando sarà superata questa prova difficile vissuta in solitudine, dovrebbe  RINASCERE il senso di socialità, di solidarietà e di umanità su basi più giuste e rispettose dei diritti e della dignità delle donne e degli uomini. NUTRIAMO LA SPERANZA di un mondo migliore come quei giovani partigiani di 75 anni fa.

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Partigiano è nome assoluto come poeta (Beppe Fenoglio).

Il 25 aprile di quest’anno sarà senza manifestazioni, incontri, ma anche ciascuno a casa propria si deve ricordare la data fondamentale della fine della guerra e dell’inizio della nostra democrazia.

Cominciamo con Il giuramento di Davide Lajolo, che narra la scelta dei giovani contadini di Vinchio, nella primavera del 1944, di fare il partigiano:

Erano pronti a difendere le loro case, la loro vita, la loro libertà.

Costituzione della repubblica italiana. Principi fondamentali

di: redazione

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La Carta costituzionale della Repubblica Italiana è stata scritta dagli eletti all’Assemblea Costituente (2 giugno 1946) concludendo i suoi lavori nel dicembre 1947. E’ stata approvata dal Parlamento a gennaio 1948.

Art.1 L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

Art. 2 La Repubblica riconosce i diritti inviolabili dell’uomo sia come singolo sia nelle formazioni sociali, ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale. 

Art. 3: Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la liberà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

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25 aprile 2020, un fiore per Remo Dovano

di: Marco Castaldo

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Per celebrare la Festa della Liberazione e la Resistenza, questa mattina, a nome personale e in rappresentanza del Coordinamento Articolo Uno di Asti, ho deposto una rosa rossa in ricordo di Remo Dovano, partigiano astigiano fucilato all'età di 24 anni, al Monumento ai Caduti in piazza I maggio ad Asti.

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La libertà è come l'aria

di: redazione

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Discorso sulla Costituzione di Piero Calamandrei agli studenti.

La dignità dell’uomo

L’art.34 dice:” I capaci e i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi”. Eh! E se non hanno i mezzi? Allora nella nostra costituzione c’è un articolo che è il più importante di tutta la costituzione, il più impegnativo per noi che siamo al declinare, ma soprattutto per voi giovani che avete l’avvenire davanti a voi. Dice così: ”E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

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Asti durante la guerra

di: Irene Rosso, Comitato Direttivo ANPI di Asti

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La dichiarazione di guerra

ASTI, città che divenne capoluogo di provincia nel 1935, soltanto pochi anni prima della dichiarazione di guerra (10 luglio 1940). All'epoca la città era un centro industriale, vi erano fabbriche importanti come la Way Assuato, la Vetreria, le Ferriere Ercole, la Saffa e le filande e in molte case si coltivavano bachi. Attorno alla città terre fertili e gente che sapeva coltivare vitigni e frutteti, grano e mais in pianura, campi di canapa lungo il Tanaro ritornati necessari in periodo di autarchia.

Dopo la dichiarazione di guerra, i giovani di leva e anche di leve più giovani vennero inviati sui vari fronti in cui si schierarono le nazioni dell'ASSE (Germania, Italia, Giappone cui si aggiunsero Finlanda, Romania, Ungheria e Belgio)

Vennero convertite le produzioni in prodotti bellici e alle catene di montaggio lavorarono prevalentemente donne. Lo scrittore Nuto Revelli, ha definito le donne “L'anello forte”. Loro da sole a crescere figli, curare anziani, coltivare campi e lavorare nelle fabbriche.

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Il 25 aprile è festa della democrazia

di: Laurana Lajolo

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Il 25 aprile 2020 cade in un periodo di solitudini, preoccupazioni, incertezze e dolori mai provati prima, eppure dobbiamo viverlo come la grande festa di popolo, la festa di tutti noi e ricordarci le parole della Resistenza, della fase storica fondante la nostra democrazia sancita dalla Carta costituzionale.

  • La prima parola è liberazione dalla guerra. I partigiani hanno combattuto per far finire tutte le guerre. E’ stata liberazione dalla dittatura fascista, dall’invasione nazista, dal razzismo, dalla discriminazione degli oppositori politici e dei “diversi”. Il 25 aprile è festa della pace e dell’uguaglianza.

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Lo avrai, Kamerata Kesserling

di: Piero Calamandrei

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Lo avrai
camerata Kesselring
il monumento che pretendi da noi italiani
ma con che pietra si costruirà
a deciderlo tocca a noi.

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Contadini e partigiani

di: redazione

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Nell’estate del 1944, in coincidenza con l’avanzata alleata nelle regioni centrali, la Resistenza nell’Astigiano ha una grande espansione. Nell’autunno i partigiani hanno un ampio controllo di territorio intorno a Nizza Monferrato su una zona libera di una quarantina di Comuni, governati dai C.L.N. comunali.

Il 20 ottobre 1944 nella battaglia di Bruno e il 4 novembre a Bergamsco le formazioni partigiane con un’articolata strategia militare che va oltre alle tecniche di guerriglia, respingono l’attacco alla zona libera di reparti nazi-fascisti provenienti da Alessandria.

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Diario privato del segretario del comune di Asti Nosenzo

di: redazione

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23 aprile 1945. Ieri sera alle 23.45 aerei caccia bombardieri, dopo aver sorvolato a più riprese la città, gettavano degli spezzoni non incendiari. Un primo gruppo cadde sulle case di abitazione comprese fra la via Guttuari e corso alla Stazione ed un secondo gruppo in località Catena. Danni essenzialmente ai tetti con distruzione delle armature di travi e tegole. Nelle zone colpite si verificò la rottura generale dei vetri.

24 aprile 1945. Ieri verso le 23.30, in regione Valmanera (Duca) un numeroso gruppo della Legione Muti uccideva a colpi di arma da fuoco quattro partigiani prelevati dalle carceri. I loro cadaveri erano rinvenuti stamani. Verso le due di notte in frazione Quarto un autocarro germanico veniva attaccato dai partigiani. I tedeschi rispondevano al fuoco, ma rimanevano sopraffatti. I partigiani prelevavano il carro, i militari e pure i feriti.

25 aprile 1945. Ieri nelle prime ore del pomeriggio notavasi in città un insolito movimento di militari e di macchine che passavano a gran velocità, tosto si diffondeva la notizia che le Forze Armate Tedesche avevano ricevuto l’ordine di ripiegare su Milano e che pure le Forze Repubblicane dovevano ritirarsi. In poche ore le caserme si svuotavano, autocarri e ogni mezzo di trasporto erano requisiti per i militari e le loro famiglie che sloggiavano. Verso sera per le vie transitavano carretti a mano e biciclette cariche di materassa e valige che si dirigevano verso Porta Alessandria, ove già confluivano gli automezzi militari per la partenza. I tedeschi erano i primi a lasciare la città, quindi seguivano i repubblicani.

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La Liberazione

di: Testimonianza di Davide Lajolo Ulisse

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Ormai l’ora della liberazione è vicina. Anche se le forze tedesche diventano più terribili nelle repressioni e i fascisti sempre più violenti, dietro ai partigiani si va schierando tutto il popolo.

Bisogna preparare un piano per l’occupazione di Nizza, di Canelli e di Alba. Sono i tre presidi che più disturbano soprattutto perché stanno al centro del nostro dispositivo. A tale scopo ci siamo già incontrati con Mauri, Balbo, Leo e Raimondo ed abbiamo deciso come iniziare l’azione.

Finalmente siamo noi partigiani a decidere sull’espugnazione di presidi e di città, non più il nemico. Ed è in tutti la certezza che il nemico non potrà tornare da dove lo ricacceremo.

Siamo in aprile. I prati si sono riempiti di margheritine, i presidi di partigiani.

La gente ha un viso allegro, i tedeschi stanno prendendole su tutti i fronti.

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Ora e sempre Resistenza

di: redazione

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ORA E SEMPRE RESISTENZA racchiude l’intero significato della nostra vita democratica, è un giuramento che si fa ai nostri padri ed è un impegno per i figli. È un urlo di libertà e di giustizia sociale che guarda all’oggi senza dimenticare il passato. Noi riteniamo che sempre, in tutta la vita, si presenti la necessità di ribadire questo giuramento, questa sfida, questa promessa.

ORA E SEMPRE RESISTENZA trascende il significato originario, chiama ciascuno di noi ad essere “popolo serrato intorno al monumento”, nelle sfide che oggi si portano alla democrazia, al diritto, alla salute, al welfare, all’alfabetizzazione, alla dignità del lavoro e dei lavoratori, all’appartenenza, alla coesione sociale, al destino comune, condiviso e consapevole del mondo.

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RINO ROSSINO medaglia d’oro

di: redazione

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Giacomo Rossino detto Rino, giovane di 18 anni, iscritto all’Azione Cattolica di S. Damiano d’Asti, partigiano della 6° Divisione Autonoma (comandante Otello), nel tentativo di stabilire un contatto con la Divisione Matteotti, comandata da Gino Cattaneo, viene catturato dai fascisti e fucilato sulla piazza di Cisterna il 6 marzo 1945. Alla sua memoria viene assegnata nel 1949 la Medaglia d’oro al Valor militare.

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Diario di prigionia di Teresio Deorsola di Capriglio 1943-1945

di: redazione

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Teresio Deorsola è un contadino Capriglio (Asti) nato nel 1922. Nel settembre 1943 è nell’esercito italiano di stanza a Grasse in Francia. Viene fatto prigioniero dai tedeschi dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 e rinchiuso in un campo di internamento in Germania. Sono più di 600.000 gli internati militari italiani. Teresio tiene un diario sulla sua prigionia in un libretto che si costruisce da solo  con fogli di recupero trovati nel campo, che va dal settembre 1943 al febbraio 1945, quando gli viene riconosciuto la tubercolosi. Ritorna a casa, ma muore di quella malattia poco dopo a 24 anni.

Nel diario scrive giorno per giorno le condizioni di vita e di lavoro, il freddo, la fame e la fatica, manche i momenti in cui può lavare, riordinare la biancheria, ricevere pacchi da casa e qualche notizia dalla guerra, in mezzo ai bombardamenti che colpiscono anche la fabbrica dove Teresio lavora. Fa le sue note con precisione e semplicità. Ne pubblichiamo qualche brano. Chi vuole leggere tutto il diario www.davidelajolo.it/Librionline. Qui trovate “La guerra non finisce mai” di Laurana Lajolo (1993)

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Libertà e responsabilità

di: Marisa Ombra

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TESTIMONIANZA DI MARISA OMBRA Partigiana LILIA

Avevo diciassette anni quando ciclostilai il primo volantino contro la guerra e il fascismo. Ne avevo diciotto quando i tedeschi occuparono l’Italia. Ne avevo diciannove compiuti da poco quando superai il posto di blocco controllato dai fascisti divenuti nel frattempo “repubblichini”, alleati dei tedeschi, ed entrai nella “terra di nessuno” che separava l’Italia occupata dai tedeschi a quella controllata dai partigiani.  

Non c’era proporzione fra la mia piccolissima vita e l’immane disastro che stava avvenendo là fuori.

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Remo Dovano (Donovan)

di: redazione

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Di anni 24, operaio. Nato a Torino il 21 aprile 1920, residente ad Asti con i genitori. Operaio alla cui Way-Assauto di Asti, milita nel gruppo comunista di fabbrica; ha una prima esperienza partigiana nella zona di Borgo San Dalmazzo (Cuneo) tra il novembre 1943 e il febbraio 1944 nelle file della VIII Divisione Garibaldi "Asti". Dopo lo sbandamento del suo gruppo rientra ad Asti s'inserisce in una formazione delle Squadre d'azione patriottica (SAP). Arrestato a Borgo San Pietro nella notte tra il 30 aprile ed il 1º maggio 1944 mentre insieme ad alcuni altri operai affigge manifesti contro la guerra e di esortazione a uno sciopero dimostrativo: "Hanno fatto per sei ore la tortura della sete dopo avergli fatto ingoiare un etto e mezzo di acciughe con su un etto di sale. Lo hanno poi costretto per 36 ore a stare sdraiato su un tavolaccio colla spina dorsale contro lo spigolo e la testa in giù ed un peso alle gambe" (dal notiziario diffuso all'epoca dall'organizzazione clandestina comunista di Cuneo). Col volto tumefatto e incapace di reggersi in piedi, Dovano è posto a confronto con tre operai comunisti - Dario Carosso, Valerio Fresia e Pierluigi Miroglio - che nega di conoscere.

Nell'imminenza della morte, oltre a scrivere una lettera di seguito pubblicata, compone una poesia dedicata alla fidanzata Rina: "Amor… sublime ameno/In tali istanti ci favelli al cor/A! sì mio volli essere/Io tuo, tu mia consorte/Avrai più l'alma intrepida/Il braccio avrò più forte;/Ma pur nella pagina/Dei miei destini è scritto/Ch'io resti fra le vittime/Del ferro ostil trafitto - Dovano Remy - Addio Rina - Rina Addio".

All'alba del 4 maggio viene fucilato al poligono di tiro di Sessant, una frazione alle porte di Asti. Decorato con medaglia di bronzo al valore militare alla memoria. "Partigiano combattente, pur esente da obblighi militari, partecipava volontariamente fin dall'inizio alla lotta partigiana delle bande SAP operanti nell'Astigiano, e si distingueva in azioni di guerriglia, recupero ed occultamento di armi nella zona di Borgo San Dalmazzo. Durante una missione operativa veniva catturato unitamente ad altri partigiani e, benché sottoposto a crudeli torture, assumeva su di sé ogni responsabilità salvando così la vita ai suoi commilitoni. Condannato a morte affrontava il plotone di esecuzione offrendo agli ideali, che così tenacemente aveva difeso, la sua giovane esistenza. - Asti, 4 maggio 1944".


Cara Rina,

ti scrivo queste mie ultime parole e questa mia ultima lettera per dirti che ti amerò sempre come io ti ho amata e che il mio ultimo pensiero è per te, perciò ti prego di conservare questa mia ultima e di perdonarmi se qualche volta ti ho fatta arrabbiare, ma non è cattivo e tu lo sai, ma il destino è stato crudele e ci ha separati in questa vita ma ci unirà nell'altra. Però non piangere perché oltre tuo padre ci sarò anch'io che veglierò sulla tua felicità, perciò ti prego di essere sempre gaia e felice come lo sei sempre stata sino ad ora, solo una cosa ti voglio chiedere, di non dimenticare, vero? e di conservare sempre questo mio piccolo oggetto che ti invio, e il mio ultimo sospiro sarà per te.

Chi sempre ti ha amata e sempre ti amerà anche nella morte.

E ricordati di quel mio piccolo biglietto che ti dissi e che ti scrissi prima del nostro ultimo addio. Ti invio queste mie ultime rose rosse che si muteranno in tante gocce di sangue e ricordati che io affronto la morte con serenità.

Ti invio un mio ultimo bacio sperando che tu lo accetti come hai accettato tutti gli altri.

Addio, tuo affezionatissimo Remo.

Davide Lajolo Ulisse “A conquistare la rossa primavera”

di: Davide Lajolo, Ulisse

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IL GIURAMENTO

Al tocco della mezzanotte si sono radunati sullo spiazzo del castello di Vinchio diroccato i giovani contadini che vogliono fare i partigiani. E’ una notte senza luna, ma bastano le stelle a farci riconoscere l’uno con l’altro. Siamo diciannove. Parlo loro piano, semplicemente. Mi ascoltano silenziosi, si fanno più vicini.

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#iorestolibero

di: Carlo Petrini

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“Non si può far passare una data così importante senza qualcosa di coinvolgente”, quindi Carlo Petrini ha lanciato una grande raccolta fondi per garantire un tetto e un pasto ai più bisognosi e un evento virtuale - #iorestolibero - per celebrare tutti insieme la Liberazione. Hanno già risposto 1.500 tra artisti, intellettuali, sportivi, uomini di chiesa e laici, movimenti, associazioni, sindacalisti. La raccolta fondi a favore della Caritas Italiana e della Croce Rossa. La destinazione sarà verificata da un comitato di garanti composto da Tito Boeri, Giancarlo Caselli, Enrico Giovannini, Morena Piccinini e Gustavo Zagrebelsky.

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